JAMES MALLAHAN CAIN.
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La falena.
Romanzo.
Parte 2.
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Traduzione di Giovanni Fletzer.
Revisione e aggiornamento della traduzione di Giovanni Fletzer a cura della redazione.
2014. Isbn Edizioni, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 17.

Facemmo altri colpi a Indio, Banning, Redlands e San Bernardino,
poi passammo oltre e ne facemmo uno a Mojave. Si trattava di una
piccola drogheria in una via che partiva dalla strada principale, non
lontano dalla ferrovia e dal centro della citt. Ma appena insaccata
la refurtiva, e presa l'uscita in punta di piedi, Buck diede l'allarme.
Ci furono degli spari e alcune pallottole mi passarono sopra la testa.
Corsi come un pazzo, tanto che quando ci ritrovammo, tutti e tre,
in una giungla presso il serbatoio dell'acqua, per oltre un'ora non
riuscii a parlare. Cucinammo il cibo e lo mangiammo, ma capivamo
che era giunto il momento di cambiare aria e salimmo su un treno
per Las Vegas. L, dopo aver guadagnato un paio di dollari facendo
la guardia alle automobili a un posteggio nella Quinta Strada, presi
una stanza da cinque cent in un albergo vicino, mi lavai, mi feci la
barba e mi guardai allo specchio. In volto apparivo quello che ero,
un vagabondo indurito e bruciato dal sole. In quanto a vestiti ero
abbastanza decente, non tanto per da dichiararmi sotto il mio vero
nome. Dai giorni di Atlanta, in tutti i centri di accoglienza, asili
notturni e osterie mi ero presentato sotto falso nome, come Dikes o
Davis, e feci lo stesso anche ora.
Decisi di tentare la sorte alla roulette. Acquistato un dollaro di
fiches da dieci cent in un locale clandestino, puntai alcune volte
sul rosso. Vinsi. Poi passai ai numeri e puntai sulla prima dozzina.
Vinsi ancora. Aumentai la quota e cominciai a fare delle puntate
marginali, puntatine che non contavano granch se perdevo, ma in
caso di vincita mi avrebbero reso profumatamente. Sulla prima dozzina
piazzai cinquanta cent. Sui primi quattro puntai venticinque
cent e dieci cent sull'uno. Se la pallina si fosse fermata su un numero
superiore a dodici avrei perso ottantacinque cent, tutto quello
che avevo puntato. Ma se fosse finita su un numero dallo zero al dodici
avrei incassato un dollaro e mezzo per i cinquanta cent puntati
e vinto sessantacinque cent. Se fosse finita nei primi quattro avrei
vinto due dollari e un quarto in pi. E se fosse finita sul numero
uno ne avrei guadagnato altri tre e mezzo. Da allora in poi ho visto
giocare molte volte, ma giocato assai di rado, e non ho nulla da
dire contro il sistema escogitato quella sera. Il gioco  sempre un
azzardo ma, a sostegno del mio sistema, dir che  un gioco d'attacco
e, se uno vince, porta a casa qualcosa. Puntare contro  invece
un sistema difensivo, un modo come un altro per durare di pi. Per
un po' non ebbi troppa fortuna, qualche colpetto di tanto in tanto,
ma poi indovinai il numero uno e rimontai la marea. Smisi dopo tre
puntate perse malamente e me ne andai con trenta dollari o poco
meno. Mi sentii cos bene a poter guardare Buck e Hosey negli occhi,
mentre stavano accendendo il fuoco, e dir loro la verit e invitarli
a prendere una stanza in albergo. Hosey non era troppo largo
di manica ma, quando si trattava del mio denaro, non trovava nulla
da obiettare. Dormimmo, e poi al mattino Buck e io ci facemmo portare
in autobus alla Diga Boulder, o Diga Hoover come si chiama
ora, che si stava costruendo in quei giorni, per cercare lavoro. Non
facevano assunzioni, ma ci invitarono a tornare la settimana dopo.
Cos facemmo ritorno in albergo e tirammo la cinghia; per non
sentire la fame e far durare di pi i soldi cercammo di rimanere a
letto il pi possibile. Poi a Hosey salt in testa di partire, a causa
dell'uomo che occupava la stanza attigua e che, a sentire lui, era armato
di una rivoltella e non faceva che nasconderla ora nel cassettone
ora nell'armadio o dentro una valigia, dandogli ai nervi. Buck
e io non demmo alla cosa l'importanza che le attribuiva Hosey, e in
realt nemmeno ci avremmo fatto caso se non fossi andato a lavorare
un altro giorno al posteggio e, durante un momento di respiro,
non avessi dato un'occhiata al distributore di benzina, l vicino, per
servirmi del gabinetto. Il gestore stava sistemando una ruota sgonfia
e il pi del tempo lo passava alla finestra del gabinetto a battere
con un martello sullo pneumatico. Alle calcagna aveva un ragazzino
che doveva lavorare l e che, a quanto mi parve di capire, era stato
trasferito a un altro posto di rifornimento della ditta e desiderava
avere dei consigli sul modo di comportarsi. Il posto dov'era diretto
era la nave ammiraglia, come la chiamava il gestore, cio l'ufficio
centrale, e il ragazzo era un po' nervoso e titubante. Il gestore gli insegn
la via che doveva seguire, risalire la strada nazionale 91, fare
attenzione all'insegna e varie altre cose che pi tardi mi tornarono
alla mente. Poi sentii il ragazzo chiedere: A che ora aprono?.
Alle sette, come qui.
E chiudono alle nove?
No, alle dieci.
Questo  seccante.
No, ti troverai benissimo.  organizzato in modo che quando
vieni presto la mattina te ne vai prima di cena, e quando stai fino a
tardi la mattina dopo sei libero a mezzogiorno.
Strano, per. Non c' niente da fare dopo le nove.
Il proprietario non tiene il denaro depositato presso una banca
del Nevada. Cos ogni sera, dopo aver chiuso, i gerenti di stazione
portano gli incassi della giornata alla centrale. Mettono il denaro
in cassa e la mattina dopo lo spediscono a Barstow in California.
 per questo che chiudono un'ora pi tardi. Quando temono che la
moglie stia per intentare azione di divorzio, fanno di tutto per tenere
i depositi in un altro Stato.
In albergo, disteso al buio, stetti ad ascoltare gli altri che russavano,
sforzandomi di dimenticare quello che avevo sentito. Mi ripetevo
che dovevo togliermi dalla testa l'idea di tentare qualcosa di
serio con Buck, Hosey o chiunque altro. Mi ripetevo che era inutile
illudersi di poter fare le cose da solo. E tutto il tempo non facevo
che pensare a quei gestori di stazioni di servizio che, la sera, viaggiavano
in macchina coi loro sacchetti di tela. Cominciai a pensare
a Mojave e alla sparatoria e domandarmi perch mai, se dovevo
giocare a chi spara meglio, non lo facevo per qualcosa di concreto.
Certamente fu quello a convincermi, pi di qualsiasi altra cosa. Non
davo pi tanta importanza a quello che aveva detto Hosey: che a
rubare del cibo il giudice, se ci avessero acciuffati, avrebbe chiuso
un occhio. E chi ce lo garantiva? Non avrebbe potuto mandarci al
fresco per una decina d'anni, per inculcarci il rispetto della legge?
Ora capisco che, parlando cos, non pensavamo a nessun giudice.
Pensavamo a noi stessi. Ed era questa la conclusione a cui arrivavamo:
tutti hanno diritto di mangiare e se, per farlo, sono costretti
a rubare, tanto peggio, se non c'era altra via. Ma pi in l di cos,
al vero furto, non eravamo capaci di guardare, fissando noi stessi
un'arbitraria delimitazione tra il lecito e l'illecito. Ma dal modo in
cui la testa mi martellava, sapevo che la cosa mi lasciava del tutto
indifferente.
Nella stanza di Buck, attigua alla mia, la porta si apr e dei passi
attraversarono la hall. Poi la porta a molla cigol. Non pass molto
che avvertii un odore di sigaretta. Mi alzai, misi qualcosa indosso e
uscii. Buck era accovacciato per terra, in calzoni, giacca, maglia e
scarpe, e stava fumando e contemplando le luci della citt. Sedetti
accanto a lui. Non ce la fai a dormire?
Jack, che faremo? Torneremo a vivere per strada? Ruberemo?
Faremo le spie?
Non so.
Perch invece di correre dietro a quei maledetti treni, non lasciamo
che i treni corrano dietro a noi? Bisogna pur fare qualcosa
per liberarcene.
Dimmi un po', Buck. Quel tale della rivoltella...
L'amico di Hosey?
Dove la tiene? Lo sai?
Nella sua stanza. In diversi posti. Ora qui ora l, ma quasi sempre
la fa vedere a Hosey, in modo che non gli venga l'idea di andarla
a cercare. Almeno cos credo.
Tu sapresti trovarla?
Tu ne saresti capace? Che genere di serrature ci sono all'albergo?
Sei certo che non la porti con s, Buck?
Credo di no. Perch?
Gli raccontai quello che avevo sentito alla stazione di rifornimento.
Pensavo che, almeno per un po', avremmo potuto toglierci
d'impiccio procurandoci qualche soldo.
Mi sembra un po' rischioso.
Certo, ma ho notato una cosa.
Che cosa?
 una citt di mentalit aperta, come Kansas City, se non di
pi. A causa dei lavori alla Diga sono accorse un mucchio di ragazze.
Be', Jack, ti ascolto, ma...
S, ma fino a dove?
Be', fin dove vuoi.
Si allung e cominci a parlare con aria rattristata di donne e
di come non era pi buono a nulla, n pi lo sarebbe stato, e io lo
calmai un po', confidandogli che mi trovavo esattamente nelle sue
condizioni. Ma, seguitai, quello che ci occorreva era riposo, cibo e
acqua per lavarci, una volta al giorno, e di tanto in tanto un po' di
svago. E lui mand all'inferno il proposito di limitarci a rubare delle
piccolezze, e io aggiunsi: Se devo morire, preferisco non morire
da pecora. Proprio cos, Buck approv. Dopo qualche minuto
sentimmo un rumore e, quando ci voltammo a guardare, scorgemmo
Hosey. Non si riesce proprio a dormire.
Oh, nemmeno noi.
Soffoco.
S, Hosey, da morire.
Ho sentito quello che stavate dicendo. Non ho potuto farne a meno.
Tutto quello che ho da dire per conto mio  che avete ragione.
Vuoi dire...
Consideratemi dei vostri.
L'indomani mattina Buck entr in punta di piedi nella mia stanza,
mentre mi stavo rdendo. Dunque? Che ne facciamo di Hosey?
Lo prendiamo con noi?
Credo sia finita.
Ma non si sa mai.
Con lui? Non mi fido... Senti, Buck, non  che dubiti della sua
amicizia o pensi che direbbe peste e corna di noi se gli chiedessimo
di esprimersi in proposito. Si tratta semplicemente che non credo
gli sia rimasto pi nulla dentro. Al diavolo, sarebbe capace di farsi
adescare soltanto dall'odore del caff. Non si va alla guerra con un
pugno di buoni a nulla.
E noi, dimmi, ci  rimasto qualcosa?
Certo pi che a lui.
Jack, pu esserci utile.
A che cosa?
A fare il palo, almeno per quello potr essere d'aiuto. Sente i
poliziotti molto prima di...
Benissimo.
Se anche uno solo di noi tre avesse conservato qualcosa, non
combineremmo mai nulla di simile. Cerchiamo di rifarci. Lui pure,
forse. Forse...
Quello che realmente voleva dire era che Hosey ci aveva nelle
mani, volenti o nolenti, e, se volevamo portare a termine quel colpo
invece di aspettare un'altra occasione, dovevamo prenderlo con noi.
Fu pi utile, comunque, di quanto ci eravamo aspettati. Si rec laggi,
alla nave ammiraglia, la mattina stessa, sul tardi, e si lasci cadere
mezzo morto all'ingresso e, quando lo fecero tornare in s con
dell'acqua ghiacciata, raccont che non aveva toccato cibo da tre
giorni e gli permisero di guadagnare un dollaro facendogli scopare
il pavimento. Se ne and con un'idea abbastanza esatta di come
erano disposte le cose l dentro e disse che, per quanto aveva visto
lui, non c'era nessuna cassaforte e che il denaro lo conservavano in
un cassetto automatico, accanto ai distributori, che aprivano ogni
volta che un cliente pagava. Ci tracci una pianta del locale, con
tutte le strade segnate e le distanze in metri. Aveva anche i nomi del
gestore della stazione e del proprietario dell'azienda.
Nel tardo pomeriggio mi sarei impossessato della rivoltella.  l'ora
in cui normalmente si beve volentieri qualcosa, ed essendoci rimasti
pochi soldi in tasca li mettemmo insieme per acquistare del
whisky e qualcos'altro. Presi una mezza bottiglia e dell'acqua minerale
in una drogheria e mi diedero del ghiaccio in un secchio. Nel
negozio c'era una cabina telefonica, chiamai un cinema e domandai
l'orario del film, del documentario e tutto il resto, per Hosey.
Presi l'autobus col quale, pi tardi, lui avrebbe dovuto raggiungerci.
Quando rientrai in albergo erano le cinque.
Buck, hai un apribottiglie?... Oh, chiedo scusa. Credevo fosse la
stanza del mio amico. Volevo bere qualcosa, ma non ho nulla con
cui aprire la bottiglia di acqua minerale. Lei ha per caso un apribottiglie?
No, mi dispiace, ma...
Vedr di arrangiarmi.
Delle pinze potrebbero andare?
Credo di s.
Provi pure, se crede...
Be', senta, perch non prova lei?
 un invito?
Era un ometto rattrappito, sulla quarantina, pieno di rughe intorno
agli occhi, dei baffetti rossicci e un mento prominente e fuori
squadra con la mascella, il vero tipo di uomo con una calibro 9
nel cassetto del com.  davvero buffo come fece presto a trovare
le pinze! Poi andammo nella mia stanza. Non servirono allo scopo,
ma, per uno strano caso, riuscii a stappare la bottiglia col cacciavite
del mio coltellino svizzero. Aprii la bottiglia di whisky che, essendo
di seconda o terza scelta, non aveva nemmeno il tappo di sughero,
tirai fuori i bicchieri, li riempii e dissi: Salute. Subito lui divent
cordiale e mi chiese se ero della Virginia. Dissi di no, che ero del
Tennessee, nei paraggi di Chattanooga, e lui rispose che sapeva
benissimo che si trovava da qualche parte nei pressi del confine.
Continuammo a chiacchierare, versai dell'altro whisky, feci di nuovo:
Salute. Ma in quel momento qualcuno da fuori attacc a fischiettare
Casey Jones e io mi alzai. Scusi un istante. Torno subito.
Si accomodi pure, non faccia complimenti.
Grazie.
Fuori, Buck e Hosey stavano attraversando la strada. Un isolato
pi in su ci riunimmo. Ci allontanammo insieme e mi feci mostrare
da Buck la rivoltella, per essere sicuro che l'avesse. Allarg la giacca
e io sbirciai all'interno. Era un'automatica. Spiegammo allora a
Hosey cosa doveva fare, e gli dicemmo per l'ennesima volta che si
trattava di un alibi, nel caso ne avesse avuto bisogno. Avrebbe acquistato
un biglietto del cinema e avrebbe preso un posto di galleria
nell'ultima fila. Se nessuna maschera si avvicinava, stava seduto e
basta. Se una maschera gli domandava il biglietto, doveva mostrarglielo
e iniziare una discussione, piuttosto sgarbata, ma non troppo,
sufficiente perch si ricordasse di lui, non tanto per da farsi
mettere alla porta. Allora si sarebbe spostato in un'altra poltroncina
e ci sarebbe rimasto fino all'inizio del documentario, cio fino a
qualche minuto dopo le nove. Sarebbe scivolato fuori da una delle
uscite di sicurezza, cos nessuno avrebbe potuto ricordarsi esattamente
l'ora in cui aveva abbandonato la sala. Poi avrebbe percorso
la strada nazionale 91 e si sarebbe appostato a circa mezzo isolato
dal posto di rifornimento. A qualsiasi, anche lontana, parvenza di
poliziotto, ci avrebbe dato l'allarme. Ci siamo. Ora ficcati le dita
in bocca e prova a fischiare. Cos vedremo se ci servirai a qualche
cosa.
Senti, Jack, ho imparato a fischiare quando ero in fasce...
Ti ho detto di provare.
Eccoti accontentato.
Benissimo.
Quanto costa il biglietto del cinema?
Trentacinque cent.
Eccoti un dollaro. Farai meglio a prenderti un caff e delle fave
e non entrare al cinema molto prima delle otto. Prenditela comoda.
Sii'naturale. Guarda dritto avanti a te. Fai che tutte e due le ragazze
alla cassa, e le persone che incontri entrando, ti vedano. Sorridi,
mostrati gentile, in modo che possano ricordarsi.
Buck e io mangiammo qualcosa in un'osteria nei pressi della stazione
e, quando finimmo, erano le otto: l'ora di pensare alla macchina.
Ci incamminammo verso un quartiere signorile, finch non
trovammo una via nella quale sostavano alcune automobili. A quei
tempi le macchine avevano ancora il predellino, cos, a circa met
dell'isolato, ci sedemmo su uno di quelli, con la faccia rivolta alla
strada, abbastanza ben riparati, e restammo a guardare. Le automobili
in arrivo, piene di gente che rincasava, non facevano per noi.
Accompagnate le persone, le avrebbero portate al garage, e seguirle
ci avrebbe fatto saltare la copertura. Dovevamo prendere di mira
qualcuno che, essendo in visita, aveva lasciato la macchina accanto
al marciapiede e sarebbe rincasato verso le otto e mezzo o poco
dopo. Il tempo che avrebbero impiegato, uscendo dal portone, per
raggiungere l'automobile, salirci sopra e trovare la chiave, sarebbe
bastato a noi per arrivare sul posto. Eravamo l da una mezz'ora
circa, immagino, quando tre persone, un uomo, una donna e un
ragazzo, sbucarono sul marciapiede uscendo da un palazzo. Buck
agguant la rivoltella. No.
Che succede Jack, hai paura?
Non ce la faremo mai contro tre insieme.
Qualcuno bisogna pur affrontare.
Lasciali andare.
Se ne andarono insieme ad altri due gruppi, uno di due persone
e l'altro di quattro. Finalmente vedemmo apparire una ragazza, tre
portoni pi su. Aveva un sacco di sciocchezze da raccontare, nel
prendere congedo, sul non fare questo n quello, non farsi abbindolare
e via dicendo. Mi pareva di sentire le bestemmie montare in
corpo a Buck e gli diedi una forte gomitata per farlo stare zitto. Ma
alla fine la ragazza si decise ad andarsene e si avvi saltellando e
canticchiando in sordina. Lei entr dalla parte del marciapiede e
noi eravamo al finestrino di sinistra, e la guardavamo tirare il bottone
dell'avviamento, prima ancora che si accorgesse della nostra
presenza. Su, su, su.
Che volete?
Non cos forte.
Chi siete...
Buck le fece scivolare una mano sulla bocca, con gentilezza,
quasi con rammarico, apr lo sportello e la spinse fuori. Io saltai
dentro, trovai la sua borsetta, avviai il motore. Poi scivolai sul sedile
di destra, cos Buck avrebbe potuto infilarsi dalla sinistra, dove
stava tenendo la ragazza. La lasci libera e lei cominci a strillare.
Lui salt su, prese il volante e part. Guardai indietro. Un paio di
persone erano uscite in strada, ma nessuno ci inseguiva e nessuno
stava sparando. Guarda nella borsetta, Jack. Abbiamo bisogno di
denaro per pagare la benzina.
Una banconota da cinque e una da un dollaro. E degli spiccioli.
Siamo a cavallo.
E qualcos'altro.
Che cosa?
Un orologio.
Stai scherzando?
Saremmo dovuti entrare in un bar con un orologio e aspettare
l'ora esatta per recarci al posto di rifornimento. Avere un orologio
da consultare voleva dire che potevamo fare un giretto, riposare e
rilassarci un po'.
Alcuni chilometri fuori citt, verso il confine della California, lui
cominci a parlare: Jack, quanti ragazzi sbandati come noi ci saranno
per le strade?.
Quante uova fa uno storione?
Milioni, giusto?
S, pi o meno.
E delle loro sorelle che ne sar stato?
Che vuoi dire, Buck?
Hai mai visto delle ragazze per la strada?
Ne ho sentito parlare.
No, non intendo quelle due o tre che fanno la vita sui vagoni.
Voglio dire le altre, quelle che vivevano in case dove non era pi
facile dar da mangiare alle sorelle che ai fratelli. Che ne  stato di
loro?
Be', dimmelo tu.
Che vuoi che ne sappia? Lo immagino.
E cio?
Sono rimaste a casa.
Be'?
Ho fatto in lungo e in largo questo maledetto paese, stasera ho
rubato un'automobile e mi preparo ad altro. Ma un paese che lascia
che un milione di smorfiosette stiano comodamente sedute a casa,
in attesa di tempi migliori, semplicemente perch sono donne...
Be', qualcuno ha pensato anche a loro.
Non vuoi dire che la gente ha ragione, spero.
Qualcuno si  curato anche di loro.
Verso le nove e quaranta ritornammo in citt e le radio, i grammofoni
automatici e le orchestrine cominciarono a suonare, non cos
forte, per, come avrebbero fatto pi tardi. Andammo in cerca di
Hosey e lo trovammo esattamente al posto dove contavamo di vederlo,
accanto al sicomoro, nell'ombra di una agenzia immobiliare.
Passammo oltre e agitammo la mano, in modo che sapesse che
eravamo noi. Svoltammo l'angolo, sorpassammo il posto di rifornimento,
ci accertammo che il gestore fosse al suo tavolo, all'interno,
a far conti. Non c'era nessun altro in giro. Continuammo per due
isolati lungo la strada, spegnemmo i fari, girammo. Poi tornammo
nella direzione del posto di rifornimento e ci fermammo di fronte
ai distributori, s e no a una trentina di metri. Lui non si scompose.
Arriv un'automobile e ne usc un uomo, in pantaloni bianchi, berretto
a visiera e maglione nero come tutti i gerenti. L'uomo dall'interno
gli venne incontro e si sarebbe detto che stessero contando
del denaro. Poi aprirono il cassetto che Hosey aveva individuato e
vi introdussero qualcosa. L'uomo dal maglione nero risal in macchina
e se ne and. L'altro torn alla scrivania. Benone, Buck,
fuori l'arma.
Lasciala a me.
Dammela qua. Attacchiamo, no?
In tutti i colpi fatti finora, hai avuto sempre la parte pi pericolosa.
Questa volta ci penso io. La rivoltella ce l'ho io, qui in tasca,
inutile cambiarla di mano, e...
Piantala!
Piantala tu!
Avvi il motore, accese i fari e si stacc dal marciapiede. Due
secondi pi tardi entravamo nel posto di rifornimento, accanto a un
distributore. Il gestore venne fuori e si rivolse a Buck: Desidera?
Di cosa ha bisogno?.
Se non  troppo tardi, vorrei fare benzina...
 ancora aperto. Il pieno?
S.
Il serbatoio era quasi vuoto, cos ci volle un po' di tempo. Buck
e io scendemmo dalla macchina e ci dirigemmo in bagno, Buck in
testa. Io mi curvai su un fianco e camminai con le ginocchia piegate,
in modo da sembrare di qualche centimetro pi basso. Gli diedi
il denaro di cui avrebbe avuto bisogno al momento di pagare. Poi
lui usc. Un'idea mi attravers all'improvviso la mente. Rammentai,
non so da dove, le descrizioni delle persone ricercate che dicevano
biondo o bruno e via dicendo. Accesi un fiammifero, lo carbonizzai
e mi dipinsi di nero le sopracciglia. Poi presi un pezzo di
carta, lo ripiegai e lo ficcai in bocca, tra gli incisivi e la gengiva,
quello che avevamo fatto Denny e io con dell'ovatta, per le fotografie,
durante le partite di football. Nello specchio stentai a riconoscermi.
Non ero pi biondo ma bruno e avevo una fisionomia, con
le labbra sporgenti, che non era la mia. Uscii camminando sempre
nella stessa maniera dinoccolata, e il gestore mi guard di sfuggita.
Buck mi voltava le spalle. Salii in macchina, presi il volante tra le
mani e accesi il motore. Buck disse: Benissimo, quanto devo?.
Due e cinquantacinque.
Buck gli porse il biglietto da cinque dollari, il gestore and al
cassetto automatico e l'apr. Da dove ero seduto potei vedere grossi
pacchetti di banconote, nei vari scomparti, sporgere oltre l'orlo del
cassetto. Lui prese due biglietti e degli spiccioli, si volt e si trov
puntata addosso la calibro 9. Si sposti... Incroci le braccia sul petto
e non si muova. Non in alto, non vogliamo dare spettacolo. Cos.
Ora stia calmo, non si allarmi, e...
Quando cominci non saprei: mi sembrava di averlo avuto sempre
nelle orecchie, come in un sogno, il fischio di Hosey. Poi, fuori
nella notte echeggi uno sparo. Buck si raggomitol, fece un volo e
piomb gi come un sacco di farina. Io scappai fuori come un pipistrello
dall'inferno. A un certo punto vidi Hosey che correva verso
di me, la faccia sbiancata, per salire in macchina. Non rallentai
nemmeno. Ricordo solo che mi trovai tutt'a un tratto fuori citt, distante
due o dieci chilometri, non saprei, fermo davanti a un passaggio
a livello mentre sfrecciava un treno merci. Improvvisamente
spensi il motore, lasciai la chiave nel cruscotto e saltai gi. Il merci
non era certo fatto per starci in piedi. Voglio dire che filava come
un indemoniato. Ma portava verso Ovest, era tutto quello che mi
interessava. Corsi lungo i binari, afferrai una maniglia, fui sbattuto
contro il fianco del vagone. Agitai i piedi, trovai un gradino e mi
tirai su. Era un carro chiuso. Sentii qualcosa di strano in bocca.
La carta era sempre al suo posto. La tolsi con un dito. Poi mi pulii
le sopracciglia. Tutto quello a cui riuscivo a pensare erano i chilometri
che fuggivano sotto le ruote e si mettevano tra me e quello
che era rimasto per terra laggi, in un posto di rifornimento di Las
Vegas, che era stato mio amico, e l'altro, che era sempre mio amico,
o avrebbe voluto esserlo, ma chiss cosa pensava di me adesso.
Dalla testa del treno vidi avvicinarsi il frenatore. Non mi mossi.
Quando arriv accanto a me lo salutai con la mano. Salve, amico.
Salve.
 
Capitolo 18.

Per tre giorni mi trattenni nel centro di accoglienza notturno a Los
Angeles, lavando piatti per mangiare e passando le notti nel dormitorio
principale. Ma cominciai a preoccuparmi di dover dormire
insieme ad altra gente. Ero terrorizzato dall'idea che potessi parlare
nel sonno. Guadagnai un paio di dollari a un posteggio di automobili
e mi trasferii in una locanda della Sesta Strada a cinquanta cent
a notte, dove nessuno chiedeva nulla. Fu la prima volta, da quando
mi trovavo a vivere in strada, che firmai col mio vero nome, perch
volevo far risultare che mi trovavo in California e non nel Nevada.
Attaccai a parlare con l'impiegato in modo che si ricordasse di me,
e a dire come ero contento di essere di ritorno a Los Angeles da
Fresno. Risult che lui era nuovo del posto. Ma poi accadde qualcosa
che mi fu di grande aiuto. Un tale scese le scale, portando un
aspirapolvere, e rifer che aveva pulito a puntino le stanze dei piani
superiori, e l'impiegato disse che andava bene e avrebbe segnato
subito pagato. Cos fece. Era un vecchio registro dove i clienti
scrivevano il proprio nome, il proprio o il primo che capitasse, con
l'indirizzo a lato, se ce ne avevano uno. Sulla colonna di destra figurava
il numero della stanza e, accanto, veniva annotato p.to.
Appena versavo i cinquanta cent annotavano anche a me p.to. Ma
se il cliente faceva qualche lavoro per pagarsi la stanza e l'albergo
si limitava a indicare p.to sul registro, voleva dire che non c'era
nessun controllo alla cassa e voleva anche dire che, se un nome era
registrato qualche giorno prima, l'impiegato non poteva ricordarsi
se la persona che portava quel nome era stata effettivamente presente
in albergo. Aspettai il momento buono, allora andai al registro
e presi a sfogliarlo. Trovai il 10 luglio, il giorno in cui avevamo fatto
il colpo al posto di rifornimento. La pagina era tutta piena, senza
interlinee. Guardai il 9 luglio. Completa anche quella. Ma l'8 luglio
c'era una riga in bianco. Presi la penna e scrissi Jack Dillon,
City. Accanto al nome annotai il numero di una stanza e poi, con
un dito, l'impiastricciai. Poi accanto aggiunsi p.to, p.to, p.to, p.to.
Nel frattempo non avevo staccato gli occhi di dosso all'impiegato.
Non si era mosso dal suo lavoro. Salii nella mia stanza, mi distesi
sul letto e mi sentii meglio. Non era granch come alibi, ma era pur
sempre una specie di alibi.
Mi sentivo meglio, ma non troppo. Di giorno non facevo che andare
in giro, da un garage a un posto di rifornimento a un negozio,
cercando di scovare un lavoro, e di tanto in tanto mi guadagnavo
qualche dollaro riparando pneumatici. Se prima le cose erano andate
male, ora non erano che peggiorate. Di notte stavo in piedi a
pulire gli abiti con lo smacchiatore, poi li infilavo sotto il materasso,
cercando di mantenere un aspetto decente nel caso mi si presentasse
un'occasione. Ma tutto mi consigliava di andarmene; prima
o poi Hosey sarebbe capitato da quelle parti, o ci saremmo trovati
a qualche mensa popolare, e Dio sa cosa ne sarebbe venuto fuori.
Poteva darsi che fosse innocuo, ma avrei preferito non incontrarlo.
Cos, qualche settimana dopo quando ebbi lavorato due giorni di
seguito a due posteggi diversi, ed ebbi in tasca cinque dollari tutti
per me, decisi di filare. Dove non sapevo; mi avviai tuttavia alla
stazione dei pullman, all'angolo, e acquistai un biglietto per una
citt lungo la linea.
Stavamo rallentando nell'attraversare Whittier, pressappoco intorno
alle otto, quando notai un gruppo di uomini fermo sul marciapiede.
Erano vestiti di stracci e si sarebbero detti messicani, ma capii che
era gente in cerca di lavoro. Il biglietto mi dava diritto a un altro
tratto di strada, ma alla prima fermata scesi e tornai a piedi sui miei
passi, verso il posto dell'assembramento. Ce n'era venti o trenta e
tutti parlavano spagnolo, ma seppi che venivano da Los Angeles
per la raccolta dei limoni, su richiesta dell'ufficio di collocamento.
Dopo qualche minuto una porta si apr ed entrammo tutti in un ufficio,
dove un tipo alto, dalla faccia tagliata con l'accetta, cominci a
parlare con uno strano accento castigliano. Mi spinsi in prima fila,
ma gli altri mi passarono avanti, e i messicani ricevettero tutti dei
fogli con un numero e tornarono fuori ad aspettare un camion, prima
che lui si rivolgesse a me. Il suo nome?
Jack Dillon.
 americano?
Del posto.
Che desidera?
Lavorare.
Vuole raccogliere limoni?
S.
Perch?
Devo pur mangiare.
Che altro ha fatto finora?
Ho riparato pneumatici, lavato automobili, custodito macchine
ai posteggi, insaccato farina, spalato guano, forgiato trapani, pulito
pentole e rubato. Ho provato tutto quello che umanamente si possa
provare, dall'Est all'Ovest, dal Nord al Sud del paese, e ricominciato
daccapo, e finora non ho ancora scoperto un posto dove uno possa
sbarcare il lunario. Se  destino che raccolga limoni, raccoglier
limoni, non saprei proprio in che altro modo possa impiegarmi.
Ha tentato al CCC?
S.
Ebbene?
Non mi hanno voluto.
Come mai?
Bisogna registrarsi e non voglio tornare a casa.
Un motivo ci sar.
Grane.
Va bene. Parliamoci chiaro. Per me un americano vale un
culobagnato, cio uno dei tanti messicani che ignoriamo come siano
capitati da queste parti e ci facciamo dei riguardi a chiederglielo,
ma, se l'hanno fatto solo per passare a nuoto il Rio Grande, il sedere
un pochino bagnato devono avercelo per forza.
Probabilmente.
Comunque sia, non le consiglio questo lavoro.
Cos' che non va?
Non ce la far.
Come fa a saperlo?
Quello che so  che in vent'anni di questo lavoro ho visto migliaia
di americani andare sul posto e finire a pancia all'aria per il
caldo, e prima di sera avevano gi tagliato tutti la corda. Il messicano
 nato per il caldo e, prima che venissimo noi qui, prima che
ci venisse Colombo, lavorava come schiavo azteco, con la corda al
collo e una frusta sul groppone, cosicch un bel bosco di limoni, a
quaranta gradi all'ombra, gli sembra uno scherzo. Se vuole il posto,
glielo do. Ecco la sua autenticazione. Ma si ricordi che l'ho messa
in guardia.
Grazie. Scusi se mi ha dato di volta il cervello.
Benone. Dio sa se le dar di volta qualcos'altro.
Partimmo su un autocarro, in piedi e pigiati tanto l'uno sull'altro che
mi veniva male solo a pensare alla possibilit di uno scontro. Due
o tre chilometri fuori citt svoltammo tra due colonne di cemento e
cominciammo a correre tra due file ininterrotte di aranceti, limoneti
e boschi di pompelmi, con canali in cemento per l'acqua tutt'intorno.
Dei frutti erano appena in germoglio, altri erano maturi, altri ancora
verdi, senza nessuna regola. Poi arrivammo alla fattoria: gli alloggi,
l'ufficio, i magazzini, la mensa, l'autorimessa, le abitazioni degli impiegati,
tutto dipinto di bianco con decorazioni in verde, qualcosa
come una latteria dell'Est o un allevamento di cavalli nel Kentucky.
Saltammo gi dal camion ed entrammo nell'ufficio, dove esibimmo
i documenti e ci diedero anelli, pinze e gesso. Gli anelli sono fatti
di spesso fil di ferro, servono a misurare i limoni, e sono provvisti di
un manico. Se i limoni sono pi grandi dell'anello, allora va bene, li
si taglia anche se sono verdi. Sono divisi e immagazzinati e non sono
messi subito in vendita, come avviene invece per quelli maturati
sugli alberi. Se passano attraverso l'anello, bisogna lasciarli dove
sono. Le pinze servivano a tagliare. Il gesso per segnare il proprio
numero sulle casse. Quegli arnesi li danno quando arrivi e li ritirano
quando te ne vai. Per il rancio bisognava avere con s il proprio armamentario,
e il signor Holtz, il direttore, parve seccato che io fossi
a mani vuote, bench la gamella mi fosse d'aiuto. Mi fece alcune
domande e poi, dopo avere spedito gli altri al lavoro col camion, mi
condusse in magazzino, mi diede una cassa e mi consigli di portarmi
dietro qualcosa da mangiare se non volevo indebolirmi troppo
prima di sera. Presi un barattolo di fave, e lui si stup che fossi in
grado di pagare e non dovesse staccarmi un buono. Poi mi accompagn
ai dormitori e mi assegn una brandina, e io dissi che avrei
voluto togliermi gli abiti, a eccezione delle mutande, della tuta e del
cappello. Mi spogliai e, mentre lui guardava altrove, annusai le coperte.
Odoravano di fieno ed erano pulite. Comunque fosse, a meno
che non ci lasciassi la pelle, un letto ce l'avevo. Andammo al lavoro
con la sua automobile e, strada facendo, passammo accanto ai vecchi
macinini dei raccoglitori di frutta ambulanti, con le loro tende da un
lato il cui tanfo mi giunse solo quando li avemmo lasciati indietro.
Ora li chiamano Okies, Arkies, Louies, a seconda delle regioni dove
sono stati iscritti, e si sono accorti di quanto siano in gamba, ma a
quei tempi non erano che coglifrutta ambulanti, famiglie intere di
uomini, donne e bambini che andavano in giro a raccogliere frutta,
si accapigliavano e puzzavano. Come vanno le cose, qui, signor
Holtz? Voglio dire dove mangio, dove mi lavo, come funziona? Sono
nuovo del mestiere e vorrei orientarmi.
Cos mi spieg della mensa e come potevo prepararmi il cibo da
me, con le pentole che si trovavano in cucina, e i lavandini e via dicendo.
Oggigiorno, le fattorie hanno un cuoco e i raccoglitori hanno
la mensa, ma a quei tempi facevano tutto da s, organizzandosi in
gruppi di tre o quattro per cucinare. E quanto intasco per il lavoro
che faccio? La paga  di dieci cent per cassetta, se lavora a cassa,
o trenta all'ora, se preferisce cos, pi quattro cent per cassetta.
Cos' pi redditizio?
A cassetta, se  pratico del mestiere.
Ci sar un sistema.
Be',  piuttosto duro per un principiante, e sistemi veri e propri
non ce n'. Se fossi in lei, per cominciare, proverei a lavorare a ora.
Non ci aspettiamo molto i primi giorni, e, se non ce la fa, quando se
ne va qualcosa in tasca le rimane.
Molti americani ce la fanno?
Tolti gli ambulanti, praticamente nessuno.
Avevo giocato a football fino a crollare dalla stanchezza, ero rimasto
aggrappato ai treni merci fino a non sentirmi pi le mani: in vita
mia di colpi bassi ne avevo incassati moltissimi. Ma la fatica di quel
giorno, a raccogliere limoni alla fattoria dei Colli Verdi a Whittier,
in California, super qualsiasi cosa vista o immaginata fino ad allora.
State arrampicati su una scala a pioli che spostate di albero in
albero, con un tascapane sospeso a un braccio, l'anello in una mano
e le pinze nell'altra, a raccogliere frutta. Quello che duole prima di
tutto  la schiena, perch siete costretti ad allungarvi e stare sbilanciati
tutto il tempo. Poi cominciano le braccia. Facendo pugilato,
bisogna tirare i pugni dritto in avanti, non a ventaglio, altrimenti
l'avversario si ripara col gomito, col rischio di sfasciarvi il braccio.
La stessa cosa nella raccolta dei limoni. Li trovate da una parte, sopra
la testa, sotto le ginocchia, dappertutto fuorch davanti al naso,
a portata di mano, in modo da poterli afferrare, tagliare e intascare
senza sforzo. Alla fine ve la sentite alle gambe, la spossatezza, dei
dolori acuti che iniziano dalle caviglie e salgono oltre le ginocchia,
fino alle anche. Molto prima di mezzogiorno ero ridotto talmente
male che temetti di dovere smettere e mi domandavo come mai le
donne, le mogli degli ambulanti, potevano resistere tanto. Poco dopo
un uomo precipit a terra con tutta la scala. Aveva cominciato a
sporgersi indietro, per afferrare dei frutti, e poi si era sporto un po'
troppo. Mi domandai in un lampo perch non stendeva la gamba,
per aggrapparsi. In quel momento si abbatt, lungo disteso. Una
ragazza strill e si lasci andare gi dalla scala. Cadde anche lei.
Poi una decina di persone si raccolse intorno chiamando a gran
voce un camion. L'autocarro si accost e li caric a bordo. Era gi
l'ora del pranzo e io aprii le fave, ma quando mi fui un po' sgranchito
la schiena, tanto da poter mangiare, qualcuno disse: Ol!.
Come pass il pomeriggio non saprei dirlo, so solo che di tanto in
tanto riempivo una cassetta e la portavo in fondo alla fila e tornavo
indietro, un messicano mi gridava qualcosa in spagnolo e io ritornavo
sui miei passi e segnavo sulla cassetta un numero, col gesso.
Dopo un po', lontano tra gli alberi, sentii un motore che qualcuno
cercava di far partire, tossicchiava un po' e si spegneva. Poi ci fu
una discussione in spagnolo e un altro gemito del motorino di avviamento
e un altro scoppiettio. Alla fine non ce la feci pi a stare l
e andai a vedere. Immaginai subito che si trattava del carburatore.
E proprio cos, avviluppato intorno c'era un batuffolo di stoppa che
era servito a pulirlo, dei filamenti sgualciti ma pi che sufficienti a
ostruirlo. Li tolsi di mezzo, provai a mettere in moto e il motore si
accese subito. Una cosa di meno per cui rompersi la testa. Tornai
alla mia scala.
Venne il momento di andarsene. Rientrai alla fattoria con un paio
di dozzine di messicani, entrai nel magazzino ad acquistare del cibo
e del caff e mi recai alla cucina della mensa. Riscaldai quello che
avevo preso senza nemmeno sapere cosa fosse, e mangiai. Poi andai
a fare una doccia. Entrai nel dormitorio, mi spogliai e finalmente
potei mettermi disteso. Il dormitorio era tutto per me, come lo era
stata la cucina, perch i messicani erano tutti fuori a ridere, fumare e
chiacchierare, e non era passato loro nemmeno per l'anticamera del
cervello di mangiare e tanto meno di mettersi a letto. Io non riuscivo
a pensare che a una cosa, dormire. Dentro, non avevo che urti, rimescolamenti
e isterismo, tutti che cercavano di scatenarsi, ma io li
ricacciavo dentro e stavo proprio per calmarmi quando tre messicani
entrarono insieme a Holtz e si misero a chiacchierare in spagnolo. Si
avvicinarono. Holtz chiese: Cos' questa storia del vaporizzatore?.
Che vaporizzatore?
Quello che ha sistemato oggi.
Credevo fosse una pompa antincendio.
Che aveva?
Il carburatore. Dica loro, la prossima volta che lo puliscono, di
servirsi di qualche cosa che non si sfilacci.
Si intende di motori?
Un pochino.
Vuole un posto? Un posto regolare?
S. Di che si tratta?
Torrista al vaporizzatore. Il torrista  il capo della squadra,
quattro persone lei compreso. Questi ragazzi hanno apprezzato come
li ha tolti d'impaccio. Se vuole provare, sono sessanta cent all'ora.
Inizier domattina.
Se mi d dell'acqua, lubrificante e benzina, lo far andare.
Allora d'accordo. E un'altra cosa.
Che cosa?
Ce l'ha fatta. Complimenti.
Dormii un'eternit. In quanto al cibo, risult che dovevo
cucinarmelo io, poich il torrista  un dipendente dell'impresa, e potevo
stare a pensione dalla signora Emory, moglie dell'addetto all'irrigazione,
che aveva un villino di l dal fosso, a due o trecento metri
dal campo dei raccoglitori di frutta ambulanti. Era in attesa di un
nuovo membro in famiglia, cos fu lieta di arrotondare le entrate;
mi preparava il pasto da portare con me e la sera mi faceva mangiare
con gli altri. Quando rientravo dal lavoro, facevo la doccia, mi
vestivo e andavo a cena. Poi tornavo nel dormitorio e mi mettevo a
letto. A quell'ora i messicani si davano da fare con fonografi, radio,
chitarre e Dio sa che altro:  la gente pi rumorosa di questo mondo,
ma io dormivo, nonostante tutto il baccano, come sotto l'effetto
di un sonnifero. Poi, dopo un po', cominciai a fare fatica a dormire.
Mi svegliavo verso le quattro o le cinque, quando era ancora buio
pesto, o la luna stava risplendendo e gli uccelli pigolavano tra gli
alberi, come fanno in California per tutta la notte, e cominciavo a
pensare. Pensavo a mio padre e cercavo di ricordare quello che aveva
fatto per me, tralasciando il resto, cos non mi sentivo tanto amaro
in bocca. Pensavo alle zie, a com'erano sciocche, e mi veniva da
ridere e da piangere. Pensavo a mia madre, la sola volta che l'avevo
vista, e a Miss Eleonora, a quanto era stata fiera di me perch avevo
picchiato l'organista. Sembrava inverosimile che qualcuno avesse
potuto essere fiero di me. Pensavo e Easton, e mi sembrava distante
centinaia di chilometri. Pensavo a Helen, ed era come una pugnalata
nel cuore. E sotto sotto presi a pensare alla cosa che avevo
perso, quella per cui Buck aveva sacrificato la vita, e domandarmi
se l'avrei mai riacquistata.
 
Capitolo 19.

Il venerd precedente la Festa del Lavoro ricevetti la paga, con in
pi diversi dollari per le mansioni eseguite alla fattoria, visto che
avevo fatto tre o quattro ore di straordinario alla domenica per aggiustare
i camion di Holtz. Quella sera scesi a Whittier per sistemare
quello che mi serviva, camicie e altre cose del genere. Il giorno
dopo non si lavorava e rimasi a letto a leggere delle riviste. Poi, dopo
colazione, mi resi conto che se non fossi andato a farmi un giro
avrei rischiato di impazzire e verso l'una me la squagliai. Trovai un
passaggio per la strada nazionale, e a duecento metri dall'entrata
c'era la fermata dell'autobus. Mi avviai in quella direzione e stetti
l a guardare la gente comprare frutta a una bancarella che si trovava
su un lato della strada. Dopo qualche minuto ecco arrivare un
tale con una cassetta di pomodori, che si avviava barcollante verso
una coup che era ferma l. Era un pezzo d'uomo dal viso cotto dal
sole, con una specie di risolino negli occhi, come per dire che portare
pomodori non era il suo mestiere, ma che faceva del suo meglio
non potendo farne a meno. Si trov in difficolt con lo sportello, e
io allora gli venni in aiuto e lo aprii; scivolando dentro, afferrai la
cassetta e la misi nel bagagliaio, in modo che non ruzzolasse gi e
nello stesso tempo non ingombrasse il sedile anteriore. Be', grazie,
cos va benissimo.
Ci vorrebbe un peso sulla sinistra.
Vuole un passaggio?
Dipende da che parte. Dipendeva anche da dove ero diretto
io, ma a quello non avevo ancora pensato. D'istinto dissi: Sono diretto
al confine.
Oh! Tijuana?
Credo si chiami cos.
In tal caso, se vuole, la posso portare fino alla strada nazionale
101, l  pi facile trovare un pullman. Ne passa uno ogni minuto.
Comunque deve arrivare prima a San Diego, i pullman vanno tutti
lungo la costa, o almeno la gran parte. E a Long Beach le si offriranno
maggiori possibilit.
Non  questa la nazionale 101?
Vanno bene entrambe.
Ne avete due?
In California facciamo le cose in grande.
Ridacchi, risi anch'io e lui sal in macchina e partimmo. Lungo
il viaggio chiacchierammo. Era sceso a Whittier, spieg, per mettersi
d'accordo col fotografo, affinch si trovasse nella loro chiesa la sera
successiva, per fare delle fotografie del ricevimento che avrebbero
offerto al sacerdote in occasione del decimo anniversario della parrocchia.
Non nascose che era piuttosto seccato con gli altri perch
non avevano voluto rinviare le celebrazioni di una settimana in considerazione
della Festa del Lavoro. Io sono incaricato della musica,
vede, e quello che non riescono a ficcarsi in zucca  che tutta l'estate
mi tocca tirare avanti con cantanti di strada, ragazzi, pompieri di
passaggio e chiunque capiti, mentre i nostri coristi se la spassano in
montagna, e fino alla settimana prossima bravo chi li vede. La pena
che mi sono dato per rintracciarli non se la immagina nemmeno.
 musicista lei?
Oh no. Lavoro nel settore petrolifero. Ci sono da trent'anni, da
quando ero alto cos. Una specie di nomade senza tetto, immagino
che dir, fino a quando non mi capit di trivellare un pozzo per
una signora che aveva dei terreni e mi sono accasato. Dopo di che
mi sono dato pace, se si pu chiamare darsi pace cercare di portare
avanti il lavoro pi pestifero che si sia mai visto al mondo. Ma
 la sola cosa che sappia fare, non avevo scelta. Quello e il coro.
No, non sono musicista, ma tanto tempo fa ho scoperto qualcosa di
molto strano in loro. Conoscono tutto quello che c' da conoscere
sulla musica, tranne la musica. Voglio dire che sanno strimpellare
il violino, soffiare la cornetta o far parlare il sassofono fino a che
c' qualcuno che suggerisce loro cosa suonare. Ma tirar fuori qualcosa
da soli e indovinare la chiave giusta, farlo sentire e cantarlo,
sarebbe pretendere troppo. Cos, quando entrai nel coro, cominciai
a fare le cose da me, e dopo qualche tempo dirigevo io.  gi tanto
se so distinguere un re bemolle da un si diesis, ma ti metti a tavolino
e mandi la musica a memoria, non ci vuole niente a insegnarla
alla meno peggio e, non dovrei dirlo, quando sono tutti presenti e
si son fatte le prove, ne vien fuori un coretto mica male, come forse
un giorno avr occasione di sentire.
Dissi che da ragazzo ero stato soprano, cos diventammo subito
amiconi e parlammo a lungo, cordialmente. In un certo senso avrei
preferito che parlasse meno di cori e pi di petrolio ma, comunque
sia, era simpaticissimo. Arrivammo in vista del mare, ed era la prima
volta che vedevo l'oceano Pacifico, lui ferm l'automobile perch
potessi darci un'occhiata. Poi proseguimmo e poco dopo svoltammo
in un posto che doveva essere casa sua. Disse che aveva da
fare un paio di telefonate, ma che avremmo proseguito. Ferm la
macchina davanti a casa e potei sentirlo parlare all'interno, ma, siccome
la cosa sembrava andasse un po' per le lunghe, scesi a sgranchirmi
le gambe. Era un posticino grazioso, una casetta bianca, di
legno e mattoni, con un garage di dietro, degli alti alberi tutt'intorno
e un prato aperto di circa un ettaro che scendeva fino alla strada.
Non tard molto a tornare fuori e disse che un tale doveva richiamarlo,
ma che non ci sarebbe stato da aspettare molto. Disse che
avrebbe approfittato di quei dieci minuti per fare qualcosa. Poco
dopo lo sentii al pianoforte attaccare una specie di musica da chiesa
che non mi sembrava nuova, ma lui suonava cos male che non
riuscivo a capire cosa fosse. Poi, a un tratto, riuscii a intuirlo: il Te
Deum di Dudley Buck che avevo cantato centinaia di volte. Lo canticchiai
in sordina e mi sembr strano che tutta la parte melodica
fosse troppo alta per me, quando un tempo l'avevo cantata con la
massima facilit. Ma quando arriv a un assolo in chiave di basso,
attaccai la compagnia gloriosa degli apostoli Ti loda, o Signore.
Be', se avessi fatto esplodere un fascio di petardi non avrei ottenuto
un effetto maggiore. In un batter d'occhio fu sulla soglia, guardandosi
in giro, e poi, infine, fissandomi.  stato lei?
Volevo darle una mano.
Dio santissimo, che voce!
Macch, una vocetta da bar di paese.
Ma  magnifica! Diceva soprano, non mi aveva detto che la sua
voce si era trasformata. Sembrava di essere al Metropolitan.
Gli spiegai qualche cosa di canto, come era facile dare a intendere,
cantando poche note, di valere un milione di dollari, senza
valere in realt un fico secco. Avrei potuto dirgli qualunque cosa,
non ci avrebbe fatto caso. Era rimasto folgorato e non c'era verso
di fargli cambiare idea. Be', come vuole lei. Se crede che sia una
bella voce, non vale la pena di stare qui a discutere. Un tempo mi
fruttava cinquecento dollari alla settimana e, se insiste, ammettiamo
senz'altro che ne valga mille, ora.
Be'...
S?
Quello che voleva, inutile dirlo, era che cantassi l'indomani sera
nel suo coro, e perch non avrei dovuto accontentarlo? Non avevo
niente da fare, ed era gi da un pezzo che nessuno mi ammirava,
a eccezione di Holtz, per il modo in cui sistemavo gli pneumatici.
In ogni modo, se ci crede sul serio, e ritiene che il suo coro possa
avere bisogno di me durante le feste, potremmo fare a meno di parlare
di uno stipendio e...
Davvero? Davvero?
Ci stringemmo la mano e ci presentammo. Si chiamava Branch,
Jim Branch. Mi fece entrare in casa e subito dopo facemmo tintinnare
i bicchieri e una domestica ci serv dei panini imbottiti nel
grande soggiorno, mi fece sentire alcuni dischi nuovi e io cantai,
accompagnandomi con la musica, mentre lui era fuori di s come
un ragazzino con il suo nuovo giocattolo. Poco dopo fu organizzato
un piccolo ricevimento, con sei, otto o non so quanti amici suoi, tutti
abbronzati come lui, tutti dall'aspetto di gente che si diverte di pi
a trivellare il suolo che non a un'esibizione di lirica, ma tutti bravi
ragazzi e desiderosi di fargli cosa gradita. Al pianoforte non poteva
andare peggio, tuttavia suon ancora un po'. Fortunatamente nel
repertorio c'erano pezzi come Maine Stein Song, il Re vagabondo e
Mandalay, e io le infiorai di un mucchio di smorfie in modo che a
nessuno venisse in mente di crederle una cosa seria. E poi, tutt'a
un tratto, in un angolino appartato, scorsi degli occhi che mi passavano
da parte a parte, e mi sentii quasi svenire. Per me voleva dire
Las Vegas e complicazioni. Seguitai con un po' di jodel, ma dentro
pensavo freneticamente. E pi pensavo e meno riuscivo a raccapezzarmi,
perch se avessi tentato di svignarmela non avrebbe potuto
fare a meno di attaccarsi al telefono e, subito dopo, avrei avuto alle
calcagna una macchina della polizia carica di agenti. Rimanendo
l, almeno avrei saputo come sarebbe andata a finire. Cantai a gola
spiegata Old Man River e tutti applaudirono e chiesero il bis, ma
dopo un po' lui si avvicin con passo ondeggiante, diede un sorso
al bicchiere e disse: Ha detto di chiamarsi Dillon?.
Proprio cos.
Perch?
Mi chiamo Dillon.
A chi crede di darla a bere?
A nessuno, che io sappia.
A me? Cerca di prendermi per il naso, a me? Come se non l'avessi
vista giocare. L'ho vista giocare a football, mediano destro, per
Fall River. L'ho vista giocare contro il Providence. Non si chiama
Healey?
Ci fu, credo, dell'altro, qualcosa su una discesa che avevo fatto
in seguito a un passaggio intercettato nell'ultimo tempo, una partitona,
a quanto sembrava. Ma non prestavo attenzione a quello che
diceva. Sentivo solo un brusio confuso, poich avevano cominciato
a parlare tra di loro, e poi un silenzio mentre, seduti, mi osservavano.
Ripresi fiato e dissi: Esatto, tranne che non fu il Providence.
Ma il Green Bay.
Esattamente. Dio se non...
E mi facevo chiamare Healey. Secondo il regolamento non si
pu giocare nelle squadre universitarie una volta che si  stati in
una squadra di professionisti. Ma, se si ha bisogno di quattrini, bisogna
aggirare l'ostacolo. Cos...
Lei  Jack Dillon?
Sono io.
Del Maryland?
Proprio quello.
Caspita...
Erano pi tifosi che melomani e, a vedendolo prostrarsi dinanzi
a me, andarono tutti in visibilio. Non erano che petrolieri, trivellatori,
appaltatori e ingegneri, ma la maggior parte aveva fatto l'universit,
e c' qualcosa in quelli che si interessano di macchine che
li fa propendere molto di pi per il football che non per l'opera. Il
ricevimento cambi dal giorno alla notte, nessuno si cur pi del
pianoforte e tutti furono intorno a me, con bicchieri, facezie e professione
di amicizia. I pi di loro erano dell'Ovest e non avevano
mai sentito parlare di me, ma non mi importava. E il cambiamento
di nome non sembrava disturbarli. Che uno fosse stato in campo
con i Green Bay Packers, senza averci rimesso l'osso del collo, era
grandioso. Per me era una cosa dell'altro mondo. Avrei voluto potesse
continuare per sempre.
A un certo punto andai alla toilette, e poi al bar ad allungare il
mio drink. A un tavolino, intenta a leggere una rivista, c'era una
donna, e rammentai d'aver visto arrivare un'automobile e sentito
un leggero parlottio. Feci per andarmene, ma lei si volse verso di
me e mi fiss. Oh! Credevo facesse parte della compagnia, della
pattuglia del petrolio, come la chiamo io.
No, sono di passaggio.
Me l'hanno detto. Mr Dillon, vero?
Jack per gli amici.
Una celebrit, se non sbaglio.
Spero mi far tanto d'inchino.
Si alz in piedi e si inchin. Io sono la signora Branch.
Felice di fare la sua conoscenza, signora.
Anna, per gli amici.
Ora sono pi che felice, lusingato.
Non ci credo.
Comunque interessato.
Ora siamo pi vicini al vero.
Mi riemp il bicchiere e per s vers qualcosa di leggero, e restammo
l a guardarci l'un l'altro. Doveva avere circa venticinque
anni, statura un po' al di sotto della media, piuttosto robusta di
torace ed esile in vita. Graziosa, in tutto quello che mostrava, nei
suoi pantaloni blu e nel golfino color menta chiaro a righe circolari.
Ma quelli che risaltavano di pi erano gli occhi, e non so ancora
adesso se erano proprio cos, o non fossero invece risultato di un
artificio, del suo metterli in mostra. I capelli biondi, con qualche
riflesso verderame, le scendevano in riccioli sulle spalle. Ma la sua
pelle era color bronzo, simile a uno di quei vasi che si vedono alle
volte nelle vetrine dei negozi cinesi. Ne avevo viste di abbronzature
in vita mia, per mai nulla del genere; le conferiva agli occhi
un aspetto strano, come se sbucassero dal mare. Erano grandi, e di
un grigio pallido, ma con quel nero tutt'intorno acquistavano una
paurosa, ferma espressione da squalo, e credo che lei lo sapesse e
facesse di tutto per accentuarla. Parve sorpresa quando le dissi che
ero addetto alla vaporizzazione di una piantagione di frutta. Una
celebrit impiegata in un lavoro manuale? Alla peggio l'avrei fatta
degustatore di t, t servito da sospirose cameriere dentro a tazzine
profumate da un petalo di rosa.
Be', a portare la droga ci pensano i messicani.
La... Come ha detto?
La droga, il disinfettante, l'insetticida. Lo portano coi camion,
scaricano i bidoni, li ammucchiano all'estremit della fila, cos possiamo
introdurlo nel serbatoio e spruzzare gli alberi.
Magnifico.
Ma... parliamo invece di lei.
Di me?
La sua pelle abbronzata.  cos su tutto il corpo?
Credo.
Mi fiss in modo tale che non potei distogliere lo sguardo. Mi
avvicinai allo sgabello sul quale era appollaiata, accanto al bar, e
capii, cap pure lei, quello che stavo per fare. Ero in procinto di dare
una tiratina al golfino, dal basso in su, cos avrei visto il colore
della sua pelle. Ma qualcosa, dentro di me, mi mise in guardia, una
remota sgradevole sensazione che mi ramment quello che l'alcol
mi aveva fatto dimenticare: se quel gesto avesse portato a qualcosa
e ci fossimo dati un appuntamento, non le sarei servito pi a nulla.
Cos, quando le fui vicino, le sussurrai quanto fosse carina, le sfiorai
le labbra con un bacio e bevvi un sorso di whisky. I suoi occhi
palpitarono e lei abbass lo sguardo. Poi: Ho qualcosa addosso?.
Addosso? In che senso?
Non so, Flit, Larvex, Clorox?
No. Perch?
Cos, solo per saperlo.
Vuot il bicchiere, lo pos sul banco e pass nella stanza dove
c'erano gli invitati, mentre io rimasi seduto dov'ero. Ma torn subito
indietro. Perch l'hai fatto?
Che cosa?
Sai benissimo cosa voglio dire.
Hai un marito?
Non sei suo ospite?
Allora chiedilo a lui.
Questione di cavalleria? Da uomo a uomo? Questo vuoi dire?
Potrebbe darsi.
Mi lascio tagliare la testa se  vero.
Eppure  proprio cos, che tu lo creda o no. Uno mi d un passaggio
in macchina, mi invita a casa, mi tratta da amico... Sarebbe
carino, no?, se a un certo punto gli soffiassi la moglie.
Tutto sacrosanto, a parte una cosa.
Quale?
Gliel'haii soffiata.
Che stai dicendo?
Credi che una donna non capisca certe cose? Si potrebbe essere
distanti chilometri, ma se scocca la scintilla, la corrente passa
dall'uno all'altro e non c' pi nulla che conti. E si pu essere a
contatto di gomito senza che accada nulla, come quel bacetto scostante
con cui mi hai respinta.
Forse fu proprio in quel momento che vidi chiaro.
A proposito di cavalleria?
Proprio in tempo, direi.
Rimase un po' sovrappensiero, poi disse: No. Per noi donne
pu darsi sia cos. Si pensa all'onore, o comunque si va in cerca
di una giustificazione. Ma al momento di passare all'azione, non 
cos facile come sembra.  un osso duro, e costa caro, e si sospira,
si singhiozza, si geme. Ma voi, voi non avete moti di coscienza. C'
stata la corrente, e poi... finito tutto. Come se la corrente a un tratto
fosse stata interrotta.
Si vede che qualcuno ha girato l'interruttore.
Oh, Dio, esiste qualcosa del genere? Potrei comprarne uno?
La festa si protrasse per il resto del pomeriggio e buona parte della
notte, l in citt e nei dintorni. In breve fui capace di distinguere
una persona dall'altra e tutti cominciarono ad avere volti e nomi
perfettamente riconoscibili. Risult che nessuno partecipava solo
per ragioni mondane; erano stati chiamati dai molti affari a una
delle solite riunioni del sabato pomeriggio. Quello che mi aveva riconosciuto
si chiamava Dasso. Era alto, slanciato, coi capelli rossi,
suppergi sulla trentina, e lenti cos spesse da averci un cerchio in
mezzo, che gli conferivano quello sguardo a succhiello. Lavorava
per Branch, come supervisore dei pozzi. Rappresentava un certo
trapano Butler e alcuni strumenti geologici che il luned avrebbero
portato a Backersfield. Poi c'era White, che faceva gli interessi di
una banca, e un paio di ingegneri che aveva condotto con s e si
davano da fare a studiare i disegni. Cercai subito di attaccare bottone
con White. Alto, dalle spalle quadrate, intorno ai cinquanta,
ma posato, con uno strano sogghigno quando qualcosa lo faceva
ridere, e vestito in una tela bianca che, essendo ormai fuori moda,
gli dava un aspetto alquanto antiquato. Fu a casa sua che ci ritrovammo
tutti per il pranzo, annaffiato da molti cocktail, e nella sua
piscina vinsi la scommessa contro Dasso: cinque dollari che sarei
riuscito a toccare tutte le scalette sott'acqua, facendo il giro completo,
senza mai risalire in superficie a prendere aria. Verso mezzanotte
ero di nuovo l, dai Branch, con una stanza tutta per me e
un pigiama fresco di bucato, giacca e pantaloni, messi l perch li
indossassi. L'indomani mattina, in chiesa, intonammo il Te Deum
e due inni, e io cantai la Lode al Signore. Nel pomeriggio uscimmo
a pescare con la barca di White, ma fummo di ritorno in tempo
per altri inni sacri e il Largo di Handel. Cantai in un tono solenne
e sentito - nulla di speciale se paragonato a Victor Red - ma fu
un'esibizione pi che buono per la festa dei Santissimi Giuseppe
e Davide, a Long Beach, in California.
Per tutto quel tempo lei era stata con noi, dovunque andassimo, bevendo
lunghe sorsate sdraiata in piscina, seduta a uno stallo in fondo
alla chiesa, sdraiata su un telo mentre pescavamo, spalmandosi
d'olio la pelle perch il sole la abbronzasse, un vero spettacolo per la
vista. Tuttavia non le rivolsi la parola fino alla mezzanotte di domenica,
quando fummo tutti rientrati dalla messa e lei pass in cucina
a preparare la colazione per Branch, Butler e Dasso che sarebbero
partiti il giorno dopo, dato che l'anfitrione aveva dichiarato chiusa
la festa. Andai comunque ad aiutarla, a tagliare la crosta del pane
e a spalmare il burro mentre lei affettava prosciutto, lingua e uova.
Indossava lo stesso abito nero che aveva in chiesa, ma quando mise
un grembiule di cellofan torn a essere se stessa. Il cellofan  fatto
per mettere in mostra la merce e, nel caso particolare, non avrebbe
potuto adempiere in modo migliore alla sua funzione. Tenevo gli occhi
fissi davanti, ma poco dopo lei disse: Mangeresti qualcosa?.
Non ho appetito, grazie.
Qualcosa da bere?
Se metto altro alcol in corpo, sono spacciato.
Se c' qualcosa che gradiresti, non hai che da chiedere. Hai
cantato come un angelo, forse avrei dovuto dirlo prima, e hai diritto
a qualche concessione speciale.
Non saprei proprio, ora.
Non ce la fai a guardarmi?
Sto tagliando il pane.
Jack, non riesco a capirti.
E forse obbligatorio?
Forse no, ma non puoi rimproverarmi di pensarci. Ieri ti ho
schivato, per ragioni che  meglio non indagare. Ma oggi, e specie
stasera, hai cantato, e le ragioni che avevo non hanno pi senso. La
tua voce  qualcosa per cui una donna pu fare delle pazzie. Eppure
te ne stai l a tagliare il pane. Qual  il motivo di tutto ci?
Se te lo dico mi crederai, spero.
Non domando di meglio.
Tuo marito  una gran brava persona.
E come fai a saperlo?
Con me  stato estremamente gentile.
Ma non lo  con tutti. Vedrai.
Pressappoco con tutti, da quanto ho potuto vedere ieri e oggi.
Ha un gran numero di amici, gente che lo porta in palmo di mano.
Petrolieri con le ossa dure e le anime quadrate. E le mogli. In chiesa
mi sono accorto che lo adorano. Non ho notato invece che si sbracciassero
per te. Ti lasciavano in disparte, direi, in seconda linea.
Non mi piacciono i vecchi bacucchi.
Potrebbe darsi che sia tu a non essere di loro gusto.
Sar come dici.
A quel punto scoppi a piangere e inizi a lamentarsi sulla vita
solitaria che stava facendo da quando aveva seppellito suo padre
accanto a suo zio e alla mamma, nel piccolo cimitero sulla collina.
Poi disse: Avevo bisogno di qualcuno che portasse avanti i
pozzi e quegli orribili distributori che mi stanno ossessionando, e
arriv lui e parve facesse al caso mio. Ma, aggiunse, non era stato
un successo e stava cominciando a domandarsi se non avesse
commesso un terribile errore. In fondo, a mio modo di vedere,
si trattava di una giovane donna che aveva accalappiato un buon
direttore d'azienda sposandolo, e poi si era messa a cercare un po'
di svago senza dare nell'occhio. Si trad a un certo punto, mentre
si stava dilungando sul modo in cui la trattavano, quando disse: E
che mi importa di quello che pensano? Che mi importa se si schierano
tutti contro di me? La cosa  probabilmente reciproca.
Bene, ma perch fissarsi su di me?
Vuoi proprio saperlo?
Solo per curiosit.
I tuoi riccioli, innanzitutto.
Accidenti, ho i capelli lunghi. Non vedi che devo farmeli accorciare?
Se te li tagli ti ammazzo. Cos come sono, che ti spuntano sopra
le orecchie, mi viene voglia di mangiarli. I ricci e poi le tue
fossette.
Le mie...? Di che diavolo stai parlando?
Non sai di averle?
Non ne ho.
Le hai proprio sotto la scapola, da tutte e due le parti. Non me
ne sono accorta fino a che non hai fatto quella assurda scommessa
con Dasso; ho potuto vederle mentre stavi facendo a nuoto il giro
della piscina. Dapprima credetti che fosse l'acqua, riflessi del sole
nell'acqua, ma quest'oggi, quando sollevavi la cima, eccole l di
nuovo: un vero amore a vedersi. Proprio qui...
Metti gi le mani.
Perch dovrei farlo?
Le circostanze.
Cosa intendi per circostanze?
Mani calde, cuore freddo.
Cercai di dormire, ma con tutto quello che mi si agitava dentro non
Ci riuscii. Non riguardava lei, ma la chiesa e i canti fatti e le splendide
ventiquattr'ore che avevo passato, piene di allegria, whisky e
un mucchio di gente che mi dava pacche sulle spalle, dicendo che
ero grande. Sembrer probabilmente sciocco che una cosa da nulla
come quella potesse farmi toccare il cielo con un dito; ma non
per chi abbia passato due anni sulla strada e vissuto fianco a fianco
coi sorci. Era cos importante che cominciai a ricordare tutti i particolari
pi insignificanti, pensando a quello che avrei potuto dire,
battute spiritose che avrebbero fatto ridere tutti quanti. Dovevo essermi
assopito sullo spuntar dell'alba, perch a svegliarmi furono
delle voci al piano di sotto, voci maschili, in sordina, e l'aroma del
caff. Poi, appena il sole ebbe cominciato a rischiarare la stanza, ci
fu uno scalpiccio di fuori, lo stridore di una saracinesca e il rumore
di un'automobile. La macchina era gi sulla strada, da qualche minuto,
quando la saracinesca si riabbass. Ero l sdraiato a respirare
l'aria fresca che proveniva dall'esterno, con un senso di benessere
in corpo, e mi sembrava di sentire l'odore della mattina stessa, come
al tempo in cui portavo ancora i pantaloni corti. E poi, tutt'a un
tratto, il cuore prese a battermi in petto, e capii benissimo perch:
quello che un'estate di pancia piena e sonno non riusciva a fare, era
riuscito a farlo un po' di cordialit. Ormai mi ero lasciato alle spalle
tutto quello per cui avevo lavorato, sperato e pregato. Non ero pi
un oggetto inanimato, ero un uomo.
Poi qualcosa prese a martellarmi in testa. Non si era udita nessuna
voce di donna dabbasso, e ci voleva dire che lei era ancora a
letto, dall'altra parte della parete, a pochi metri di distanza. Capii
che dovevo andarmene. Balzai in piedi, mi precipitai nel bagno e
mi rasai. Entrai nella doccia, aprii l'acqua calda e mi lasciai colpire
dal getto. Il fondo della doccia era di marmo nero, pieno di giochi
di luce. A un tratto mi sembr che i riflessi si muovessero. Mi girai
e trattenni il respiro. Aveva scarpette rosse, berretto rosso e smalto
rosso alle unghie delle mani, ma il resto era di un intenso color rame.
Se fosse stato tutto l, l'avrei cacciata ugualmente. Ma lei chiuse
gli occhi e le lunghe ciglia si adagiarono sulle guance, come un
angelo in un antico dipinto. La serrai tra le braccia.
 
Capitolo 20.

I messicani stavano ancora giocando a carte quando entrai nel dormitorio,
e non alzarono nemmeno la testa quando passai nel mezzo.
Seduto, rimasi a guardarli e poco dopo entr un ragazzino, figlio
di un autista, e disse che Holtz voleva vedermi. Andai a casa
sua e lui volle sapere cosa avevo in programma per il giorno dopo.
Vaporizzare come al solito, risposi, ma lui disse di lasciar perdere.
Non era una cosa tanto importante in quel periodo dell'anno, e
quindi avrebbe messo i messicani a spianare la strada, per un po' di
tempo. Io, aggiunse, avrei fatto meglio a mettermi a un'escavatrice
che stava per arrivare, per la realizzazione di un fosso che avrebbe
dovuto contenere un tubo che si sarebbe spinto fino a un campo dove
sarebbero stati piantati nuovi alberi. I fossi solitamente li scavavamo
noi, ma per un fosso lungo come questo preferisco vedere
un po' se non costi di meno noleggiare la macchina. La macchina
e il conducente li ho affittati a giornata ed  l che potrebbe esserci
il trucco. Se la met del tempo sta con le mani in mano, ci coster
di pi, a lavoro finito, di tutti i messicani messi insieme. Per questo
vorrei che fosse lei a sorvegliarlo. Il guaio con queste macchine 
che sono un guazzabuglio di rotelle e rotelline, e a un certo punto si
inceppano riempiendosi di fango. Prenda un camion cisterna, con
una pompa a mano, e al primo segno di intoppo la innaffi per bene.
Forse cos riusciremo a finire il lavoro prima di Natale.
Natale? Tre giorni sono pi che sufficienti.
Benissimo, sotto allora.
Tornai alla mia branda, trovai il Saturday Evening Post sotto il
guanciale, lo aprii al racconto che avevo cominciato due giorni prima
e ripresi a leggere da dove ero rimasto. Sembrava strano, dopo
tutto quello che avevo visto: avevo passato le due pi belle giornate
della mia vita, almeno per il piacere che mi avevano dato, e nessuno
nemmeno si era accorto della mia assenza. Tutto era cos simile
a come l'avevo lasciato che avrei cominciato a dubitare di essere
stato assente, se non fosse stato per quella fitta alla nuca, quel senso
di vergogna per la cordialit con cui mi aveva trattato Branch e il
modo indegno in cui lo avevo ripagato. Nei tre giorni che seguirono
in compagnia di Stellinger, l'uomo dell'escavatrice, sentendolo
vantarsi dell'efficienza della sua macchina, del vomere, del trattore,
della vanga e del camion, non feci che desiderare di poter tornare
indietro al giorno che aveva cambiato tutto, pur sapendo che, se
l'occasione si fosse ripresentata, non avrei saputo resistere.
E cominciai a maledire il gioved sera, quando sapevo che
Branch sarebbe stato di ritorno per propormi di replicare, in modo
da poter preparare qualcosa di veramente buono per domenica. E
proprio come avevo previsto, avevamo appena finito di cenare che
lui fu l, accanto al magazzino, salutandomi con la mano, con un
sorrisetto sul volto, e mi venne incontro. Si scus del modo in cui mi
aveva piantato luned, ma disse che certamente sua moglie sarebbe
stata lieta di avermi a casa. Poi riand alle belle ore che avevamo
passato. Disse che avevo fatto un'ottima impressione a White e che
non ci sarebbe stato da meravigliarsi se si fosse combinato qualcosa
per me, probabilmente nella stessa raffineria privata che confinava
con la propriet della signora Branch. Lo ringraziai, sempre con la
speranza che se ne andasse. A poco a poco lui torn alla carica, e
iniziai a raccontargli, in un tono leggero e strisciante che detestavo,
che eravamo terribilmente indaffarati quella settimana e non vedevo
proprio come avrei potuto venirgli incontro per il coro. In un'altra
occasione, certo, avrei fatto il possibile. Deglut due o tre volte, e
guard altrove. Era simile a tanti altri uomini forti, che dentro sono
timidi come una ragazzina, e io stetti l avvilito e dispiaciuto, ma
nell'impossibilit di farglielo capire.
Se n'era appena andato che giunse il suono di un clacson dagli
alberi accanto all'emporio, e vidi dei fari che si accendevano e si
spegnevano nella mia direzione. Mi avvicinai e lei era l, al volante
della sua automobile. Venivo a trovarti, poi l'ho visto arrivare e ho
dovuto nascondermi in fretta e furia. Che voleva?
Parlarmi a proposito del coro.
Era venuto qui direttamente?
Che vuoi?
Tu che ne dici?
Non so dove portarti.
Io invece s, Jack. Una casetta sulla spiaggia, nient'altro che
una baracca per la stagione balneare. Un posto, comunque, dove
stare tranquilli.
Cercai di convincerla ad andarsene, farle capire che mi vergognavo
di quello che avevamo fatto, e che tra noi due era finita.
Non ottenni risposta. So soltanto che subito dopo mi trovai seduto
accanto a lei nell'automobile e che stavamo correndo tra gli alberi.
Percorse la nazionale 101 fino a una strada che svoltava a destra,
poi arriv al primo semaforo di Long Beach. Da l, prese gi lungo
la spiaggia. Quando raggiungemmo un tratto di cemento sepolto a
met nella sabbia, lei sterz. Scendemmo e lei apr la porta di un
garage, risal in macchina e chiuse la vettura, usc e chiuse la porta
del garage. Ci arrampicammo sulla duna che in quel punto era
cos elevata da dare l'impressione che il mare superasse il livello
della strada. Pi in l c'erano tutte casette in legno. Arrivammo a
una viuzza di cemento, lei tir fuori una chiave dalla borsa e apr la
porta di una baracca. Nell'interno c'era un gran tanfo, come se da
molto tempo non fosse stata pi aperta. Ma con la brezza di mare
l'aria si rinnov e fummo l'uno nelle braccia dell'altro, la bocca di
lei appiccicata alla mia, prima ancora che la porta fosse chiusa. Ci
rimanemmo un'ora. Poi dovemmo andarcene, in modo che lei potesse
riportarmi alla fattoria e tornare a casa in tempo per poter dire
di essere stata a vedere un film. Che film danno? Per caso lo sai?
L'ho visto nel pomeriggio.
Di proposito? Per poter stare con me?
S, certo.
La cosa dur tutto l'autunno e l'inverno. Era il tipico gennaio della
California meridionale, dove la primavera spunta subito dopo
l'anno nuovo, e quando ci vedevamo la domenica - oltre che la sera
del gioved - lei indossava un costume da bagno rosso e andava a
guazzare nella risacca. La cosa mi dava ai nervi, perch non serviva
che a farsi notare dalla gente, ma almeno, spiando dalla finestra
mentre lei era fuori, mi dava la possibilit di vedere un po' com'era
fatta. Sembrer inverosimile ma, a vederla sempre di sera, saltuariamente,
quando eravamo cos eccitati da riuscire a malapena a
respirare, me la figuravo pi che altro come un bisbiglio nel buio.
Be', aveva un'aria da studentessa con i suoi pantaloncini rossi, le
scarpette rosse, la cuffia rossa e il reggiseno dello stesso colore,
e ora che l'abbronzatura se ne stava andando aveva perso in gran
parte quella sua bronzea aria da azteca. E i suoi occhi, ora che non
sfoggiavano pi tutta la loro stranezza, erano pure pi umani, e alle
volte, specie quando mi osservava mentre ero intento a fare altro,
caldi e affascinanti. E tuttavia, proprio nel mezzo, avevano una luce
che non perdevano mai, una luce intensa, da cui si capiva che
per ottenere quello che desiderava sarebbe stata capace di passare
sopra a chiunque. E non faceva misteri sul fatto che l'accalappiato
ero io. Lei, comunque, no di certo, e litigammo un paio di volte a
proposito della sua sfacciataggine. Una volta che venne alla fattoria
e io rifiutai di uscire con lei in macchina, stette l, accanto allo
spaccio, con i fari accesi e il gomito appoggiato al clacson, finch
Holtz non chiam un agente e, solo quando questi arriv sul posto,
lei si decise ad andarsene. L'altra volta filai dalla baracca sulla
spiaggia prima che lei avesse avuto il tempo di vestirsi e mi ci volle
quasi l'intera notte per raggiungere a piedi la fattoria. Tutte e
due le volte avevo sentito moltissimo la sua mancanza, in tutti i modi
possibili, fuorch nel modo giusto. Quando, dopo quelle liti, lei
ricomparve, sempre la sera del gioved, fui contento fino al punto
di vergognarmene. Senti, non ho chiuso occhio pensando a te. Ti
desidero. Non posso fare a meno di te.
Bene, allora. Posso dire la stessa cosa anch'io.
Vuoi dire che mi ami, Jack?
Non ho detto questo. Non scaldarti tanto. Ti desidero.
Vorresti andare all'inferno?
Ci sto andando.
Jack, no!
Allora attenta a come parli.
Va bene, mi desideri. Molto? Mi desideri, desideri, desideri?
S, spaventosamente.
Tutto il tempo non faceva che tenermi gli occhi addosso e non posso
dire che mi dispiacesse, almeno all'inizio, ma poi mi accorsi che
non si trattava solo di desiderio. Le chiedevo cosa avesse e lei si
metteva a ridere. Ma poi, un pomeriggio, mentre passavamo una
delle solite domeniche in spiaggia, lei disse: Jack, sarebbe buffo
se stessi facendo lo stesso errore che ho fatto una volta a poker.
Giochi anche?
Ne ho fatte di cose.
E quale fu questo errore?
Andai a scala e feci colore.
 impossibile.
Dici davvero?
A meno che, santo Dio, non si trattasse di una scala reale.
Me ne accorsi quando stavo gi per buttare via le carte. Un colore
sarebbe stato troppo poco per il gioco che avevo di fronte. Ma
poi guardai meglio, avevo fatto colore e scala.
Hai vinto il piatto?
Ventisette dollari.
E che c'entra questo con me?
Quando venni da te, mi interessavi per la tua bellezza.
Le mie fossette, se non sbaglio.
Ma in queste ultime settimane ho notato qualcosa nei tuoi occhi.
E ti ho ascoltato parlare. Specie quando parlavi delle grosse
dinamo e altre cose che hai studiato all'universit. E mi sono domandata
se non mi fossi innamorata delle tue capacit mentali. Gi
da molto ero arrivata alla conclusione che una donna intelligente
doveva tenere ben distinti amore e affari. Ho sposato un uomo di
affari e non posso lagnarmi. Ho scherzato con l'amore, e non posso
lamentarmi nemmeno di questo. Mi stai a sentire, Jack?
Va bene, sentiamo il seguito.
Ho detto che non posso lagnarmi. Tu che ne dici?
 una cosa sporca.
Non sei carino.
Nemmeno quello che facciamo  carino. Anche se ci fa comodo.
Pass circa un'ora prima che lei continuasse. Allora: Volevo dire,
se la smetti di insultarmi continuamente, che mi era venuto un
sospetto. Saranno gi alcune settimane. Qualcosa come quel sospetto
che mi era venuto giocando a poker. Che tu potresti essere una
scala e anche un colore, bellezza e cervello tutti insieme. Voglio dire
che, se ti ci mettessi, potresti far marciare benissimo l'azienda.
Intendi dire che vorresti cambiare marito?
Dunque?
No.
Jack, mi dispiace, ma per me benino non  abbastanza. Deve
essere superlativo o non mi interessa affatto. Sono tre anni che quel
brav'uomo mi prende per il naso. Dicendo che non devo preoccuparmi.
Che non devo prendermela. Che devo avere un po' di pazienza.
Che le cose dovranno per forza andare meglio, e io gli ho dato
retta. Con un patrimonio che dovrebbe assicurarmi la ricchezza, che
non sarebbe uno scherzo da nulla se fosse amministrato come Dio
comanda, sono stata con le mani in mano a vederlo andare di male
in peggio, e ora siamo agli sgoccioli. I miei pozzi stanno vendendo
sempre meno e fra qualche anno saranno prosciugati. E sono costretta
a tenere questa miserabile bicocca quando, a saperci fare,
potrei vivere nel lusso, a Pebble Beach, e tutto perch un maledetto
brav'uomo...
Questo brav'uomo  una persona per bene.
Un brav'uomo  un pover'uomo.
Se ha detto di aver pazienza, vuol dire che bisogna aspettare.
Voglio quello che voglio quando voglio.
A cantare cos era un basso chiamato...
Taci... Hai intenzione di disinfestare alberi tutta la vita?
Non ho cominciato a vivere disinfestando alberi e spero di non
finire cos. Ma per il momento, finch non vedo il modo di uscirne,
continuer a farlo. Mi sono messo in gioco un po' troppo spesso,
mi spiace dirlo, e quello che ne ho ricavato spero che tu non venga
mai a saperlo, perch non te lo dir mai. Ma in quanto a questo
mestiere, paragonato ai lavoracci che vedo fare alla gran parte delle
persone, e tutto quello che sono costretti a fare coloro che non si
degnano di spruzzare diserbante sugli alberi e troppo stupidi per
fare qualcos'altro, non posso dire che il mio lavoro mi dispiaccia.
Jack, ti sto parlando seriamente.
Tutte cose cui non posso dare ascolto.
Ero di nuovo me stesso. Qualcosa era tornato a galla, grazie a
quell'improvviso dispetto che insorgeva tutte le volte che qualcuno
cercava di indurmi a fare cose che non mi andavano. E stavo osservando
tutto a mente fredda. Finch non  che un capriccio, non
ha nessuna importanza, per il diavolo a quattro che faccia. Ma se
si tratta veramente di qualcosa che piace, pu stare l a farti l'occhiolino,
giorni e giorni, in attesa che arrivi il momento giusto e il
posto adatto. Lasci perdere, e quando fu buio accese il fornello e
restammo l, seduti alla luce azzurrognola del gas. Poi lei prepar il
caff e apr un barattolo di carne e chili. Quando dissi che era ora
di fare ritorno alla fattoria, si alz mansueta come della pasta frolla,
mi porse la cravatta e mi aiut a indossare la giacca. Avevo un abito
nuovo e lei disse che mi stava a meraviglia.
Ma quando arrivammo al bivio per Long Beach, invece di prendere
all'interno lei prosegu lungo la spiaggia e dopo un po' svolt a
destra, in una viuzza angusta. E poi tutt'a un tratto eravamo in mezzo
al petrolio, con le sue esalazioni dappertutto e torri a traliccio
tutt'intorno, ftte come alberi. Ti piace quest'odore, Jack?
Credi che possa piacere a qualcuno?
A te, s. Se non altro dir qualcosa alla tua anima da meccanico.
E inoltre hai cervello abbastanza per sapere da dove viene e a
cosa serve e l'importanza che ha.
 davvero magnifico.
Puoi dirlo davvero.
Io direi, se ci si capisse qualcosa.
Cio?
Col buio pesto che fa.
Questa volta non ti sbagli.
Stai perdendo il tuo tempo.
Di solito ottengo quello che voglio.
I campi petroliferi mancavano di illuminazione stradale, e noi
procedevamo lentamente, in mezzo a grigi serbatoi, grigie tubature,
grigie pompe e grigie nubi di vapore. Ma poi, davanti a noi, scorgemmo
una fila di luci che si innalzava nell'aria, e quando fummo
pi vicini potei vedere che erano sospese a un pilone.  una cosa
che mi sta a cuore, Jack. Stanno aprendo un nuovo pozzo.
Lavorano la domenica?
Domenica, luned, tutti i giorni della settimana, in tre turni,
ventiquattr'ore su ventiquattro. Non possono smettere. Se lo fanno,
se sostano anche un po', i detriti si impastano al fango e, prima di
ricominciare, bisogna liberare il buco, perdendo ore su ore.
Fango? Che ci sta a fare?
Viene pompato attraverso la trivella.
Gi, per il raffreddamento.
E portare via i detriti man mano che si formano. Cos vien pompato
fuori.
Hanno mai provato a usare dell'acqua?
Non saprei.
Be', se l'ho pensato io, l'avranno pensato anche loro. Pu darsi
che l'acqua sia troppo leggera per trascinare con s tutta quella
sabbia, ghiaia e argilla.
S, credo sia questo il motivo.
Quando fummo vicini, lei tagli oltre, passando proprio nel mezzo,
e potemmo vedere il personale addetto alla trivella, cinque o sei
in tutto, in cappotti e copricapo di tessuto speciale, tutti intorno al
volano che stava ruotando al centro, alla base dell'incastellatura,
a pochi centimetri sopra il livello del suolo. La salutarono con la
mano, ma lei guardava oltre e poco dopo, riconobbe uno che conosceva
e gli rivolse la parola. La riconobbe pure lui e disse qualcosa
al manovratore, che si inchin verso di noi dalle leve presso cui si
trovava e che erano connesse a un grosso tamburo su cui era avvolto
del cavo e regolava il lavoro della trivella. Ci salut e ci fece cenno
di accostarsi e noi scendemmo per raggiungerlo. Se vogliono assistere,
tra qualche minuto cambieremo la punta. Io, al loro posto, mi
metterei l, accanto a quella buca. La tubazione la piazziamo dalla
parte opposta.
La buca era una tubazione aperta, affondata nel terreno, dove
introducono il kelly, come lo chiamano, quando cambiano la punta.
Restammo l e subito dopo cominci a spuntare il corpo della
trivella. Un uomo sal su quello che chiamano il ponte di manovra,
una piattaforma a due terzi dell'incastellatura, e gli altri da gi
cominciarono a tirare fuori il tubo. I bozzelli mobili salivano con
una lunghezza di tubo che veniva agguantata con delle tenaglie. Poi
con quella che chiamavano la testa di gatto staccavano la giunzione,
la svitavano col volano e, una volta libera, la sollevavano con un
gancio a scrocco. Poi l'uomo dell'incastellatura, quello sul ponte di
manovra, guidava il tubo dietro la tastiera, come usano chiamare
una rastrelliera dove vengono disposti i tubi, l'uno accanto all'altro,
una volta estratti. Poi un'altra parte di tubo veniva alla superficie,
e un'altra ancora. In un tempo incredibilmente breve il corpo fu
tutto fuori, trecento metri circa, una nuova punta venne applicata
e il corpo torn di nuovo a infilarsi nel foro. La punta era di un tipo
che non avevo mai visto, bench ne avessi letto da qualche parte la
descrizione. Aveva tre pignoni dentati che, girando, tagliavano la
roccia e nel mezzo c'era un foro attraverso il quale passava il fango
che poi veniva succhiato fuori tra il corpo della trivella e l'alloggio.
Le punte che avevo fucinato per la cava all'impresa stradale,
tempo addietro, sembravano in paragone degli utensili rudimentali
usati dagli Indiani diecimila anni prima di Cristo. Lei spiegava
come meglio poteva, e non appena il volano ricominci a girare e
la trivella a perforare, il manovratore ci venne accanto e si mise a
spiegare pure lui, e nell'intervallo tra loro due ebbi delle spiegazioni
anche dai manovali. Tutti mi raccontavano i dettagli del lavoro,
ma non riuscivo ad assimilarli completamente. Sarei potuto rimanere
l tutta la notte.
Quando lasciammo il pozzo, lei prese un'altra strada, che risaliva
la collina, e dopo un po' ferm l'automobile. Scendemmo e lei
mi condusse su per un viottolo, dietro a un cimitero, a un posto che
aveva una decina di pozzi, con una o due pompe in azione, ma con
le incastellature gi asportate. Mi spieg che i derrick di legno di solito
non si toccano, essendo difficile servirsene per altri usi, mentre
quelli d'acciaio si smontano per rimontarli altrove. Tutto quello di
cui i pozzi hanno bisogno, da quel momento in poi, disse,  un albero
di Natale, per cui  inutile sprecare del buon acciaio. L'albero
di Natale  un congegno per il controllo del getto spontaneo del petrolio
nei pozzi. Me ne fece vedere uno, e dal numero di manometri
e valvole che aveva, rotonde la gran parte e dipinte in diversi colori,
si capiva facilmente l'origine del nome che gli avevano affibbiato.
Quando la pressione diminuisce, momento in cui bisogna installare
delle pompe, l'albero di Natale viene rimosso. Presi la torcia
dall'automobile e mi arrampicai attraverso fosse in cemento armato,
tubi e tettoie, e lei, devo dirlo, rispondeva a tutte le domande che le
facevo. Poi, dopo un po': Sai che campo  questo, Jack?.
Il tuo, immagino.
Proprio cos.
Come l'hai avuto, se non sono indiscreto?
Da mio padre.
Ora ricordo. Branch me ne ha accennato, il giorno in cui mi
ha offerto un passaggio. Per, mi aveva parlato anche di uno zio.
Mio padre e mio zio vennero qui dall'Ohio, spinti dal desiderio
di lavorare nel settore petrolifero, e mio zio persuase mio padre
che l'avvenire del petrolio stava non nella produzione bens nel ramo
vendite. Come vedi, erano pieni di sogni romantici, dopo che
i giornali avevano sollevato tanto scalpore sulla ricchezza di questi
posti, e possedevano un po' di quattrini racimolati vendendo la
chincaglieria che avevano a Toledo. Ma poi a mio zio era capitato
di leggere della febbre dell'oro, nell'ottocentocinquanta, e di come
Mark Hopkins si era arricchito non setacciando la sabbia aurifera,
ma vendendo pale, stivaloni, lardo e via dicendo ai cercatori.
Convert mio padre all'idea di metter su dei serbatoi, o distributori
come li chiamano oggi, per vendere il petrolio, invece che dei pozzi
per estrarlo. Cos mio padre dovette smettere tutti i suoi bei sogni
e interessarsi a quelle cisterne di petrolio, come lui le chiamava, e
mand a chiamare mia madre e me. Eravamo appena arrivate a Los
Angeles che la mamma si busc un raffreddore nel misero umido
albergo trovatoci dallo zio. Presto divenne una polmonite e mor. E
mio padre decise di sotterrarla a Tropico, che  il vecchio nome di
Glendale, sulla collina che oggi  il Cimitero della Foresta. Ma il
corteo funebre si ferm su questa collina, Signal Hill come la chiamano
ora. Era piuttosto abbandonata, e a mio padre non andava di
lasciarla nel piccolo cimitero che abbiamo visto arrivando. Si impunt
e, dopo un po', decise che, per lontano che fosse, voleva stare
vicino a lei, cos acquist un pezzo di terra e quasi tutte le sere
venivamo sul posto a contemplare la sua tomba e l'oceano, e cercando
di figurarsi come sarebbe stato quando la casa fosse costruita
e vi avessimo abitato, come aveva in progetto di fare. Mio zio non
ne volle sapere, ma a quell'epoca nessuno gli dava retta, poich i
distributori non erano posizionati nel modo che l'estendersi della
citt richiedeva, o perlomeno la gran parte si trovava in quelle condizioni,
e dovunque lui mettesse le mani le cose si complicarono. E
poi a Signal Hill scoprirono l'esistenza del petrolio. Cos invece di
costruirvi una casa, ci mettemmo a trivellare, proprio dove ci troviamo
ora. E mio zio non riusc a persuadersi che mio padre, ci fosse
o no entrata la mano di Dio, era arrivato dove aveva voluto. Cos,
prima di morire, mand tutto all'aria. Pap era d'avviso di vendere i
distributori e di investire il denaro nella piccola raffineria dietro di
noi. Era stata appena costruita ed era costata un occhio della testa
ma in quel momento si poteva averla per pochi soldi. Solo quando
avessimo saputo come impiegare il petrolio, sarebbe stato il momento
di attaccare coi pozzi. Ma mio zio aveva una paura matta di
simili iniziative, aveva paura di tutto fuorch dei suoi sistemi da
fruttivendolo nel concludere gli affari. Insistette perch acquistassimo
prima alcuni pozzi, in modo da avere un certo reddito, riservandosi
di decidere in seguito se era il caso di ingrandirsi. Fu cos che
fece, prendendo a prestito dalla banca molto pi denaro di quanto
sarebbe bastato per l'acquisto della raffineria. E pi petrolio pompavano,
pi a buon mercato dovevano cederlo alle raffinerie, per
acquistare poi a prezzi esorbitanti la benzina per i distributori. Era
tutto un pasticcio. A quell'epoca non si sapeva ancora cosa fosse il
ciclo integrale, solo ora lo chiamano cos, ed era proprio ci a cui
mio padre per istinto aspirava, un'azienda che producesse da sola la
nafta, estraesse la benzina, il lubrificante, l'asfalto e li vendesse in
proprio. Ma non facevamo che perdere tempo e denaro, sempre con
l'illusione che con un nuovo pozzo saremmo riusciti a sfondare. Poi
mio zio mor, e cos mio padre, pochi mesi pi tardi, e sono sepolti
l, accanto a mia madre. Allora fu la banca a prendere le redini in
mano, per un certo tempo, e, quando fui maggiorenne, le presi io,
con l'assistenza della banca, o meglio dei banchieri. Fu cos che si
formarono le mie idee sugli uomini, se ci ti interessa, e forse avr
torto, bench finora niente sia riuscito a provarmelo. Ci divertimmo
un mondo, ma i guai continuarono, come prima. E poi, durante il
trivellamento dell'ultimo pozzo, col denaro della banca, mi trovai
spesso in compagnia dell'appaltatore. Dal suo modo di parlare si
sarebbe detto che sapesse il fatto suo. Cos, in un momento di debolezza,
lo sposai. E per un po' di tempo ci furono delle speranze,
o questo almeno fu quanto lui diede a intendere. Ancora un altro
pozzo e avremmo avuto quel margine, quell'introito straordinario
che ci avrebbe consentito di pensare alla raffineria. E quello che
stiamo facendo ora: cercando di aprire un nuovo pozzo e stipulando
contratti per l'incastellatura, per il cemento, per tutto fuorch il trivellamento
che, essendo del mestiere, siamo in grado di fare da noi
e a minor prezzo, dando per giunta lavoro a un mucchio di vecchi
amici. E poi c' la banca, esattamente come prima, solo che ora 
in possesso di nuove cambiali in sostituzione di quelle gi pagate,
e ci sono i pozzi, che si deteriorano ogni anno, e ci sono io che non
ringiovanisco di certo.
Nessuno ringiovanisce.
 un bel guaio, lo stesso. E quasi non bastasse, abbiamo anche
il contingentamento.
Il...? Parli sul serio?
Non dico che non ci sarebbero volute delle misure prudenziali,
bench in fondo mi fanno pensare al povero zio. Ma poi subentr la
guerra dei prezzi, con l'inizio della crisi, e tutti a estrarre petrolio a
tutto spiano e a venderlo come capitava. La cosa avrebbe danneggiato
i giacimenti, abbassando la pressione interna. Cos, dopo le
elezioni, insieme alla questione del consorzio petroli si tennero ogni
genere di discorsi, e furono autorizzati a instaurare una certa regolamentazione.
Dovrebbe essere una cosa volontaria, ma in effetti ti
prescrivono loro quanto devi estrarre. Duecento tonnellate al giorno.
Per tutti e sei i pozzi! Quando saremmo in grado di produrre tre
volte tanto. Simpatico, vero? Che vuoi che me ne faccia di un altro
pozzo se le cose stanno a questo punto? Lui, poi, mi fa andare in
bestia col suo modo di prendere le cose.
Sarebbe a dire?
 proprio qui che tu entri in ballo.
Se ci sto. A che cosa alludi?
Ammesso che sottobanco ne facciano di tutti i colori. Ammesso
che non tutti abbiano fiducia nel consorzio. Ammesso che la gran
parte lo consideri un imbroglio. La prenderesti tanto per il sottile,
tu, la faccenda del contingentamento? Ci faresti una questione di
moralit?
Vuoi dire se venderei di contrabbando?
S, proprio cos.
No.
Non ti facevo cos onesto.
Petrolio e donne non sono la stessa cosa.
Ci avviammo in discesa e, arrivati al cimitero, lei entr, e dopo
aver percorso un tratto di viale, si ferm. La vidi lasciar cadere
qualcosa su una tomba. Qualcosa di bianco, che non poteva essere
altro che uno dei gerani che crescevano nell'aiuola davanti alla
baracca in riva al mare. Mi stup, come al solito, che, misto al cinismo
pi indurito, ci fosse sempre qualcosa di buono. Torn sui suoi
passi e io la presi sottobraccio. Lei afferr la mia mano nelle sue e
facemmo ritorno alla macchina. Ci penserai, Jack? Perch, se ti ci
mettessi ora, prima che il nuovo pozzo sia avviato...
Non ci sperare.
Per due o tre settimane non parl che di questo, di come era stanca
anche lei, pi di me, di quei sotterfugi. Avrebbe voluto mettere
le cose in chiaro, agendo in modo pulito, ma non era possibile, con
quel pozzo in gestazione, perch se fosse entrata in attivit prima
che avvenisse il chiarimento sarebbe stata costretta a lasciare che
lui continuasse. Dopo un po' smise di parlarne, ma un luned sera
pass a trovarmi e venni a sapere che il pozzo aveva cominciato a
lavorare e, siccome teneva occupato Branch giorno e notte, lei poteva
svignarsela tutte le sere. Ci avviammo alla baracca e, strada
facendo, ci dirigemmo a Long Beach. Ero nervoso e non facevo che
pregarla di fare attenzione a dove andavamo, per timore di incontrare
qualche conoscente. Trov un posto in cima a Signal Hill, non
molto distante dalla raffineria, guardando nei pressi della torretta
di ebollizione potemmo vedere Branch, insieme ad altri due o tre,
che andava intorno con una piccola lampada. L'ingegnere ha appena
sistemato le basi di cemento per gli spigoli dell'incastellatura, e
Jim deve controllare come  stato fatto il lavoro. A partire da quel
giorno, passammo tutte le sere a darci un'occhiata, e in pochissimo
tempo cominciarono a mettere su dell'acciaio e poi il pilone fu
completato, fino su al coronamento. Lei fece un altro tentativo per
convincermi ad accettare, e disse che aveva dei quattrini, molti
quattrini, che sarebbero stati miei purch entrassi nell'operazione.
Presi a dirle che non mi intendevo affatto di petrolio, ma non serviva
che a farla insistere di pi. Una sera, quando fermammo l'automobile,
potemmo udire il volano e scorgere i caschi bianchi nel
chiarore dei lampioni. Stavano trivellando.
Due o tre sere pi tardi andammo alla baracca e lei pianse, poi
si abbandon tra le mie braccia senza dir nulla. Dopo un po' si ritir
in cucina, accese il gas e mise la caffettiera sul fuoco. La seguii
per tenerle compagnia e per alcuni minuti restammo l, al buio. Poi,
proprio mentre lei stava sollevando il caff, si sent sbattere uno
sportello, di l dalla duna. Lei guard fuori e corse a spegnere il
gas. Oh, Dio, Jack.  mio marito. In compagnia di Dasso.
Be', l'hai voluto tu.
Come mai non ci avevo pensato? Ci si mette meno a venire qui
che non a casa e... Jack, che facciamo ora?
Che vuoi che mi importi?
A essere esatti, non era vero. La cosa non mi era andata sin
dall'inizio, ma quello che pi mi seccava era l'idea di dover affrontare
Branch. Se non ci fosse stato altro da fare, pazienza; ma
se c'era il modo di evitare quella scena, non avrei domandato di
meglio; cos, quando lei mi afferr e mi spinse dal soggiorno in uno
sgabuzzino che era stato costruito per conservarvi canne e attrezzi,
la seguii in fretta e furia e trattenni il respiro, forse un po' troppo
violentemente. Era buffo trovarsi l, schiacciato contro di lei, a
met spaventato e a met pervaso dal brivido di desiderio che lei
sempre mi dava.
Di fuori, si sent sbattere le scarpe sul cemento, per scrollare
via la sabbia, poi la chiave scatt nella serratura. Entrarono e un
filo di luce filtr da una fessura. Branch disse di accomodarsi, intanto
avrebbe preso qualche cosa da bere, ed entr nella stanza da
letto, dove erano conservati i liquori. Nel soggiorno ci fu una serie
di strusci, tramesti e scalpiccii e credo che Dasso si limitasse a
osservare le fotografie di Branch alla pesca, ma si sarebbe detto
che un intero gruppo di acrobati stesse provando il salto mortale.
Poi Branch fu di ritorno e dovettero versarsi da bere, e per qualche
istante nessuno apr bocca. Poi cominciarono a parlare del pozzo
e Branch disse che era soddisfatto del modo in cui proseguivano i
lavori e che Dasso aveva la sua parte di merito. Dasso rispose che
era abbastanza contento e bevvero un altro bicchiere. Poi tutt'a un
tratto Dasso esclam: Be', all'inferno! Meglio di cos non potrebbe
andare, non ho mai visto un pozzo andare meglio, e certo dipende
anche dal pozzo, ma pi di tutto dipende da chi lo gestisce: un certo
Branch. Un pozzo che meglio non potrebbe essere, che funziona
esattamente come avevi previsto. E il progetto  stato fatto a puntino,
credimi. Ci siamo curati di tutto, il personale che ci voleva, la
relazione geologica che ci voleva, i contratti e l'attrezzatura che ci
volevano. Se facciamo un brindisi in mio onore, bisogna farne uno
anche in tuo onore, giacch ci siamo, un brindisi come si deve.
D'accordo. Vuota il bicchiere.
Vuotalo tu.
Ne ho ancora un po'.
Passarono poi al terzo bicchiere, ma non prima che a lei venisse
quasi da soffocare per la polvere che c'era nello sgabuzzino. Mi
strinse la mano fino a piantarmi le unghie nella carne, per non tossire.
Dopo un po' la sentii bisbigliare: Grazie a Dio. Dal rumore e
dallo scalpiccio che erano cominciati daccapo si sarebbe detto che
avevano finito di bere e che stavano per andarsene. In quel momento
sentii Dasso esclamare: Jim.
S, cos'?
Come mai la finestra  aperta?
Be', l'avrai aperta tu, no?
L'ho aperta io?
Allora sar stato io.
Qualcuno di noi due?
Ci fu un lungo intervallo in cui nessuno parl, poi: Jim, sei mai
stato pedinato?.
No, che io sappia.
A me capit una volta. In occasione di quel documento falso,
alle cascate di Santa Fe. Avevano appena cominciato a pedinarmi,
che gi lo sapevo, come non lo so... Jim, ho la strana sensazione
che non siamo soli qui dentro.
Andiamo, prendi un altro bicchiere.
No, non scherzo.
Be', santo Dio, diamo un'occhiata.
Sar meglio.
Lei vibr come una corda di violino tirata da spezzarsi, e dappertutto
ci fu uno scalpiccio, e poi di nuovo silenzio. Infine: Dasso,
stai sognando. Non c' nessuno qui dentro.
Va bene. Se mi dai un po' d'acqua, prendo un altro whisky.
Fai pure.
La porta della cucina cigol e non pass mezzo secondo che cigol
di nuovo. Dasso esclam: Jim.
S?
Questo bricco  caldo.
Ci fu il pi lungo silenzio che abbia mai udito, poi la porta d'entrata
si apr e dei passi risuonarono all'esterno, tutt'intorno alla casa,
ma di una persona sola. Quanto rimanemmo l dentro non saprei.
Stavamo l e continuavamo a starci. Dopo un certo tempo la sua
mano si agguant alla mia e si afflosci. Poi il suo respiro si fece
ansimante. Capii che se non avessi fatto qualcosa sarebbe svenuta.
Spinsi la porta.
Ci stava di fronte, affondato in una sedia a sdraio, dall'altra parte
del contatore del gas. Quando lei usc barcollando, rest seduto,
immobile come una pietra. Ma quando vide chi ero io, si rialz improvvisamente
sui gomiti, come se non potesse credere ai suoi occhi.
Poi si adagi sullo schienale. Ma non si adagi soltanto. Si raggrinz
dentro i vestiti: da grande che era, parve un ometto da nulla.
Lei sedette sulla tavola e vers qualche goccio di whisky in uno
dei bicchieri, bevve e rabbrivid. Mi sedetti anch'io. Ci fu un lungo
intervallo di silenzio prima che qualcuno parlasse. Poi lui disse: 
per questo che non voleva cantare per me?.
Credo di s, signor Branch.
E cominci allora, quella domenica?
S.
Si rivolse a lei: Anna, perch non me l'hai detto?.
Come avrei potuto?
Non c' nulla che tu non possa dirmi.
Volevi che ti dessi una pugnalata nella schiena?
Hai dimenticato? Eravamo d'accordo di fare cos. Ti avevo detto
che se mai fosse successo qualcosa avresti dovuto raccontarmelo.
Non c' nulla di cui non possa perdonarti, Anna, tranne la mancanza
di sincerit. Mi fai sentire solo, quasi estraneo alla tua esistenza.
E non so cosa farci.
Mi dispiace, Jim.
Mi accorgevo che non stavano comportandosi come marito e moglie.
Stavano comportandosi come padre e figlia. Invece di prenderla
per la gola o prendere per la gola me o non so chi, stava ragionando
con lei, mostrandosi comprensivo. E lei, invece di strillare
e chiedere che intenzioni avesse, si mostrava mansueta, avvilita e
umile, come una ragazzina che avesse saltato la scuola. Io intervenni:
Posso dire due parole io, a tutti e due?.
Nessuno rispose, ma io continuai: Cercate di non badare alla
mia posizione, in questo momento. Fate conto che io sia un estraneo.
Per quanto riguarda le cose, come andavano prima che io arrivassi,
tutto quello che posso dire  che, secondo me, Anna divent
sua moglie, signor Branch, in un momento in cui sentiva profondamente
la mancanza di suo padre e quello che cercava, anche se non
se ne rendeva conto, non era un marito, ma qualcuno che prendesse
il posto di suo padre, e fu per questo che....
Mi interruppe: Non occorre tornare sull'argomento.
S, Jack,  inutile.
Volete dire che lo sapevate?
Nessuno mi diede risposta, e poi lei prese a parlargli: L'avevi
detto in maniera cos piana, simpatica, Jim. Mio padre se n'era andato
e tu volevi farmi da padre e avere cura di me, che non mi succedesse
nulla, e lo facesti. Come potrei dire il contrario? Facesti
tutto quello che avevi promesso, ma arrivasti un po' troppo tardi.
Ai tuoi occhi non ero che una bambina, e in un certo senso lo ero,
ma c'era dell'altro che tu ignoravi. C'erano stati quegli anni all'universit,
e gli anni che seguirono subito dopo, e non ero pi una
bambina. Ero una donna piena di vita, che desiderava divertirsi, e
gi troppo matura. Oh, in quanto a onest non devi lagnarti. Volevo
che la nostra esistenza fosse come avevamo detto, e mi comportavo
come una moglie deve farlo. Ma quando ero sola, mi sentivo di nuovo
in vena di darmi alla pazza gioia, e poi... un giorno persi la testa,
non c' altro. Jack non ha nessuna colpa. Non ha voluto cantare per
te, per non fare la parte dell'ipocrita.
Gli ho detto qualcosa? Ti ho rinfacciato qualcosa?
Si vers un whisky e mi parve che lo bevesse un po' troppo in fretta.
Poi ne prese dell'altro. Le chiese se aveva la sua automobile e,
quando lei rispose che si trovava nel garage, disse che avrebbero
fatto meglio a prenderla loro due, mentre Dasso avrebbe ricondotto
me alla fattoria, poi le diede una scrollatina sulla spalla e aggiunse
che era ora di andarsene. Lei non si mosse. Lui ripet quanto aveva
detto, con ogni sorta di spiegazioni su come l'avrebbe perdonata e
via dicendo, finch mi si legarono i denti, bench desiderassi che
si riconciliasse con lui. Ma gli diede ascolto, e cominci a piangere.
Cominci a piangere anche lui. Anch'io avevo voglia di piangere.
Lui si vers un altro bicchiere e lo vuot, poi un altro e un altro ancora.
Poi Dasso fu di nuovo l e gli dava delle manate sulle spalle,
invitandolo a seguirlo, che stava per iniziare il nuovo turno e che
dovevano andarsene. Lui si alz in piedi, afferr la bottiglia, vuot
il poco che vi era rimasto, tent di rimetterla a posto, ma non ce
la fece. L'agguantai io e la deposi sulla tavola. Lui prese il tappo
e tapp la bottiglia. Ci mise cinque minuti. Poi vacillando si avvi
alla porta, con un braccio di Dasso intorno alla vita. Quando li sentii
allontanarsi con l'automobile, accesi il gas e andai in cucina a
preparare del caff e gliene feci bere un po'. Poi la misi a letto. Le
stesi sopra una coperta. Trovai una coperta anche per me, me l'avvolsi
intorno e mi sistemai su una sdraio. Quando spunt il sole, lei
dormiva, ma io ero ancora seduto al mio posto, cercando di raccapezzarmi
e vederci un po' pi chiaro nella mia vita.

 Capitolo 21.

La domenica successiva dormii fino a tardi; la primavera in una
piantagione di frutta equivale ad ammazzarsi di lavoro e avevo passato
una settimana estenuante. Verso le dieci, quando uscii per fare
colazione, le campane di una chiesa stavano suonando non so dove
ed ebbi una voglia matta di cantare nel coro, perch mi sentivo in
vena, se non altro per avere un po' di tranquillit, anche se non c'era
granch da guadagnarci, n come fama n come quattrini. Era
gi passata una settimana da quando l'avevo vista l'ultima volta, e
si sarebbe detto che non l'avrei pi rivista e che mi sarebbe uscita
di mente, lei e tutto quello che la riguardava, specie Branch. Non
era comunque una semplice speranza. Una sera, approfittando di
una corsa a Whittier col furgoncino, avevo fatto una puntatina per
dare un'occhiata al pozzo. Era esattamente come prima, col volano
che ruotava nel mezzo, il manovratore sistemato al tamburo, i manovali
tutt'intorno e Dasso da un lato, che dava ordini. Era come se
non avesse bisogno di me e io potessi tenermi alla larga. Era quello
che volevo. Perch il ritorno a casa, quel luned mattina, con lei al
volante che non apriva bocca e la grigia umidit che saliva dall'oceano,
non era stato certo piacevole. Tutto in una volta era apparso
chiaro, come mai prima, che non era sbagliato mostrarsi duro con
lei, e poteva darsi bene che lei fosse insensibile, pazza e forse cattiva
d'animo, ma si deve essere in due per combinare un pasticcio
come quello da cui avevamo cercato di tirarci fuori, e uno dei due
naturalmente ero io. Ma era passata una settimana senza che da
parte sua ricevessi la minima notizia. Ormai, evidentemente, non
aveva pi bisogno di me. Potevo considerarmi al sicuro.
Quella domenica mattina, tuttavia, ero appena entrato nel dormitorio
che si ud un insistente, straziante suono di clacson. Uscii
e lei era l, nella sua automobile. Mi avvicinai e dissi: Chi si vede!
Dove sei stata finora?.
Jack, ho dovuto fare un mucchio di cose, mi sento in forma ed
 una bellissima giornata, ma... Vuoi salire in macchina? Cos potremo
parlare strada facendo, senza perdere l'intera giornata.
Perch, hai fretta?
Come se avessi il fuoco alle calcagna.
Che razza di fuoco?
Al pozzo. Vuoi salire? Andiamo insieme sul posto. Salii e
filammo verso la nazionale 101 e ci trovammo sulla via di Long
Beach prima che lei proseguisse: Si tratta della polizia, delle minacce
che ci hanno fatto se non provvediamo al fango.  sparso
dappertutto e dovresti farci qualcosa.
Sparso dove?
Sulla strada.
Se vuoi che sia di aiuto, spiegati meglio.
Quando pompano, i detriti aumentano di volume e l'acqua non
fa che accrescerlo.  pi quello che viene fuori che quello che viene
aspirato. L'aumento di volume fa straripare. Bisogna mandarlo in
qualche posto. Di solito in un pozzo, un ampio bacino arginato da
detriti. Ma la persona con cui mio marito aveva stipulato un accordo,
sul terreno confinante, ha cambiato parere, o forse hanno bisogno
loro del bacino di scarico, non saprei. Dice che si trattava di un
accordo personale, con mio marito, e ora  diverso o... Non so esattamente
quale sia il motivo, non sono nemmeno riuscita a vederlo.
Ma ci ha messo fuori delle sue terre, e non possiamo interrompere
il trivellamento, e intanto il fango straripa sulla strada, in contravvenzione
alle leggi, e la polizia si  fatta avanti e...
Tuo marito non pu fare nulla?
Non c'.
Dov'?
Da Hilton.
Che ci sta a fare?
Non saprei.
L'ultima volta che ne ho sentito parlare, avrebbe dovuto continuare
ad aiutarti finch il pozzo non fosse ultimato. Ora invece ha
piantato baracca e burattini. Andiamo, cosa  successo?
Si era messo a bere.
A causa nostra?
Credo di s. Jack, devi fare qual...
Non pu pensarci Dasso?
Non  che un dipendente.
Avrei voluto chiederle che ruolo avessi per poterci fare qualcosa
ma, come ho detto, mi si era gi ficcata in testa l'idea che bisognava
essere in due per combinare tutto quel disastro e, una volta
cominciato, avrei dovuto portarlo a termine, o almeno cercare di
farlo. Proseguimmo e poco dopo fummo a Long Beach, e io cercai di
figurarmi che aspetto potesse avere quel fango. E quando svoltammo
nel viottolo che portava a Signal Hill, eccolo l, che straripava
dal fosso, lo stesso grigiume, scintillante di unto, che si vede sulle
rive orientali del Maryland. E l, all'angolo, dove stava colando nella
grata di un canale, c'era un poliziotto che lo rimestava con una
stecca per evitare che si consolidasse. D'altro lato c'erano due pompieri
con una pompa e vi scaricavano sopra un getto d'acqua, un
po' pi a monte, per mantenerlo fluido, in modo che non ostruisse il
fossato. Risalimmo la collina e mi sentivo addosso una sensazione
lancinante, perch non avevo la minima idea sul da farsi. Al pozzo,
a eccezione dei poliziotti in un'automobile e del fango che scorreva
da un foro nel fossato, tutto era come sempre. Il manovratore si
trovava alle leve, il volano ruotava, c'erano i manovali e Dasso, in
disparte, confabulava con un sergente della polizia che stava con
l'orologio alla mano.
Quando ci vide arrivare, Dasso si avvicin. Be', Anna, credo
non ci sia niente da fare. Gli ho detto che non possiamo interrompere
il trivellamento, ma lui ci d dieci minuti di tempo per arginare
il fango e, se non ci riusciamo, ci fa chiudere.
Dasso guardava lei, ma le sue parole erano in realt rivolte a
me. Il sottufficiale si avvicin e lei discusse con lui, spiegando che
chiudere il pozzo, ora, avrebbe significato perdere decine e decine
di metri di profondit, e lui disse che capiva benissimo. Ricord
che le aveva gi accordato due ore e le sarebbe venuto incontro in
tutti i modi possibili. Ma, aggiunse, la legge era la legge. A rigore,
avrebbe dovuto farla chiudere subito, ma non aveva voluto essere
troppo severo con lei, finch c'era la possibilit di farlo. Lei gli
chiese quello che desiderava facesse, e lui rispose che non ne aveva
idea, sapeva solo che non era possibile che il fango continuasse
a scaricarsi nella strada. Dasso cominci a fischiettare un motivo,
il poliziotto mi diede un'occhiata e lei prese a mordersi le labbra,
augurandosi che io fossi in grado di fare qualcosa. Ignoravo quello
che avrei fatto, ma scesi dalla macchina. Da un lato c'erano due
serbatoi che erano stati portati su per conservarvi il petrolio appena
il pozzo avesse cominciato a funzionare. In quel momento non
avevo la minima idea di che cosa stessero facendo, ma constatai
che erano vuoti e staccati dal resto. Diedi una rapida occhiata e mi
parve che se il tubo del fango fosse stato girato a gomito accanto
al pozzo, la sua estremit, da dove il fango stava uscendo, sarebbe
passata sopra il primo serbatoio, arrivando fino al secondo. Mi
avvicinai, lo afferrai con tutte e due le mani e tirai. Non si mosse,
cos chiamai degli uomini in aiuto. Riuscimmo a girarlo e il fango
mi inzaccher tutto. Sollevammo l'estremit del tubo fino ad averlo
sopra la testa, dove il terreno digradava in direzione dei due serbatoi.
Mi trovavo sotto una pioggia di fango, ma diedi un ultimo
strappo e allora sentii il tamburellare del metallo, all'interno. Mi
volsi a Dasso: Servir a tirare avanti per un po'. Quando il primo
sar pieno, usate il secondo.
Gli occhiali di Dasso si offuscarono dal dispetto che aveva negli
occhi. Fiss Anna. S, Daz, credo che potr andare.
 lui che dirige la baracca, ora?
Come mio rappresentante.
Mi rivolsi al poliziotto: Credo che i due serbatoi basteranno fino
a domattina. Nel frattempo avremo scavato il fossato che ci vuole.
Non credo dureranno fino a domattina.
L'infrazione si ha solo nel momento stesso in cui avviene, vero?
Be', s, certo, solo che...
Benissimo, allora.
Avevo parlato come un granduca che congeda il barbiere, e l'altro
chiam il poliziotto, in fondo alla china, e i due pompieri; tutti
e quattro salirono in macchina e si allontanarono. Jack! Vieni qui!
Devo darti un bacio, prima che ti tolga il fango di dosso.
Non c' tempo da perdere.
Non avevo bisogno che un poliziotto mi mettesse in guardia
sull'eccessivo ottimismo a proposito dei due serbatoi. Sapevo benissimo
che ci avrebbero fatto tirare avanti al massimo per un paio d'ore.
E allora ci saremmo trovati al punto di partenza se non avessimo
trovato un posto dove raccogliere la melma. Mi concentrai per un
minuto, cercando di ricordare il nome del proprietario dell'escavatrice,
e infine lo trovai: Stellinger. Entrai nella baracca che serviva
da ufficio, chiesi di lui e potei averlo al telefono. Inutile che vi dica
quello che un meccanico americano  capace di chiedere per un lavoretto
d'emergenza alla domenica, comunque dopo un po' lui arriv,
pilotando la sua escavatrice, seguito dalla spalatrice e dal camion.
Lo condussi subito sul posto, sulla falda della collina, a monte dei
due serbatoi. Con l'escavatrice, gli feci praticare quattro profonde
trincee, poi delle altre ad angolo retto con le prime e delle altre oblique,
l'una sull'altra. Poi con la spalatrice cominciai a far caricare
il materiale scavato sul camion per scaricarlo in un mucchio nella
parte opposta del campo. A cercare intorno avrei trovato certamente
qualche proprietario di terreni acquitrinosi che non avrebbe chiesto
di meglio che toglierci di mezzo la terra scavata, ma non avevo
tempo di cercare. Ammonticchiai la terra dove potevo, e gli ultimi
camion li feci rovesciare tutt'intorno alla buca, e in breve avemmo
un vero e proprio bacino di scarico, un lavoro non particolarmente
ben rifinito, ma fin troppo buono per essere un lavoro di fortuna, e
abbastanza capace per contenere tutto il fango che avremmo estratto,
per vari giorni. Quando ebbero finito, lei spicc un assegno. Mi
dispiace, Anna, che sia venuto a costare tanto, ma...
Non preoccuparti. Sono contenta che sia andata cos.
Bisognava fare qualcosa, e...
Vuoi salire in macchina, ora?
Vorrei mangiare qualcosa.
Anche me stessa, se vuoi.
La squadra notturna era intanto sopraggiunta e sembrava che andasse
tutto alla perfezione, cos lei mi condusse in macchina a un
posto di ristoro e poi a un alberghetto in viale Anaheim, da dove
telefonai a Holtz per dirgli che me ne andavo. Fece il diavolo a
quattro, come mi aspettavo, e mi offr un aumento, il che mi fece
inorgoglire e mi dispiacque allo stesso tempo, ma non c'era nulla da
fare, mi era stato affidato un pozzo petrolifero e non potevo piantarlo
a met. Visto che mi aveva prestato la sua automobile, la condussi a
casa, diedi un'altra occhiata al pozzo e finalmente tornai all'albergo
e mi ritirai. All'alba ero di nuovo al lavoro. Fu luned verso mezzogiorno
che cominciarono le difficolt.
Stavamo sempre incanalando il fango nel bacino di fortuna, ma
desideravo sistemare le cose una volta per tutte, cos ero in procinto
di far costruire un vero bacino, al limite estremo della propriet,
nella zona dove era stato scavato il primo pozzo. Affinch possiate
rendervi conto chiaramente di quello che avvenne pi tardi, sar
meglio che vi dia un'idea della topografia del luogo. C'erano due
strade, non pi larghe di viottoli di campagna, una che saliva la
collina e l'altra che tagliava la prima ad angolo retto, e i terreni si
trovavano proprio all'incrocio. A poca distanza, accanto alla strada
che attraversava la collina, c'era il camposanto. In cima alla strada
in salita, quella che passava per la sommit dell'altura, e separata
dai terreni di sua propriet da un semplice recinto di fil di ferro spinato,
si trovava la piccola raffineria, con i compressori in un angolo.
Da ogni pozzo fuoriesce petrolio e gas, e il gas viene raccolto e inviato
a un compressore, o impianto di assorbimento, come vengono
chiamati quelli pi grandi, e viene estratto il primo tipo di benzina.
Si tratta dell'ottano superiore, che viene mischiato con altre benzine
come il caff dell'America Centrale viene mischiato con caff
ordinari, e sempre per la stessa ragione: per migliorarlo. La benzina
viene passata alla raffineria, che provvede a ricavarne il carburante
da mettere in commercio o, nel caso di grossi stabilimenti, dotati di
molti mezzi, al cracking, che non differisce in nulla da una raffineria
vera e propria, solo che il processo ha luogo a una pressione che
una raffineria ordinaria non  in grado di ottenere, ricavando quindi
un certo numero di sottoprodotti che normalmente si lasciano perdere.
Quella raffineria non era che un giocattolo, con tre distillatori
a benzina, tubolature che andavano alle torrette d'infiammazione,
alle torri di aerazione, ai serbatoi di conservazione, e tutto il resto
della fabbrica, che un fazzoletto spiegato avrebbe potuto contenere.
Il terreno di Anna aveva un acro di estensione, con sei pozzi da un
lato, lungo il recinto di filo spinato, con le incastellature rimosse,
ma le pompe in azione, ognuna col proprio congegno per l'imprigionamento
del gas, che non  altro che un serbatoio rovesciato della
grandezza di un cassone d'acqua calda in un impianto domestico,
e due altri serbatoi di taratura, alti due o tre metri e lunghi un po'
meno, della specie di quelli adoperati per il fango. Stanno sempre
in coppia in modo che, mentre uno si sta riempiendo, l'altro si scarica
nelle tubazioni. Lei aveva un contratto annuale con la Luxor,
o luXor, come usavano scrivere, e dovunque si guardasse c'era una
specie di valva con la X nel mezzo sulle tubature che scendevano
allo stabilimento, che si trovava a circa mezzo chilometro, ai piedi
della collina. Adiacente alla raffineria, al di l di uno steccato di
legno, c'era un'altra azienda privata come la sua, appartenente a
certi Mendel, la stessa che aveva consentito a Branch di servirsi del
proprio bacino di scarico e poi si era rimangiata la parola.
Il nuovo pozzo si trovava affiancato allo steccato dei Mendel, dopo
il quale iniziava un'altra serie di sei pozzi. Il bacino provvisorio
che avevo fatto scavare correva lungo la linea di confine, mentre il
bacino definitivo, quello grande che stavo costruendo e che ci sarebbe
servito per un po' di tempo, si trovava a valle della propriet. Ma
con lavori di quella fattura non potevo fare le cose in grande come
per il bacino di fortuna, cos dissi a Stellinger di venire un marted,
e quel luned mattina scesi in macchina a Long Beach e acquistai un
teodolite di seconda mano. Fatto ritorno, chiesi al manovratore della
trivella di mettermi a disposizione uno dei suoi uomini, e cominciai
a piantare dei pioli per il livellamento. Sar stato circa un'ora a
quel lavoro quando il mio sesto senso, o forse l'udito, mi avvert che
qualcosa non andava. Alzai il capo. Dasso non si vedeva, ma l'uomo
alla pompa del fango era al suo posto a sorvegliare la melma che
stava uscendo dalla parte posteriore. In quel momento l'uomo alla
trivella not qualcosa che sembrava non funzionare e alz lo sguardo.
La pompa toss due o tre volte, mentre l'uomo che vi era addetto
si precipit alla valvola di strozzamento. Ma non arriv in tempo.
Scoppi con un rumore di cannonata. Nuvole di vapore si levarono
tutt'intorno, l'uomo alla trivella si attacc alla valvola e tutto si ferm.
All'una arriv sul posto un operaio inviato da una ditta di pompe
che avevo trovato sull'elenco telefonico, poich qualcosa dovevo
pur fare, dato che Dasso se n'era andato con la scusa di recarsi da
Hilton per parlare con Branch. Si comport come se fosse la cosa
pi normale del mondo, e mentre stava sostituendo dei pezzi feci
quattro passi intorno, per evitare che mi desse di volta il cervello,
e poco dopo mi trovai alla raffineria. Al di l dello steccato un tale
osservava quello che stava succedendo. Doveva avere circa cinquantanni,
alto e smilzo, legnoso come tutti quelli che fino ad allora
avevo visto fare quel mestiere, e portava la stessa tuta, il berretto di
tela e la camicia aperta che portavano tutti gli altri. Lui parl e io
gli risposi, disse di chiamarsi Roher e non potei fare a meno di presentarmi
anch'io. Immaginava che io fossi il nuovo direttore della
Sette Stelle - la prima volta, quella, che sentivo fare il nome della
nostra ditta - e risposi di s. Prese a guardarmi, come se volesse
studiare che tipo fossi, poi aggiunse qualcosa per tastare il terreno:
Ho sempre avuto simpatia per la Sette Stelle. Una piccola azienda
gestita piuttosto male, se posso dire cos.
Che intende dire, signor Roher?
Be', hanno stipulato un contratto, o almeno cos ho sentito dire,
con la Luxor, e non  affar mio, ma ogni anno mi mettono da parte.
Ma, a quattr'occhi, una piccola raffineria pu portare avanti le cose
come un grande stabilimento nemmeno si sogna, specie al giorno
d'oggi. Ci siamo intesi, no?
Strizz l'occhio e io gli chiesi se era lui a gestire la raffineria e
rispose di s: Tutto da me; il pi delle volte. Alla gente abituata
agli stabilimenti pare strano che non si abbia bisogno di un'intera
squadra di operai che vanno e vengono e aspettano la sirena di mezzogiorno
per fare colazione. Dimenticano che  tutta una questione
di valvole, manometri e rubinetti, e un uomo solo, se sa il suo mestiere,
pu fare per venti.
Se lo sa.
Immagino che lei sia nuovo del mestiere.
Be', cos cos.
Come lo siamo stati tutti noi, un tempo.
Esamin gli operai che stavano lavorando, poi seguit: Vedo
che avete un piccolo guasto alla pompa.
 scoppiata la testa di un cilindro.
Strano, ai giorni nostri... Un tempo capitava spesso, ma ora
non pi, visto che si pu portare la grana alla gradazione che si vuole.
Signor Dillon, parler francamente, ma giurerei che quel fango
non  stato condizionato. Ce n' un mucchio di materiale, laggi,
accatastato in sacchi, ma non ne ho visto buttare dentro nemmeno
una manciata, oggi. Poi, mentre mi sentivo arrossire dalla vergogna
per non aver mai sentito parlare di un materiale del genere, lui
continu: Lei  nuovo del mestiere, dicevamo, e probabilmente
ignora che  compito del capo trivellatore sorvegliare cosa viene
messo dentro, giudicando dalla grana, e mantenere il fango alla
giusta consistenza, controllare la viscosit e il peso voluti: il responsabile
 lui. E, a proposito, direi che ieri era proprio il momento
adatto per rimanere senza bacino di scarico, tanto pi che non c'era
nessuno a vedere dove il fango andava a finire, e qualcuno avrebbe
potuto chiamare la polizia volutamente.
Dove vuole arrivare, signor Roher?
Le parlo da amico, gliel'ho detto.
Certo.
Tenga gli occhi aperti, amico mio.
Tornai alla pompa che intanto era stata rimessa in funzione.
L'uomo della ditta controll due o tre cose, poi disse: Senta, a me
non fa n caldo n freddo, e questo  il nostro mestiere. Tuttavia,
a meno che non desideri che il guasto si ripeta tutti i momenti, se
fossi in lei controllerei la consistenza del fango.
Lo ringraziai, notai che i manovali si guardavano l'un l'altro
e diedero un'occhiata a Dasso, che stava l, scrollando la testa.
Lasciai passare qualche minuto e poi tranquillamente, senza innervosirmi,
osservai: Dasso, si direbbe che la riguardi.
Non capisco.
 certo di aver sorvegliato che tutto fosse in ordine?
Be', non ero presente, Jack. Ero...
Dov'era?
Gliel'ho detto. Da Hilton. Il signor Branch...
Nessuno  venuto a chiedermi il permesso di andare da Hilton.
Io stavo piantando i pioli. Non posso costruire dei bacini, sorvegliare
la consistenza del fango e fare una decina di altri lavori a cui dovrebbe
pensare lei. Se vuole restare qui,  necessario che io sappia
se intende rimanere al suo posto e assumersi la sua parte di responsabilit,
o se preferisce passare il tempo al bar Hilton, occupandosi
di cose che ignoro. Vorrei sapere cosa decide di fare.
Va bene, ma se l'uomo addetto alla pompa non  in grado...
Non  lui ad avere in consegna il materiale.
Mi fiss, serio in volto: credeva che non lo sapessi. Ma quando
mi misi dalla parte dello specialista, gli uomini furono tutti con me,
e lui dovette inchinarsi. L'aggiustatore se ne and, lui tir fuori due
sacchi di Acquajel da versare nel serbatoio. Ma avevamo perso un
mucchio di tempo.
Anna, si tratta di sabotaggio bello e buono, e lui sta l solo per
metterci i bastoni fra le ruote tutte le volte che gli riesce e quando
pu farla franca. Da quello che ho potuto vedere e dal poco che
mi ha confidato Roher,  solo colpa sua, gli uomini non centrano.
Almeno per quanto riguarda l'incidente di ieri. I tre trivellatori hanno
lavorato a Bakersfeld ed erano amici di tuo marito, o perlomeno
avevano lavorato per lui. Gli altri, l'uomo della caldaia e quello
della pompa, sono gente del posto e credo non si schierino n per
l'uno n per l'altro. Qualsiasi cosa pensino della mia apparizione,
in fondo, se ne infischiano. Ma Dasso  una fonte di disordine. E,
se vuoi che ti sia di qualche utilit, devi fare una di queste tre cose.
Mi licenzi e reciti la parte, come se avessi intenzione di tornare con
tuo marito. Con me fuori dai piedi, Dasso filer come Dio comanda,
sia che Branch smetta e non smetta di bere. Oppure licenzi Dasso,
lasciando che me la veda io da solo, cosa che non ti consiglio, anche
se far tutto quello che  in mio potere. Oppure, infine, licenzi
tutti e due e affidi i pozzi a una impresa di trivellamento, ci che, a
considerare i pr e i contro, secondo me sarebbe la cosa migliore.
Ma lasciando invariate le cose non farai che aumentare i problemi.
Lo lasceremo al suo posto e tu continuerai il tuo lavoro.
Ma non capisci che ti coster il doppio?
Mai quanto mi costerebbe se lo licenziassi.
Che vuoi dire?
In fondo a tutto c' la banca, credo che questo basti.
Intendi parlare del prestito?
Se ci sono degli inconvenienti, di tanto in tanto, con un bacino
o una pompa o non so che altro, non  poi la fine del mondo. Non
c' nessuno che non abbia incidenti di percorso, e nessuno ci fa caso.
Ma quando viene fuori qualcosa in rapporto agli uomini, quello
che chiamano un rischio mortale, Dio ci salvi! Pretendono un immediato
ammortizzamento, forse anche la costituzione di un'ipoteca
sui distributori, e chiss che altro. Perch sanno che apportare dei
cambiamenti del genere vuol dire fermare tutto e ventiquattr'ore
pi tardi l'azienda vecchia  sparita e se ne  costituita una nuova
che non ha nulla a che fare con quella precedente. Qualsiasi cosa
si faccia, non gli si toglie quel chiodo dalla testa. Cos Dasso lavora
contro di noi. Far di tutto per farci andare in bestia e ci coster
un occhio. Ma, comunque sia, la perforazione continua, gli operai
li abbiamo, contiamo qualcosa. Se agiamo diversamente, ci abbandoneranno
a noi stessi. E inoltre...
S? Che altro?
Vorrei che tu gliela facessi pagare.
Credi di essere a teatro?
Ero a casa sua, e lei era sdraiata sul sof del soggiorno, una vestaglia
rossa di velluto fasciata tutt'intorno e una rivista illustrata in
grembo. Si stir come un gatto e mi fece cenno di avvicinarmi. La
mandai all'inferno, avevo altro a cui pensare. Sollev il capo, mi fiss
per qualche istante, mentre mi muovevo per la stanza, e disse: Non
importa quanto costi. Non mi importa di rovinarmi. Ho esitato fin
troppo. Gliela farai vedere, e ti sosterr fino all'ultimo centesimo.
Cos lo tenemmo in servizio, e io mi arrangiai a sistemare uno dopo
l'altro i guai che lui combinava, tutti lavori che venivano a costare
un occhio della testa. Imparai a conoscere la differenza tra un ingolfamento
e un imballamento, che per voi, scommetto, saranno
sinonimi. Un ingolfamento si ha quando si verifica un'eccessiva
pressione alla punta della trivella, il volano d un numero di giri
maggiore di quello che il corpo  in grado di reggere, e allora comincia
a pestare. L'imballamento, viceversa, si ha quando la pressione
alla punta  troppo bassa e allora questa si mette a ruotare pi
velocemente del corpo stesso e comincia a sbattere. In ogni caso 
un brutto affare e si perde un'ora o pi, anche con gli strumenti speciali
di cui dispongono, e prima che si sistemi il corpo della trivella
e si ricominci a lavorare passa un sacco di tempo. Inconvenienti del
genere si verificano in tutti i pozzi, ma il pi dipende dalle trivelle
che vengono usate e che devono adattarsi alla particolare natura
del terreno e, a giudicare dal modo di comportarsi dei trivellatori
nei riguardi di Dasso, non direi che tenessero in gran conto le sue
opinioni. Cos dovevo spesso vedermela direttamente con loro, specialmente
per il fatto che non ci tenevo a far capire la mia incompetenza.
Ma quando vide che da quel lato non c'era pi nulla da
fare, cominci a ostacolarmi col cemento. Nei pozzi di petrolio si 
soggetti a ispezioni continue, molte di pi di quante un profano possa
immaginare. Si tratta dell'ispettore del ministero dei Carburanti,
perch si  disciplinati al millimetro in conseguenza dei danni che
un'impresa mal condotta pu apportare ai pozzi circostanti, come
accadde in Messico, dove il pi ricco campo petrolifero dell'intero
golfo venne affogato nell'acqua di mare, tanto da non poter produrre
mai pi oltre il quaranta per cento di quella che sarebbe stata la
sua capacit produttiva.
Quello che controllano  che la cementazione venga fatta a dovere,
e difatti il cemento  per il petrolio quello che la mondatrice
 per il cotone o la curvatura delle ali per gli aerei: qualcosa che
li salva quando stanno per trovarsi nei pasticci. Poich nei campi
di montagna l'acqua dolce inonda i pozzi molto prima che si raggiunga
il petrolio, lo stesso accade con l'acqua di mare nei campi
lungo la costa, e sulle coste soggette a marea, come nei campi della
California, ci si trova l'una e l'altra. E l'acqua non invade soltanto
il pozzo che si sta trivellando, ma tutta una vasta zona, interessando
cos un intero lotto e provocando il fallimento dell'azienda.
Perci, nel 1903, quando l'industria era appena agli albori, escogitarono
un sistema per bloccare i pozzi. Pomparono il cemento
dentro l'alloggio con sufficiente pressione per forzarlo tutto intorno
al corpo della trivella e alla formazione rocciosa. Si ottenne il
risultato voluto. Blocc tutto saldamente, dentro e fuori, come un
macigno; dall'interno del tubo facevano fuoriuscire il cemento e
scendevano in fondo, dentro un bel foro pulito che non avrebbe
buttato fuori il petrolio guastato dall'acqua salata quando sarebbe
scaturito in superficie. Fu l'inizio in grande dello sfruttamento
petrolifero, e qualche tempo dopo fu sancito per legge l'obbligo di
bloccare l'acqua col cemento. Ogni giorno si pompa attraverso un
maschio, come lo chiamano, un blocco di cemento armato munito
di valvole in plastica, cos, quando hanno steso il cemento, non
fanno che affondare la trivella attraverso il maschio, continuando
la perforazione.
Quando i detriti cominciarono a rivelare la presenza di sabbia
acquosa e il signor Beal, l'ispettore governativo, mi invit a usare il
cemento, di cui non avevo mai sentito parlare. Dovetti ricorrere di
nuovo all'elenco telefonico e ordinare a un fornitore di cemento di
tenersi pronto sin dal mattino seguente. Ma quando incontrai Anna,
quella sera, lei and su tutte le furie. Cemento? Ma se il contratto
 stato fatto solo pochi mesi fa!
Sai con chi?
Ma certo, con l'Acme.
Vuol dire che li avviser di tenersi pronti in caso ne avessimo
bisogno. Telefoner all'altro fornitore per disdire l'incarico, dir che
non so distinguere il cemento da una cassa da morto e che non ne
abbiamo pi bisogno.
Dasso non te l'ha detto?
Secondo te?
Vuoi dire che ti ha lasciato telefonare senza muovere un dito?
Non dipende da me, ma da te.
Quando finalmente lo affrontai e gli dissi di andarsene fuori dai piedi,
fu uno sproposito, perch era l'unica volta in cui Dasso non c'entrava
per nulla. In quei giorni lavoravamo a grande profondit. Verso i milletrecento
metri, quando il gas cominci a filtrare attraverso il fango,
Beal disse di innestare il congegno antiscoppio, e per me fu come se
parlasse arabo, ma il trivellatore agguant qualcosa che era sempre
stato l per terra, da quando c'ero io, e che si sarebbe detto un connubio
tra una boa a campana e un trombone snodato. Lui, Dasso e gli
operai lo sollevarono e lo tennero sospeso sopra la melma, e per quasi
un'ora rimase l. Infine, riprendemmo a lavorare. Poco dopo cominciammo
ad avere del petrolio, e fu un guaio grosso perch il signor
Beal pretese che aggiungessimo dell'altro tubo, in modo da penetrare
fino in fondo alla formazione rocciosa, o altrimenti avremmo dovuta
sospendere l'estrazione e cementare un altro tratto di foro. La ragione
di tutto ci erano i termini della licenza di cui eravamo in possesso.
Dal primo giacimento i nostri sei pozzi estraevano tutto il quantitativo
che eravamo autorizzati a estrarre e, se avessimo dovuto impiantare
un altro pozzo, avremmo dovuto andare a cercare il petrolio a maggiore
profondit. Altri pozzi della zona sfruttavano il secondo strato, ma
nessuno sarebbe stato in grado di sostenere che si estendeva fin sotto
i nostri campi, e in tal modo veniva considerato un giacimento nuovo.
Sapevamo tutti di che si trattava, non c'era nulla da obiettare, cos il
trivellatore si guard intorno cercando gli elementi di tubo. Non ce
n'era. Mi parve di aver sopportato fin troppo. Non lo picchiai nel vero
senso della parola. Furono le mie dita a picchiarlo, e lui ruzzol
nel fango e, seduto dov'era, sgran gli occhi. Poi si tolse gli occhiali
e guard meglio. Ricordai che non si pu prendere a pugni una persona
con gli occhiali. Mi sentii mortificato e l'aiutai ad alzarsi e gli
porsi il cappello. Poi andai alla baracca e misi per iscritto il suo licenziamento.
Telefonai infine alla ditta fornitrice perch ci mandasse
l'occorrente e mi fu risposto che il signor Dasso aveva gi telefonato
e il camion era gi in viaggio col materiale. La cosa mi fece sentire a
disagio. Invece di raggiungere il gruppo degli operai che mi avevano
sentito telefonare, mi diressi al recinto spinato per ridarmi un contegno.
Vi trovai Boher, che aveva certamente assistito alla scena. Be',
ragazzo mio, credo che le cose andranno meglio, ora.
Non ci spero troppo.
Era in pieno diritto di farlo, e la gente la rispetter maggiormente,
ora.
Probabilmente sarebbe stato cos se non fosse che, questa volta,
Dasso non aveva alcuna responsabilit e io l'ho licenziato per
aver fatto semplicemente quello che doveva fare, e nessuno potr
darmi ragione quando ho torto.
L'aveva avvertita di averlo fatto? Ha la lingua paralizzata che
non pu parlare? L'ha mai messa al corrente di quello che faceva?
Ha mai fatto qualcosa che non sia stato metterle i bastoni fra le ruote?
Non si preoccupi per la gente. Sanno benissimo che se stavolta
non meritava la lezione, se l'era meritata tante altre volte, e poco
importa se in questo caso aveva ragione.  stato lui a volerlo. Le
cose andranno meglio, vedr.
Andammo avanti cos bene che non ci furono nemmeno confronti,
e cominciai ad accorgermi di aver acquisito una buona competenza
in materia di petroli, come non avrei mai sperato. Le cose di cui
avevamo bisogno arrivavano puntualmente, e non pi con ore di
ritardo come quando la direzione era affidata a Dasso; le perdite
furono ridotte alla met e, tenendo conto di tutte le cementazioni
fatte, della sistemazione di un nuovo alloggio e tutto il resto, avevamo
raggiunto il cinquanta per cento dei guadagni dei tempi buoni.
Anna, tutte le volte che la vedevo, si metteva a saltellare per il
soggiorno e insisteva a stappare dello spumante in mio onore. Io la
supplicavo di lasciarmi lavorare. Verso i milleottocento metri cominciammo
a estrarre il gas, e divenni cos nervoso da non essere
capace di allontanarmi dal cantiere. Dormivo sulla tavola, nella
baracca, e mi alzavo in continuazione per andare a vedere come
stava procedendo. In breve i detriti cominciarono a uscire con un
odore misto di catrame, tubo di scappamento e bassa marea in una
secca fangosa, una puzza che si sentiva a distanza, ma gradita al
mio olfatto pi di qualsiasi prodotto Chanel. Si trattava di petrolio,
e questa volta potevamo conservarlo senza bisogno di scendere
pi in fondo. L'aria ne era impregnata. L'ispettore governativo ci
disse di prendercela con calma, e riducemmo a met la velocit.
Osservatori, dirigenti e ingegneri cominciarono ad arrivare sul posto
dai pozzi vicini, cos non passava momento che non ne avessimo
almeno una decina tra i piedi. Il direttore della Luxor si present
pure lui e scegliemmo il posto dove sarebbe stato sistemato il
nuovo serbatoio misuratore: proprio a lato del primo elemento della
doppia serie di sei, il primo di una nuova serie, come speravamo,
che sarebbe stata allineata in due file parallele. Tirai fuori il teodolite
e cominciai a piantare i pioli per il cemento armato. Ordinai
un albero di Natale.
Una sera, verso le undici, mi recai al Raggio d'Oro, un bar frequentato
dalle maestranze del turno di notte. Non c'era molta gente
a quell'ora, cos presi il mio caff, introdussi un nichelino nel
grammofono automatico e rimasi ad ascoltare la musica. A un certo
punto, in un separ, notai qualcuno e, quando si volt, vidi che era
Dasso. Mi mise a disagio, perch mi rincresceva ancora averlo trattato
a quel modo. Jake gli serv qualcosa, e pass del tempo, ma lui
era sempre l. Dopo un po' mi avvicinai. Lo salutai e lui mi rispose,
ma continu a fissare la finestra. Gli dissi che mi dispiaceva di
averlo picchiato, che stavo passando un momento di tensione. Lui
volse lo sguardo in giro, prima su di me, poi alla finestra, come se
non mi sentisse. Mi sforzai di trattenermi dal picchiarlo di nuovo
e tornai al mio tavolino. Pagai e uscii. Cominciai a bestemmiare
e mi sentivo il collo bruciare e mi incamminai gi per la collina.
Tornai sui miei passi.
Mi si era insinuata l'idea che doveva esserci sotto qualcosa di
strano. Non mi aveva guardato torvo, n mi aveva accolto a parolacce.
Semplicemente non mi aveva ascoltato. Poi mi torn in
mente il suo modo di guardare fuori dalla finestra e tutto il tempo
che si era trattenuto nel bar, chiacchierando con Jake, mangiando
il suo sandwich, facendo un sacco di cose che non era solito fare,
perch tipi come lui, un po' solitari, certe cose non le facevano.
E allora qualcosa mi si chiar dentro: lui stava aspettando qualcosa
e la finestra guardava proprio sui nostri pozzi. Ricordo solo
che qualche minuto pi tardi stavo correndo. Percorrevo un tratto
di corsa, arrampicandomi su per la collina, poi rallentavo, infine
mi rimettevo a correre, e tutto il tempo andava crescendo dentro
di me la sensazione che qualcosa stesse per accadere. Arrivai in
vista del pozzo, ma ormai era troppo tardi. Dritto di fronte a me
la fila delle luci cominci a oscillare. Qualcuno grid. Poi, dalla
parte alta dell'impianto, qualcosa cominci a scendere, cme su
un piano inclinato. Era l'uomo dell'incastellatura che, dal piano
superiore, stava calandosi lungo la linea di sicurezza. E poi accadde
quello che accadde. Dio, se aveste mai visto duemila metri
di trivella saltare in aria e poi venire gi e sparpagliarsi tutt'intorno,
sul terreno, come un piatto di spaghetto, non ve lo dimentichereste
anche a vivere cent'anni. E quando, finito ci, per lo
strofinamento della trivella contro la guarnizione che avvolgeva
l'alloggio, questa prese fuoco, era difficile dire se a spaventarvi
fosse pi il ruggito dell'incendio, il fracasso del materiale che
pioveva tutt'intorno, le urla degli operai o la vista dei loro berretti
bianchi che fuggivano da tutte le parti, come ragni, prima che
succedesse il finimondo.
Mi buttai nel fango e urlai e pregai come tutti gli altri, e poi,
all'improvviso, non feci nemmeno quello, perch qualcosa mi colp
alla testa e non seppi pi nulla per un pezzo.
 
Capitolo 22.

Non ci arrivai tutt'a un tratto, in quanto era stato un pezzo di carrucola
a colpirmi, l'anello di una puleggia come venni a sapere pi
tardi, e svenni pi per la perdita di sangue che per la botta. Ma
per tutto il tempo che mi trovai in quelle condizioni, il ruggito delle
fiamme mi rintron nelle orecchie ed ebbi il loro bagliore negli
occhi, e sicuramente mi avrebbero seguito anche all'inferno. Dopo
un po' ci furono delle grida, fui avvolto in qualche cosa e coricato
su una barella. Poi non ricordo altro che di essere stato svegliato
da un getto d'acqua sulla faccia, ma l'urlo continuava, e il ruggito
e il bagliore accecante non erano cessati. Cominciai a guardarmi
intorno e vidi che mi trovavo al Raggio d'Oro, disteso sul banco del
bar. Non capivo da dove provenisse l'acqua. Poi notai che, innestata
una manichetta al rubinetto del lavandino, l'avevano fatta passare
dalla finestra per innaffiare il fabbricato, in modo che non prendesse
fuoco per l'eccessivo calore. Ma l'attacco era fatto alla meglio
e mi lasciava zampillare addosso un getto d'acqua. Mi mossi e fui
fuori tiro. Poi dall'esterno udii uno sbattere di tende e dei passi sul
tetto, da dove stavano calando dei teli cerati su un lato dell'edificio
per metterlo fuori pericolo. Quel sipario spense il chiarore, ma non
attut il ruggito.
Persi nuovamente i sensi e poi qualcuno in giacca bianca mi
accese una lampadina negli occhi e mi esamin la testa, e lo sentii
trasalire come se avesse visto una cosa grave. Poi mi fece qualcosa
al braccio e se ne and. Avrei voluto uscire e correre, ma non ero
capace di muovermi. Non ricordo assolutamente nulla dell'ambulanza,
degli infermieri che mi trasportarono fuori, del tragitto fino
all'ospedale, dell'ingresso nella sala operatoria, n dei punti che mi
furono messi. Ritornai in me tutto di un colpo, in quella che notai
essere una stanza di ospedale, col ruggito attenuato nelle orecchie,
come se fosse a una certa distanza, ma il bagliore dell'esplosione
sempre abbastanza forte da poterci leggere il giornale. La testa mi
doleva, la faccia mi tirava e il ventre mi andava su e gi. Quando mi
girai, potei scorgere qualcuno alla finestra. Era Anna. Si avvicin e
mi accarezz il volto, ma per tutto il tempo non faceva che guardare
fuori e dopo un po' torn al davanzale. Riesci a vederlo, Jack?
No, grazie a Dio.
 orribile. Mi fa gelare il sangue nelle vene. Sono rovinata, c'
poco da sperare. E tuttavia mi affascina... Cos' successo?
Non saprei.
Qualcosa che non andava, di certo.
Chiedilo a Dasso.
Dasso che c'entra?
Era l che stava aspettando. Al Raggio d'Oro, appostato alla
finestra, gli mancava solo il cronometro in mano.
Pensai che avrei dovuto recarmi al pozzo e fare qualcosa, che
cosa non sapevo, ma dovevo intervenire. Poco dopo balzai dal letto
e barcollando andai al guardaroba in cerca dei vestiti. Jack! Non
sei in grado di uscire. Non sei in condizioni di farlo! E, inoltre, i tuoi
indumenti sono stati messi a lavare, erano tutti imbrattati di sangue.
Non ci sono che la giacca e i pantaloni.
Fuori, nella hall, sentii il ronzio di un campanello che chiamava
un'infermiera, e l'infermiera non tard a comparire. Tutto quello
che avevo indosso era una camicia da ospedale, ma non c'era pericolo
che ci mi fermasse. Se erano prescritti pantaloni, giacca e un
paio di scarpe, me li sarei messi. E venisse pure gi il cielo, c'era
bisogno di me sulla collina e intendevo andarci.
L'autista del taxi non pot avvicinarsi a meno di duecento metri
a causa della folla, o almeno us quel pretesto. Era terrorizzato e
non potevo fargliene una colpa. Quello che veniva fuori dalla collina
era la cosa pi spaventosa che avessi mai visto in vita mia. Un
rosso pennacchio che balzava dritto verso l'alto, simile in tutto a
una di quelle torce che si vedono all'estremit delle tubazioni nel
Texas e che bruciano il gas di sfogo dei pozzi, con la sola differenza
che invece di essere alto un metro o un metro e mezzo arrivava
ai cento o centocinquanta metri di altezza. Oscillava ora a destra
e ora a sinistra, alle volte lambendo il suolo, e allora si alzavano
urla e strilli, sempre mandando fuori dense nubi di fumo, ora nero
ora rosso sangue. Da un lato, abbattuti in un angolo, c'erano i resti
del pilone, con travi che si arricciavano come lardo sulla griglia e
che si staccavano con fracasso. Dal lato opposto, nel luogo dove ci
sarebbe stato lo steccato della Mendel se non fosse stato ridotto a
una fila di stecchi carbonizzati, c'era il mucchio delle teste della
trivella, tutte attorcigliate come un lunghissimo serpente e ancora
in parte arroventate. Pi tardi, nel corso della giornata, i vigili del
fuoco le avrebbero raffreddate con dell'acqua, dopo averle sezionate
con la fiamma ossidrica. Ora, invece, le trascuravano per occuparsi
soltanto del petrolio che sgorgava in rivoli dal pozzo per via della
pressione che lo faceva arrivare fino al livello del suolo ma non riusciva
a farlo zampillare in aria. Scorreva gi per la collina, qua e l
cosparso di fiamme, ed erano quelle e il calore che costituivano il
pericolo per la gente intorno e le case, che rischiavano di prender
fuoco. I pompieri cercavano di soffocarlo a mezzo di estintori sotto
uno strato di schiuma. Gli uomini alle pompe innaffiavano tutto
quello che trovavano nel raggio di duecento metri: le propriet dei
Mendel, la raffineria, il Raggio d'Oro, la drogheria accanto, l'attiguo
garage, il posto di rifornimento all'angolo e persino gli alberi
del cimitero e i piloni dalla parte opposta. Altri pompieri si erano
spinti in cima alla strada, a non pi di venti metri dal pozzo, e stavano
andando in su e in gi con bidoni pieni di fango. All'inizio non
riuscii a capire cosa avessero in mente di fare, ma poi vidi che stavano
creando una specie di fossato nel quale incanalare il petrolio
incendiato e farlo scorrere nel grande bacino che avevo costruito
a valle della raffineria. In pochi minuti i muretti di sponda furono
terminati e allora un torrente di fiamme prese a scorrere in direzione
del bacino che in precedenza era stato inondato di schiuma. La
schiuma soffoc le fiamme.
Ero rimasto in disparte, insieme a una quarantina di persone,
a due o trecento metri di distanza, ai piedi della collina. Mi sentii
chiamare. Mi voltai ed era lei, al volante dell'automobile, e in
quel momento ricordai di aver visto una macchina che veniva dietro
al taxi. Disse che il medico dell'ospedale aveva dato degli ordini
severi perch tornassi indietro, ma non le diedi retta. Avevo
ancora in testa l'idea di dover fare qualcosa e, ripensandoci ora,
mi pare di capire perch Caruso, quando si trov nell'incendio di
San Francisco nel 1906, fosse uscito correndo dall'albergo con un
quadro con dedica di Theodore Roosevelt stretto contro il petto.
Non credo che quel ritratto gli stesse tanto a cuore, tuttavia in quel
momento gli era sembrata la cosa pi importante che ci fosse, qualcosa
per cui valeva la pena sacrificare la vita, se necessario. Se da
quell'istante in poi agii da insensato, dovete tenere presente che il
fuoco alle volte provoca simili effetti. Tutt'a un tratto mi venne in
mente qual era la cosa che dovevo fare. Strisciando sul ventre, cercando
di spingermi avanti il pi possibile, avrei raggiunto tre dei
miei operai, gi mezzi bruciati a giudicare dalle loro facce, ma che,
incuranti del pericolo, cercavano di venire in soccorso a Funk, il
trivellatore di servizio al momento dell'esplosione, il quale, protetto
da una coperta, stava piangendo e strillando come un bambino. E
l accanto, in mezzo al fumo, potei scorgere la baracca, con dentro
tutti i nostri documenti, i contratti, le licenze e la cassaforte. Era in
preda alle fiamme. I pompieri la inondavano con un potente getto
d'acqua, mandava nuvole di vapore, le fiamme si estinguevano e poi
eccole sprigionarsi di nuovo, come se qualcuno avesse sfregato un
fiammifero. Dovevo metterla in salvo. Mi drizzai in piedi davanti a
Funk e ai tre operai. Su, ragazzi, arriviamo alla baracca.
Dio, signor Dillon,  proprio necessario?
Era stato Funk. La sua voce suonava come quella di una ragazza
isterica. I tuoi quattrini li vuoi, Funk? Vuoi esser pagato?
S, ma i pompieri non dovrebbero...
Che c', avete paura? Volete i quattrini e i quattrini sono l, e
non avr di che pagarvi se non riusciamo a recuperarli.
Fissarono me, la baracca, poi si guardarono tra di loro e non
erano certo convinti. Ma quando mi mossi, mi seguirono. Ci calammo
gi per la collina, dove faceva pi fresco, e ci li tranquillizz
un po'. Poi, salendo il viottolo dietro il cimitero, ci avvicinammo di
nuovo all'incendio ed essi cominciarono a piagnucolare. Tirai avanti.
Facevamo pochi passi, poi ci buttavamo con la faccia nel fango
e procedevamo carponi.
Ai miei piedi, lungo il margine della strada, scorsi un lungo tubo
di quelli usati dai pompieri. Puntata in direzione della baracca, a
una decina di passi c'era la lancia. Mi resi subito conto che, arrivando
fino a l, aprendo la porta e praticando un foro nel pavimento,
ce l'avrei fatta a introdurre in qualche modo la lancia e fermarla alla
trave che correva sotto la soglia. Allora avremmo potuto servirci
della manichetta come di una fune, per trascinare la baracca sulla
strada. Sembrava una cosa assurda, ma non c'era nulla che non fosse
assurdo quella sera.
Gridai a Funk e agli operai di restare dov'erano, agguantai il
tubo e cominciai a trascinarlo in direzione della baracca. Era tremendamente
pesante e il massimo che potessi fare erano due o tre
passi alla volta, uno strattone, una breve sosta e un altro strattone.
Ma poi, a un certo punto, il fuoco mi pass vicinissimo e urlai per il
dolore della scottatura, anche dopo essermi buttato per terra. Il fuoco
si allontan, ma ormai era impossibile resistere al calore. Dovevo
trovare qualcosa che mi facesse da scudo e, a qualche passo, dove
cominciava il terreno della Luxor, scorsi uno di quei cartelloni con
scritto da un lato tenere la destra e sull'altro via sbarrata. Non era
che un'assicella, sessanta centimetri circa per novanta, che per
potevo tenere ritta, davanti, nascondendomi di dietro. Andai a prenderla
e la drizzai tra me e il fuoco e, cos riparato, trascinai avanti il
tubo per altri tre o quattro passi, e cos via. A un certo punto, dalla
cima della collina giunse un urlo e feci appena in tempo a rannicchiarmi
dietro il cartellone che fui investito da una fiammata che mi
lamb tutt'intorno, e mi parve quasi di impazzire. Ma mi raggiunse
subito un fiotto d'acqua, poich i pompieri in cima alla strada si
erano accorti di me e si erano messi a proteggermi con i loro getti,
bench in fondo non sapessero che diavolo stessi combinando
lass. Finalmente giunsi in prossimit della baracca, in modo che
essa venne a trovarsi tra me e il fuoco e fui veramente un pochino
al riparo. La porta era chiusa a chiave, ma mi scagliai contro con
tutto il peso del corpo e si spalanc. Allungai la mano all'interno
e proprio l, al suo posto, trovai l'accetta che mi era servita per
appuntire i pioli. Mi lasciai andare a terra con l'accetta tra le mani
e in breve un'asse fu divelta, e poi un'altra. Infilai nel foro la lancia
del tubo, la feci passare di sotto e la fissai in modo che si fissasse
al pavimento. Raggiunsi di corsa Funk e gli altri. Fatto, ragazzi,
andiamo. Su, forza!
Tirammo, non era che una baracca otto per sei che un alito di
vento sarebbe stato capace di capovolgere, ma avrebbe potuto essere
anche il Woolworth Building e saremmo riusciti a smuoverlo
lo stesso. Cominciai a gridare. Ma Funk mi prese per un braccio e
io guardai. Un'automobile stava avvicinandosi a marcia indietro. Si
ferm e Funk leg il tubo al paraurti posteriore e disse qualcosa.
La macchina avanz di qualche metro, poi si ferm al tendersi del
tubo. Le ruote posteriori presero a girare a vuoto e si sent un odore
di gomma bruciata. Poi a poco a poco riprese ad avanzare e la
baracca cominci a muoversi. Lentamente dapprima, ma, quando
ebbe superato il fossato, prese a scivolare alla velocit di un uomo
che corre, nel bel mezzo della strada, dietro all'automobile, con noi
altri, Funk, gli uomini e io, a correre dietro gridando, e la gente che
applaudiva, di l dalle funi, qualche centinaio di metri pi in basso.
Poi la trave si strapp e quella che era stata una minuscola costruzione
con porte e finestre si sfasci in una catasta di legna da ardere.
Una donna scese dalla vettura e apr il portabagagli. Gli uomini
caricarono a bordo la cassaforte, le casse degli strumenti, il teodolite,
l'accetta e altre cinfrusaglie. Non ricordo pi altro. So soltanto
che mi trovai seduto nell'automobile e a un tratto mi accorsi che
Anna era al volante. Be', Jack, sei soddisfatto? S, credo di s.
 stata una grossa sciocchezza, sai.
Volevi che andasse tutto in fiamme?
Tutto cosa? A parte la cassa si poteva sostituire tutto, e anche
quello che si trova nella cassaforte.  un modello garantito contro
l'incendio e deve esserlo, per quello che costa. Ma tu da chi saresti
stato sostituito?
Questa  grossa.
Vuoi tornare all'ospedale, ora?
Non voglio andare in nessun posto.
Guardati allo specchio.
Perch?
Sei tutto bruciacchiato. In malo modo.
Va bene.
Ma stava sorgendo l'alba e potei vedere l'automobile. Si sarebbe
detto che avesse sofferto il vaiolo, con la vernice tutta sollevata
in vesciche e il telaio che perdeva rosso in larghe, orribili bolle.
Cominciai a sentirmi male pensando a come dovevo essere ridotto
io, e per tutto il tempo che lei stette a scaricare la roba a un posto
di rifornimento il mio stomaco non fece che stringersi e ondeggiare.
C'erano costellazioni dappertutto e il marchio di fabbrica Sette
Stelle, che era il nome della benzina che lei smerciava, ed era la
prima volta che mi accadeva di vederlo. Ma non ci feci troppo caso.
Il volto e le mani avevano cominciato a scottarmi, e tutt'a un tratto
la pregai di portarmi in ospedale per paura che la pelle mi si lacerasse
prima che fossero in grado di curarla.
Rimasi all'ospedale quella settimana e la settimana successiva.
Oltre alla fasciatura alla testa, che dovevano cambiare continuamente,
avevo le mani e il collo bendati e garze sulla faccia con delle
fessure per gli occhi, il naso e la bocca. Nonostante tutto quello
che mi avevano spalmato addosso, avevo un prurito come se fossi
stato immerso nella calce viva, e ogni secondo arrivava un nuovo
medico a dire che la testa non era poi tanto grave, nonostante i tagli
abbastanza profondi; critiche invece erano le scottature che mi
ero procurato. Insieme ai dottori c'erano il comandante Wolfson,
dei locali vigili del fuoco, il giudice istruttore Bland e il signor
Slemp, direttore dell'ispettorato carburanti. Mi facevano un'infinit
di domande, terminando immancabilmente con il congegno di sicurezza,
e temevo d'impazzire a tornare continuamente sulle stesse
cose: quando ero stato assunto, se l'apparecchio era stato esaminato
prima di applicarlo, a quanti altri pozzi ero stato addetto in precedenza,
e via dicendo. Il secondo giorno di quegli interrogatori il
comandante Wolfson vuot il sacco. Avevano subodorato qualcosa
dopo avere asportato le tubature e averle trasportate alla caserma
dei vigili del fuoco, avere scattato delle fotografie, controllato pezzo
per pezzo ogni dato, ogni bullone, ogni chiodo. E la trecciuola di
gomma all'interno, che forma parte dell'involucro sul quale si esercita
la pressione, era marcia. Mi ero aspettato qualcosa di simile,
cos quello che risposi fu che non ne sapevo nulla e che avrei preferito
astenermi dal parlare finch non fosse cessato l'effetto dell'iniezione
e avessi riacquistato una maggiore lucidit di mente. Ma
Wolfson aveva appena chiuso la porta che lei scatt in piedi dalla
seggiola dov'era rimasta seduta in ascolto, ed esplose. Cos era
questo che Dasso aspettava!
Cara persona quel Dasso.
Jack, finalmente lo abbiamo in pugno.
In che modo?
Per avere applicato un congegno di sicurezza difettoso.
Credevo di averlo fatto io.
Ma se tu non ne eri al corrente...
Colpa mia se non lo ero.
Vuoi dire che non hai intenzione di fare nulla?
Lo denuncerei.
A chi?
All'opinione pubblica, si intende.
Benissimo. Ma quando ti quereler per calunnia, diffamazione
e lesioni personali provocategli al volto per imperizia dal tuo direttore,
saranno problemi tuoi. Reclamer al massimo tre milioni di
danni.
Quando lui...
Sfortunatamente sono tutte cose che si possono provare.
Oltre alle visite, ci furono i giornali, pieni zeppi di fotografie. Non
avevo mai visto in vita mia tante colonne dedicate a fumo, acqua e
fiamme, n tante fotografie di un direttore di azienda. Ne misero in
giro quattro o cinque prese all'ospedale, quando i giornalisti erano
venuti a intervistarmi, e poi dovevano essere cadute in mano
all'American Press, cos ne fu pieno anche l'Est. Poi comparvero
delle mie fotografie mentre facevo dei passaggi, sferravo calci,
placcavo e tutto quello che riuscirono a trovare. Ma il colmo fu
quando andarono a scovare il piccolo Lord Fauntleroy, coi biondi
riccioli sul colletto e l'espressione angelica negli occhi. E in
mezzo agli altri ci furono articoli che in poche parole invitavano
a scacciarmi dalla citt. E tutte le sere, appena moriva il rumore
del traffico stradale, quel ruggito tornava, e si sarebbe detto che
avessero fatto venire in citt le cascate del Niagara per l'estate.
E quando calava l'oscurit, tornava a divampare il bagliore delle
fiamme. Dopo un po' mi cominci a montare il sangue al cervello.
Quando scoppia un incendio, si presume che un giorno o l'altro
venga estinto. Ma da tutto quello che dicevano i funzionari statali,
i vigili del fuoco o il giudice istruttore, nulla lasciava presupporre
che l'avrebbero fatto o fossero in procinto di farlo. Continuavano a
parlare sempre pi violentemente e a denti stretti.
Verso la fine della seconda settimana, un marted, avevo ancora la
testa fasciata, ma le bende mi erano state tolte dalla faccia e dalle
mani e, bench non potessi radermi e avessi l'aspetto di un giocatore
di football al luned mattina, perlomeno avevo addosso degli
abiti che lei mi aveva portato dall'albergo e stavo seduto a letto. Poi,
a un tratto, prima di colazione il telefono squill. Fu lei a ricevere
la comunicazione e dal tono reciso con cui rispose che mi avevano
trasferito al piano superiore, capii che non dovevano essere buone
notizie. Poi, a poco a poco, dai suoi discorsi venne fuori che a telefonare
era stato White, della banca, in presenza di altri banchieri,
e che avevano intenzione di parlare con me. Quando lei rispose di
no, lui ventil l'idea di farmi intervenire a una riunione che si sarebbe
tenuta negli uffici della Luxor alle due del pomeriggio, ma lei
rispose che i medici non lo avrebbero permesso. Poi ci fu un'altra
chiacchierata, qualcosa circa la sua intenzione di incontrarsi con
lei, quella sera. Lei declin l'invito e dopo un po' riagganci il ricevitore.
Poi: Non so cosa voglia, Jack, ma aveva un tono di voce
conciliante e non devi per nessuna ragione al mondo parlargli prima
che io riesca a scoprire di che si tratta. Ha delle carte in mano
da parte di tutti loro. Sono in una situazione precaria. Il comando
dei vigili del fuoco ha fatto chiudere moltissime ditte, pozzi e altro;
il principale cracking della Luxor non ha prodotto una tonnellata
da due settimane, tutto  paralizzato e si deve pur fare qualcosa.
Questo  quello che ha detto lui, perlomeno. Ma il guaio grosso  col
giacimento. Tutto il gas che sta bruciando si poteva venderlo all'azienda
del gas, finch fosse rimasto sottoterra; venuto fuori com',
 una pura perdita. Senza parlare del petrolio.
Che si pu fare?
Sei in grado di fare un giretto in macchina?
Mi prest la chiave della sua automobile e io me ne andai per
evitare di trovarmi l nel caso che White arrivasse. Puntai verso
sud, ed eccolo l, sempre in azione, al solito posto, a riversare fumo
e fiamme nel cielo e stendere sopra la citt una coltre che dava al
sole l'aspetto di un minuscolo disco rosso. Lasciai alle mie spalle
la collina e sulla mia sinistra potei scorgere dei pompieri e delle
funi con le quali avevano bloccato il traffico. Quando arrivai al semaforo
non sentii pi il rumore e, infilata la strada di Seal Beach,
persi di vista anche fumo e fiamme. Era una splendida giornata di
sole e per alcuni minuti mi parve di essere uscito di prigione e di
averla lasciata alle spalle: ero di nuovo me stesso, e tutto quello che
importava era filare, anche se la macchina nella quale mi trovavo
sembrava avesse avuto il vaiolo. Ma poi, nei pressi di Huntington
Beach, ricominciai a pensarci: se avete lasciato una tigre nel salotto,
potete scappare lontano quanto volete, ma pi di tanto non ce
la fate a correre, n avete modo di scacciarla dalla mente. In breve
girai l'automobile e, in men che non si dica, eccola di nuovo l, la
rossa torcia fiammeggiante sull'azzurro del cielo.
Fermai il veicolo davanti alle funi, scesi e attraversai il cordone. Un
vigile del fuoco mi ferm, ma quando dissi chi ero mi lasci passare.
Raggiunsi la base della collina e girai intorno e tutto il tempo
tenevo d'occhio l'incendio, lo ascoltavo, lo inalavo mentre lo spesso
fumo oleoso si abbatteva lambendo il terreno. E nuovamente mi
sentivo crescere la rabbia dentro, nell'affrontare lo stesso interrogativo:
perch mai quell'assurda e spaventosa disgrazia, uscita da
un incubo, dal peggiore incubo che avessi mai avuto in vita mia,
doveva capitare proprio a me? Poi cominciarono a mancarmi le
forze e svoltai nella speranza di arrivare al Raggio d'Oro e trovare
qualcosa da mangiare. Ci mi port in cima all'altura e sotto di
me si spalanc una deserta foresta di lucenti incastellature, torri e
serbatoi, senza una ruota, una trave scorrevole, un solo volano che
fossero in movimento, senza un solo fuoco acceso sotto i distillatori,
senza un'anima in vista, tranne i ragazzini che stavano a guardare
dietro le funi e alcuni pompieri pronti accanto a un'autopompa e
a un generatore di schiuma nel caso in cui ci fosse stato bisogno.
Dappertutto, alla raffineria, dai Mendel, nella parte alta della Luxor,
ai caff, ai negozi e ai posti di rifornimento, lastre di asbesto erano
state applicate con fil di ferro o inchiodate sui tetti con linguette
metalliche per impedire che si spezzassero. I vigili del fuoco mantenevano
costantemente in azione una pompa d'acqua con la quale
innaffiavano, a intervalli di una decina di minuti, tutto quello che
sorgeva intorno.
Spinsi la porta del Raggio d'Oro e Jake rimase a fissarmi qualche
secondo prima di riconoscermi. Mi chiese come stessi e glielodissi e lui osserv che avevano passato dei brutti momenti, l
dov'erano, s, proprio dei bruttissimi momenti. Aveva un modo di
fare poco cordiale e, non appena ebbe ordinato birra, caff e panini
imbottiti, se ne and. In fondo, al banco, c'erano tre pompieri
intenti a fare colazione e a parlare di football, visto che la stagione
era appena iniziata. L'ordinazione arriv, mangiai e mi sentii un po'
meglio, poi avvertii che qualcuno mi stava fissando. Alzai la testa:
era Roher, seduto a un altro tavolino. Termin il suo caff, si avvicin
e guard meglio, come se non potesse credere ai suoi occhi.
 lei, Dillon?
S. Un po' malconcio, ma sono io.
Certo,  malridotto.
 stato il fuoco. Mi sono avvicinato troppo.
L'ho visto. Le hanno battuto le mani, se ben ricordo.
Magari non l'avessero fatto! Stavo meglio all'ospedale.
Non ne dubito.
Mi raccont quello che era accaduto, ma prima che fossero fatte
indagini approfondite c'era poco da raccontare. Non appena ebbero
isolato il resto, il petrolio e i fabbricati circostanti, i vigili del
fuoco si erano concentrati sull'incendio vero e proprio, nel pozzo.
Avvicinare gli apparecchi fu la cosa pi difficile di tutte, ma lavorando
dietro a degli scudi e innalzando barricate di tutti i generi,
riuscirono a ottenere nel posto una concentrazione d'acqua, facendola
affluire da quattro o cinque parti, con in pi dei nebbiogeni.
Ci richiese un paio di giorni, ma poi andarono di carriera, attaccando
direttamente le fiamme, e ottennero dei brillanti risultati.
Appena versata, l'acqua si trasform in nebbia e, dopo pochi minuti,
in vapore, tutto intorno al focolaio dell'incendio, tagliandolo
fuori dall'ossigeno, soffocandolo. Fu uno spettacolo a vedersi. La
nebbia che si innalzava nell'aria e loro che la colpivano dall'alto
con getti d'acqua, acqua che si trasformava anch'essa in nebbia:
cos per qualche istante, tranne a una certa altezza, non c'era pi
traccia di fiamma, nient'altro che nero fumo ondeggiante tutt'intorno,
che era un buon segno, perch si sa che la fiamma non  altro
che fumo incandescente, con le particelle di carbone arroventate,
e quando diventa nero vuol dire che si sta raffreddando. C'era una
gran folla di curiosi, e si poteva sentirne il mormorio lontano e grida
di ragazzi che chiamavano altri ragazzi per venire a vedere, cos
si ebbe l'impressione che l'incendio fosse stato domato. Poi sentii
un pompiere bestemmiare a squarciagola, ed ecco arrivare un alito
di vento, che dur in tutto non pi di cinque minuti. La nebbia
si squarci e in quello squarcio il fuoco torn a divampare, con un
ruggito spaventoso, come quando si accende la stufa a gas nel salotto.
Lambisce tutt'intorno e fa le fusa come un gatto, ma assomiglia
molto di pi alla carica di una mandria di elefanti. I pompieri
ricominciarono da capo e provarono e riprovarono una decina di
volte. Mai per che riuscissero a produrre dell'altra nebbia, per
cui non si pu rimproverarli se a un certo punto, dopo tre giorni di
tentativi sfortunati, abbandonarono la lotta. Una dozzina di loro fin
all'ospedale. Coperti di bruciature e ogni sorta di ferite: d'altronde
sono uomini anche loro.
Raccont come aveva dovuto prosciugare i propri serbatoi e tutto
il resto, ma erano stati gentili nei suoi riguardi, consentendogli
di fare scorrere il suo carburante nel mio bacino, cosicch gli fu
possibile bruciare la benzina poco per volta, mentre innaffiavano
di schiuma tutto fuorch un angolino. Ma stiamo con le mani in
mano. Nessuno accenna a fare qualcosa. Ne capisce qualcosa lei,
signor Dillon?
Che vuole che capisca? A dire il vero, sono arrivato a un punto
in cui considero una cosa andata a male irrimediabilmente persa.
Che bella occasione per acquistare una raffineria.
Una...? Chi dovrebbe acquistarla?
Lei, per esempio.
E in che modo potrei farlo?
Potrebbe ottenere del denaro in prestito.
Ricavandolo da quegli alberi carbonizzati?
Da qualcos'altro che il fuoco ha distrutto.
Non seguo il filo.
La signora Branch glielo farebbe avere, signor Dillon.
Ma ce l'ha?
Potrebbe averlo.
Dubito che ce la faccia.
Ma cosa la induce a fare il finto tonto? A dubitare?
 stata colpita duramente anche lei, lo sa benissimo.
Amico mio, ho detto che  una bella occasione per acquistare
una raffineria. Occorre che dica altro? Senta, i miei padroni non
vogliono pi saperne. Non stanno combinando nulla e se non concludono
qualche affare sono spacciati. Voglio dire che sono indebitati
fino al collo. Voglio dire che c' un certo uomo d'affari locale
che passa sotto il nome di White, nel caso le interessi, che  venuto
loro incontro nella misura di qualche migliaio di dollari, e si
 mostrato ragionevole, per dire la verit. Lui e la sua banca. Ma
questa disponibilit ha avuto degli effetti negativi. La loro ragionevolezza
ha portato come conseguenza che nessun debito  stato
saldato dal 1929. Non ci sono che conti, ricevute e nient'altro, che
hanno fatto la spola avanti e indietro, con qualche piccolo taglio di
tanto in tanto. Comunque, abbiamo continuato a lavorare. Ma ora
il diavolo ci ha messo lo zampino, sta bruciando tutto e Dio solo
sa quando smetter. I pozzi di gas alle volte vanno avanti per mesi
prima che riescano a domarli, soffocarli o scavarli, estinguerli in
qualunque modo. Sono degli autentici vulcani, cos come stanno,
e nessuno pu sapere come andr a finire, n quando. Dio, se sono
spaventati! E White non  di nessun aiuto.  spaventato pure lui e
non fa che alimentare il panico. Hanno bisogno di capitali, purch
siano di una certa consistenza. Come fa a sapere che lei non ha i
mezzi sufficienti? Le ripeto,  una bellissima occasione per acquistare
una raffineria.
Era la prima volta che sentivo una simile eresia, la prima volta
che mi si voleva far credere che da una buca che va come peggio
non potrebbe andare e butta fuori fuoco e fiamme c' da ricavare
qualcosa. Pi tardi quell'idea mi si chiar meglio e, come ho detto,
capii l'antifona. Ma non quel giorno, nemmeno lontanamente. Lui
scroll la testa e disse: Amico mio, lei mi  simpatico, possiede
delle qualit che solo un vecchio del mestiere  in grado di avere,
e lo sento,  ormai scritto che si impossesser della baracca per cui
sto lavorando. Coi suoi pozzi, sempre che riesca a salvarli - cosa
che sono propenso a credere - e la mia trappola da sorci, potremmo
mettere su l'azienda pi efficiente di tutta la zona. E non mi sta
nemmeno a sentire, non capisce nemmeno di che sto parlando.
Dopo qualche istante alz la testa e giuro che allib. Mi pos una mano
sul braccio, poi si alz, dopo aver lasciato un dollaro sul suo scontrino.
Disse: Scusi se me ne vado. Se taglio la corda. Ma  meglio
che non mi trovino qui.  meglio che non ci vedano parlare insieme.
Detto ci, fil via. Da fuori si avvicinarono delle voci. Attraverso
la finestra, scorsi White, Branch, Dasso e quattro o cinque altri che
avevo gi incontrato a casa di Branch il primo giorno, quel sabato
pomeriggio, quando ero ancora un gentiluomo, un uomo forbito, un
buon degustatore di liquori, oltre a essere mediano nazionale e un
basso di prim'ordine.
 
Capitolo 23.

Unirono un paio di tavolini nel mezzo e io mi tirai indietro per non
farmi vedere, ma non potevo fare a meno di sentire, bench Dio sa
cosa avrei pagato per essere altrove, aver tagliato la corda insieme
a Roher. Ordinarono panini imbottiti e chiacchierarono a lungo, e
risult che ora Branch lavorava per la Luxor, aveva smesso di bere
e aveva Dasso alle sue dipendenze. Lo tenevano tutti in gran conto,
ma ci voleva poco a capire che chi teneva le redini in mano era
White. Poi, tutt'a un tratto, uno di loro, un certo Perrin che cantava
da basso nel coro e aveva dei terreni accanto alla Mendel, con
quattro o cinque pozzi, inizi a parlare di un certo Jack Dillon, e
quello che aveva da dire era piuttosto scottante. Parlava come se
non facesse che rivangare un vecchio discorso che era gi stato fatto
altrove, probabilmente negli uffici della Luxor, se era l che si erano
riuniti prima di entrare al bar, e stava riassumendo per non tirarla
troppo per le lunghe. Sarebbe stato molto seccante starlo a sentire
quando sarebbe arrivato al punto culminante. Voleva sapere per
quale motivo non ero stato messo sotto accusa e spedito al carcere
di Folsom, perch se mai c' stato un colpevole osserv questo
 proprio quel figlio di puttana, colpevole come incendiario, se non
addirittura imputabile di omicidio.
Non so per quale motivo, White, a cui l'altro stava parlando, si
rivolse bruscamente a Branch: Gliel'ha spiegato, Jim, il perch?.
Ho cercato di farlo, signor White.
Perrin, non possiamo farlo.
Perch mai?
Questione di legge.
Non sta forse rovinando i nostri pozzi, in violazione alla legge?
La legge parla di negligenza intenzionale, intenzionale distruzione
di propriet, intenzionale trascuranza nell'uso delle
precauzioni prescritte, e questo ci tappa la bocca. Se fosse stato
in buoni rapporti con Dasso, se gli avesse dato occasione di fare
smontare una volta il congegno di sicurezza per ripararlo, se di proposito
avesse telefonato almeno una volta sola a Jim Branch, ora s
che l'avremmo nelle mani, perch se fosse stato al corrente e avesse
trascurato di adottare i provvedimenti necessari, avremmo potuto
riversargli addosso l'intera faccenda. Ma cos come stanno le cose,
non c' tribunale che sosterrebbe le nostre istanze. Comunque, anche
se potessimo trovare un capo d'accusa, sostenerlo e tradurlo in
tribunale, io mi opporrei.
Ma, santo Dio, signor White...
Che vantaggio potreste ricavarne?
E l'incendio che non accenna a voler cessare?
Segu un lungo intervallo durante il quale nessuno parl, e potei
sentire che servivano la colazione e qualcuno che finalmente cominciava
a mangiare. Poi White continu: La legge che disciplina
l'estrazione petrolifera  larga, non c' dubbio. Per conto mio nessuno
dovrebbe asportare una cucchiaiata di fango intorno a un pozzo
senza essere prima munito di una regolare licenza, e la concessione
della licenza di dirigente dovrebbe esser rigorosa come lo  il rilascio
di una patente di capitano marittimo, e per lo stesso motivo: vite
umane e capitale sono in gioco, e l'unico responsabile  il dirigente.
Ma nessuno ha chiesto il mio parere, e non ci si  mai curati di modificare
la legge vigente per timore di andare incontro a una che fosse
troppo drastica, e il fatto  che non si esige nessuna licenza. Bisogna
dunque esaminare la cosa alla luce del codice penale, e disgraziatamente
il fatto di agire da cretino non  contemplato come reato, non
perlomeno quando si mette di mezzo la Cassazione. Inoltre, anche
se lo mettiamo sotto accusa, finisce che lui taglia la corda. E se non
rimane qui a fare qualcosa, verr l'anno nuovo e lei sar sempre l,
coi pozzi in fiamme. Questo non dobbiamo dimenticarlo. Ci rimettiamo
tutti, ma il fuoco  affar suo, e lui  il solo in grado di spegnerlo.
S, ma quando lo far?
Se riuscissi a parlargli, cercherei di saperlo.
Entrarono due o tre altri tizi, che non avevo mai visto prima, e
Jake and a ricevere le ordinazioni. Poi venne verso di me, con lo
scontrino. Tutt'a un tratto una seggiola fu scostata. Perrin era l, in
piedi, che mi stava fissando. Oh, salve, Dillon,  lei? Be', era seduto
l. Che ha da dire?
Chi vuole saperlo?
Mi alzai, e lui si mise in guardia, ma Dasso balz in piedi e lo
trattenne; evidentemente aveva conservato il ricordo della sventola
che gli avevo affibbiato al pozzo. White mi guard con un risolino.
Poi, dopo che Perrin si fu seduto, osserv: Be', Dillon, dicono bene,
l'ha voluto lei. Se avessi saputo che era l, mi sarei moderato un
po', per una questione di educazione. Ma non lo sapevo, e ho detto
quello che realmente pensavo, e credo l'abbia sentito. Vero?.
Certo.
Be', che ha da dire?
Allude all'incendio o a quello che pensa di me?
Be', all'incendio.
Lo immaginavo.
Senta, Dillon, se  questione di quello che io...
Mi avvicinai e lui tacque, ma non provai alcuna soddisfazione,
anche se gli avevo tappato la bocca. Va bene, l'incendio. Il mio
incendio, credo abbia detto. Che vuol sapere?
Che sta facendo per estinguerlo?
Che sto facendo? L'incendio  affar mio, che diavolo le interessa
quello che sto facendo? Pu anche darsi che mi torni comodo per
accendervi le sigarette. Be', non fumo, ma, con un accendino del
genere, forse varrebbe la pena di iniziare. Pu darsi che mi piaccia
l'effetto che fa.
Senta, Dillon, la smetta con questa commedia e andiamo al sodo.
L'incendio  sul suo terreno, siamo d'accordo, o su quello della
signora Branch, persona che, a quanto dicono, la stima molto.
Comunque sia,  una faccenda che interessa l'intera comunit, una
faccenda maledettamente seria, non creda che sia una sua esibizione
privata scherzarci su.
Benissimo, lo estingua la comunit.
Non le hanno spiegato qual  la responsabilit della comunit,
riguardo ai vigili del fuoco e il resto?
Perch non estinguono l'incendio?
Hanno tentato. Hanno tentato tutto quanto gli era consentito.
Vuol dire che, dove cinquanta pompieri han fatto fiasco, se ci
vado io e dico di fermarsi, tutto si ferma? Non sapevo di essere cos
Dillon, deve far saltare quel foro.
Perch non lo fate saltare voi?
Gliel'ho detto... Smetta di scherzare. Lei...
Un minuto, un minuto, un minuto!
Era uno dei nuovi venuti, si alz e si rivolse a White che lo chiam
Mace e gli chiese che avesse in mente. Senta, signor White,
ho fatto attenzione a tutto quello che  stato detto e vorrei farle una
domanda: perch non lo fa saltare lei?
Che vorrebbe insinuare?
Non sto insinuando nulla, vorrei solo saperlo.
Signor Mace, la mia banca non  interessata al settore petrolifero,
n allo spegnimento d'incendi. Ci occupiamo di sconti di titoli
che siano debitamente garantiti e, lo creda o no, tutto quello che ci
interessa sono queste garanzie, in altre parole le diverse propriet
che sono state gravate d'ipoteca. Ci preme quindi di vederle di nuovo
in piedi e che non vadano a rotoli.
S, tuttavia, pi a lungo la cosa si trascina, maggiore  il numero
dei debitori che sono costretti a chiudere i battenti e maggiore il numero
dei terreni che la banca incamera. E con l'anno che viene...
Ci sta calunniando.
White parve un leone inferocito quando balz in piedi e si mosse
intorno al tavolo. E, stanco com'ero e malandato, non potei fare
a meno di crederlo sincero. Non era possibile che la banca desiderasse
impossessarsi di un pugno di industrie dissestate, o tentasse
qualche tiro mancino, ma tutt'a un tratto quattro o cinque di loro,
dei piccoli industriali, si trovarono ad accerchiare Mace, piuttosto
accaldati. Dopo un po' Mace si rivolse a me: Parlava seriamente,
Dillon? Lascerebbe ad altri di fare saltare il pozzo? Hanno provato con la schiuma, hanno provato con i
nebbiogeni. Hanno fatto il possibile. Il resto riguarda lei.
in gamba.
Mi volete strappare il cuore?
Capisce cosa voglio dire? Se il pozzo viene fatto saltare, potrebbe
essere rovinato per sempre. Ed  per questo che i vigili del fuoco
non possono assumersi la responsabilit di eseguire una simile
operazione. Lo capisce?
E a che mi serve il pozzo, cos com'?
Lascerebbe che noi lo facessimo saltare?
Ve ne sarei riconoscente.
Lei non poteva essere certo di buon umore, specie pensando a quello che era stato suo, quanto le era costato il pozzo e tutto il resto,
come si immaginava il suo prossimo futuro. Ma non ci discusse su,
n ag minimamente come se ci fosse qualcos'altro da fare, fino a
che mi accadde di ricordarle Roher e le sue chiacchiere a proposito
della meravigliosa occasione per diventare padroni di una raffineria.
Glielo raccontai per farla ridere, ma lei prese a fissarmi,
coricato di nuovo nel mio letto d'ospedale, e disse appena qualche
parola quando l'infermiera entr con la cena. Accost la finestra
per serrare fuori il ruggito dell'incendio e tir le tendine per distogliersi
dal bagliore, poi torn alla seggiola collocata accanto al letto
e mi guard mangiare. Mi vers il caff e, quando ebbi finito, port
il vassoio fuori, nella hall. Poi rientr e stette seduta ancora un po',
fissandomi. A un certo punto, verso le sette, disse: Saremmo dei
fessi a permettere che lo facciano saltare.
Che?
Sta succedendo qualcosa di strano.
Sarei curioso di sapere che cosa.
White, e quello di cui stava parlando Mace.
Ti pare strano che un pozzo salti in aria?
E che ci si faccia del denaro.
Senti, White  un banchiere.
 un banchiere, non si occupa di aziende petrolifere, gli piace
corteggiarmi un po' di sfuggita,  una persona simpatica e mi
piace. Comunque sia, anche se non lo vuole, anche se non fa nulla
per arrivarci,  in procinto di fare quattrini a spese nostre. Un mucchio
di quattrini. Pi evidente di cos! Finch i conti in banca gli
consigliano di farlo, far di tutto per impedirlo, il che vuol dire che
se il pozzo brucer abbastanza a lungo, lui diventer proprietario
dell'intera collina e... Oh no, signor Dillon, non permetteremo che
facciano saltare il pozzo. Finch ci siamo dentro. Finch...
Mi dispiace, ho dato la mia parola.
E tu chi sei?
Purtroppo, nient'altro che un impiegato. Un ex impiegato, per
meglio dire. Se vuoi toglierteli di mezzo, devi incaricare un altro di
farlo. Per quanto mi riguarda...
Jack.
Che cosa?
Smetti di prendermi in giro.
Credi che ti ami tanto da non essere capace di andarmene?
No. Non mi ami affatto, tuttavia se solo ce la facessimo a uscire
da questo ginepraio riuscirei a fare di te qualcuno di importante.
Ma quella tua dannata anima da meccanico non ne vuole sapere
di arrendersi, per quanto io faccia. Jack, stai a sentire. Se lo fanno
saltare, siamo a terra. Il pozzo  bell'e finito, ci rimarranno solo i
pozzi vecchi e i debiti assorbiranno tutto quello che produrranno
per cent'anni almeno. Finiremo come tutti gli altri, ci esproprieranno.
Non ti rendi conto di come stanno le cose? Se il pozzo continua
ad ardere, White si piglia tutti i pozzi qui intorno e probabilmente
anche la raffineria. Se lo facciamo saltare, si piglia noi, il migliore
giacimento che ci sia, perch se di pozzi ne ho solo sei, ho un intero
acro di terreno e posso avere delle licenze per altri pozzi, quello
che pi conta. Ma, se White vuole averci dalla sua, dobbiamo metterci
d'accordo. Roher aveva ragione, sotto questo punto di vista. 
una meravigliosa occasione per comprare una raffineria, o meglio
per rubarla.
Credi che White te ne comprerebbe una?
Molto probabile, purch io riesca a spuntarla.
A fare che cosa, vorrei sapere.
Vedrai.
Se non avessi avuto la faccia rossa per le bruciature e per tutto
quello che mi aveva detto White, sarebbe diventata del colore
dell'aragosta bollita a sentire i discorsi del giudice. Le accord l'ingiunzione
di sospensione temporanea che lei aveva chiesto, della
durata di ventiquattr'ore, seduta stante. Poi il giorno dopo tenne
l'udienza come convenuto, assieme a Mace, e ad altri dieci industriali
che erano intervenuti con la loro quota per sopperire al costo
delle operazioni che avevano intenzione di intraprendere. Erano
presenti anche un centinaio circa tra giornalisti, fotografi, gente del
luogo e Dio sa chi altri. Una cosa che detestavo con tutto me stesso.
Mi dispiaceva di aver promesso a Mace e di dovermi rimangiare
la parola, mi dispiaceva che l'incendio continuasse indisturbato,
mi dispiaceva il fatto che avevamo provocato un disastro all'intera
comunit e che cercavamo di approfittarne per i nostri particolari
interessi. Ma non potevo mettermi contro di lei e dovetti salire sul
banco dei testimoni a sostenere che, dopo avere fatto a Mace una
promessa esplorativa, ci avevo ripensato, arrivando alla conclusione
che avremmo pregiudicato gravemente i nostri interessi demolendo
il pozzo; che l'esperienza aveva dimostrato che, non appena
la pressione fosse diminuita, riducendo di conseguenza la fuga di
gas, sarebbe stato facile domare l'incendio; che la cosa principale
era avere un po' di respiro e che avevamo il diritto di vedercelo
concesso; che ogni pericolo per le propriet circostanti era stato
scongiurato dai vigili del fuoco; che non si poteva pi parlare di
stato di emergenza. Tornai al mio posto, e ci furono un mucchio di
discussioni da parte degli avvocati, specie da parte di quel giovane
Horlacher che lei aveva assoldato per quella sera e con cui si era
consultata a lungo, a casa sua, senza che io fossi presente. Dopo
un po' il giudice si tolse gli occhiali, li pul col fazzoletto, poi prese
a farli dondolare per una stanghetta, mentre rifletteva. Di tanto in
tanto guardava fuori, in direzione della collina, dove si poteva scorgere
l'incendio divampare pi luminoso che mai. Poi cominci a
parlare. Parl pi che altro rivolto a me. Disse che era risaputo che
avevo assunto un incarico, un incarico di alta responsabilit, che
non ero stato in grado di affrontare perch mi mancava l'esperienza
e non avevo il carattere adatto. Aggiunse che i giornali avevano sostenuto
ripetutamente, e nessuno l'aveva mai smentito, a quanto gli
risultava, che la catastrofe era da imputarsi a una mia negligenza,
una negligenza tanto pi deplorevole in quanto la tecnica aveva relegato
simili incidenti nel passato e i pi elementari accorgirmenti
avrebbero certamente scongiurato un disastro simile. Afferm che
l'incendio interessava l'intera citt, e soprattutto i partecipanti allosfruttamento del giacimento di Signal Hill. Seguit dicendo che
il mio rifiuto sostenuto su argomenti speciosi, poco seri e, secondo
lui, mendaci, di accettare l'assistenza che dei cittadini animati da
encomiabile civismo erano disposti a fornire, a proprie spese, era
una manifestazione di arroganza che a sua conoscenza mancava di
precedenti. Precis che i miei reali motivi, quali che fossero, erano
un argomento di cui non era al corrente, e si augurava solo che potessero
ricadere nella sfera di competenza del tribunale, in modo da
punirmi il pi severamente possibile. In considerazione di quanto
sopra e tenuto conto dello stato di emergenza, respingeva la richiesta
con la pi severa delle deplorazioni, e definiva le spese processuali
a carico del querelante.
Nel corridoio, il signor Slemp, l'ispettore statale per i carburanti,
mi afferr per i risvolti della giacca e manc poco non mi scrollasse:
Che spera di guadagnarci, Dillon? Capisce o no quello che ho in
pugno, ora? Un ordine che le impone di eliminare l'inconveniente
che costituisce una minaccia per l'intero giacimento, facendo saltare
il pozzo o con qualsiasi altro mezzo adatto allo scopo. Fare cio,
a sue spese, tutto quello che gli altri sarebbero stati disposti a fare
a spese loro. Ecco a che punto ci troviamo. Sono rimasto seduto
a sentire il giudice che l'attaccava a parole, senza invocare il mio
legittimo diritto di rivalermi su di lei in termini economici, senza
piet. Mi sta a sentire, Dillon?.
S, la sento.
Ha una bella fortuna e non sa di averla.
Be', se lo dice lei.
Non speri che venga a dirglielo una seconda volta.
Gir sui tacchi e se ne and. Anna aveva cercato di insinuare
che era stata lei stessa e non io a voler mettere su l'intera faccenda.
Ci non impediva che mi sentissi sempre pi simile a uno di quegli
intoccabili che ci sono in India, o come un lebbroso con un moncherino
al posto del braccio. Dovevo avere una faccia poco allegra,
perch lei disse: Mi dispiace, Jack.
Grazie.
Be', non devi prendertela con me.
Sarebbe meglio che me ne andassi, almeno finch non sar
finita. Dico solo che, per quanto mi riguarda, in questa azienda e
in questa citt mi sento come su un allegro carro bestiame, con un
pavimento che si sgretola sotto i piedi, un giornale come letto e uno
pneumatico sgonfio per guanciale.
Ora diventi impossibile.
Non pi del nostro pozzo, tesoro mio.
Cos fu che ci riunimmo tutti, il giorno dopo, per assistere al
sensazionale spettacolo dei pompieri mandati sul posto dalla societ
Mace & Co. Avevano telegrafato nel Texas a due specialisti in
spegnimento d'incendi nei pozzi, ma li avevano trovati tutti e due
impegnati e dovettero fare da soli. Prima che noi arrivassimo sul
posto, avevano gi iniziato a sistemare sostegni di cemento armato
per le antenne, uno sulla strada di l dal cimitero, l'altro in uno
spiazzo aperto tra il pozzo e il Raggio d'Oro. Nel cemento ancora
umido collocarono dei grossi occhi di ferro e, appena il cemento si
fu consolidato, infilarono gli alberi negli occhi delle antenne d'acciaio
alte oltre una trentina di metri e che avevano preso a noleggio
da una societ che fabbricava attrezzature per stazioni trasmittenti.
Lavorarono tutta la notte e sul fare dell'alba gli uomini avevano gi
messo in forza le loro funi e anche il cavo principale era quasi a
posto, un cavo d'acciaio da due centimetri e mezzo teso tra le due
antenne che avrebbe dovuto sostenere la puleggia scorrevole. Cos,
quando tutto sarebbe stato pronto avrebbero potuto affondarvi la carica
esplosiva, filando il paranco, e farla esplodere, portando a termine
lo spettacolo. Le antenne non furono allineate col pozzo, per
timore che il cavo, passando in mezzo alle fiamme, potesse fondersi
e spezzarsi. Erano state collocate in modo che il cavo passasse a
circa sei metri di lato e l'idea era di poter centrare la carica a mezzo
di una guida di cavo sottile, manovrata da due operai posti a una
sessantina di metri sul lato opposto. Cos difatti avvenne. Sistemate
le basi di cemento, innalzate le antenne equipaggiate del personale
necessario, le stesse antenne furono riunite col cavo d'acciaio sul
quale fu fatto passare il bozzello. La carica, settantacinque chili
di esplosivo, era contenuta in un grosso bidone sistemato su un
alloggio metallico e il filo del detonatore fissato attraverso un foro
del coperchio. Alle dieci tutto era pronto. Mace impartiva gli ordini
a mezzo di un fischietto e, quando lanci quattro fischi acuti, il
bidone cominci a sollevarsi. Poi seguirono tre fischi, ed esso prese
ad avviarsi lungo il cavo metallico, ruotando e oscillando come
un'imbragata a bordo di un piroscafo. Quando arriv nel mezzo,
lui lanci un altro fischio e il bidone si ferm. Poi gli uomini alla
guida presero a filare ed esso si avvicin oscillando al foro. Ma a
mio modo di vedere mi sembrava troppo basso. Ora, col pilone, il
volano e ogni altra cosa di legno tolti di mezzo, non c'era altro sul
posto a parte quell'involucro sporgente dall'impiantito di cemento
che si stendeva al livello del suolo. Ce n'era un metro o poco pi e
non riuscivo a capire per quale motivo, invece di mantenere il bidone
al livello del buco, o al di sopra dello stesso, Mace lo facesse
oscillare quasi rasoterra - bench pi tardi Roher si cur di spiegarmelo.
Ma continu ad avvicinarsi palmo a palmo e and a colpire
il tubo come una palla da cricket sulla mazza, vi urt di nuovo e
rimbalz, e ancora nessun segnale da parte di Mace, n il minimo
indizio di voler salire. Poi ci fu una fiammata e un'esplosione che
mand tutto, antenne, cavo, paranco, a frantumarsi al suolo. Lei e
io eravamo in piedi accanto alla sua automobile, in prossimit della
Luxor, a non pi di trecento metri e, bench ci fossimo buttati per
terra, fu troppo tardi perch i rottami cominciavano gi a precipitare
tutt'intorno. Ma quando togliemmo le dita dalle orecchie, l'incendio
ruggiva esattamente come prima, solo che adesso le fiamme
erano ancora pi abbaglianti. Nelle vicinanze, degli uomini stavano
correndo, uno degli alberi era stato abbattuto sulla parte posteriore
del Raggio d'Oro, l'amianto era stato strappato e scaraventato un
po' dappertutto.
Lei aguzz gli occhi per vedere meglio. Guarda, Jack, continua
a bruciare.
In citt gli strilloni stavano gridando a squarciagola il mio nome.
Prendemmo un giornale, diceva che la commissione avrebbe eseguito
un'inchiesta a proposito dell'esplosione, per vedere se fosse
stato il caso di perseguirmi per via penale. Che cosa c'entrassi
in tutta quella faccenda non era spiegato, ma quando arrivammo
di fronte all'ospedale tre uomini, che sembrava fossero stati ad
aspettare, mi si precipitarono contro. Lei schiacci l'acceleratore
seminandoli, poi si avvi verso casa senza fare ritorno all'ospedale.
Quando fummo entrati, mi fece accomodare in soggiorno, mi vers
da bere e ordin a Irene, la domestica, di preparare qualcosa da
mangiare. Irene fece finta di non notare la mia presenza. Anna non
ci fece caso, ma telefon all'ospedale per avvertire che mi trovavo
piuttosto gi di forma, a causa di qualcosa che era successo, e che
mi avrebbe trattenuto con s fino al giorno dopo. Vuotai un secondo
bicchiere, poi cominciai a sentirmi le palpebre pesanti e dovevo essere
ubriaco, perch quando mi destai era pomeriggio inoltrato e il
telefono stava suonando. Rispose lei e sembr che qualcuno stesse
per arrivare. Lei era piuttosto di cattivo umore.
Quando il campanello suon, qualche minuto dopo le sette, era
Roher. Aveva addosso uno di quegli abiti col taglio all'inglese che
sembrava avessero tutti, ed era ben rasato, lustro e coi capelli pettinati,
ma aveva il muso lungo e bevve il whisky che lei gli aveva
versato senza proferire parola. Poi, dopo un po', ricord che aveva
conosciuto il padre di lei e chiacchier di un mucchio di cose prive
di significato. Poi attacc a parlare di White, di come i piccoli industriali
gli fossero tutti contro. Le espropriazioni, sembrava, erano
gi incominciate. Stimano che non sia giusto. Credono si tratti
di un caso di forza maggiore, per cui loro non c'entrano nulla, e
quindi avrebbero diritto di ottenere una moratoria. Vi sorprender
constatare che io sto dalla parte di White. La raffineria  nelle sue
mani, abbiamo ricevuto anche noi l'avviso di preclusione e siamo
rovinati come tutti gli altri. Sia come sia, White  contrario alla cosa
pi di quanto essi non si rendano conto. Non si tratta di bont di
cuore e di voler venire incontro a della brava gente. Ha da pensare
a tante altre cose: a lui, agli ispettori governativi e alla commissione
federale. Voglio dire che se il certificato e la legge parlano di
esproprio e lui non procede come previsto,  lui che  responsabile,
e se gli azionisti ci dovessero rimettere, o se la banca fallisse,
non ci sarebbe certo nessun industriale da qui al Texas capace di
venirgli in aiuto. Non pu fare a meno di incamerare tutte le propriet,
volente o nolente. Eppure, malgrado ci e nonostante quello
che pensano di lui, io gli credo quando sostiene che si interessa
di operazioni bancarie e non del settore petrolifero, che preferisce
possedere dei buoni titoli piuttosto che della pessima terra e far
di tutto per venire loro incontro, se gli sar possibile.
Chiese notizie sui provvedimenti adottati da White nei riguardi di
Anna e lei spieg che aveva novanta giorni di tempo, dato che tutti
i pagamenti erano stati regolarmente effettuati al momento dell'incendio,
e per ora non restava nient'altro da pagare. Lui osserv che
avrebbe voluto poter dire altrettanto, ma la sua ingiunzione scadeva
la settimana seguente. In quel momento finalmente estrasse dalla
tasca un documento, dei fogli di vergatina battuti a macchina, con
una busta azzurra che si sarebbe detta legale. Signora Branch, l'avevo
pi volte fatto osservare a suo padre e l'ho ripetuto al signor
Dillon... Da un pezzo sto pensando che, riuscendo a fondere i suoi
pozzi con la nostra raffineria, potremmo andare a gonfie vele. Ci sono
un mucchio di particolari in cui non posso entrare ora, ma, per nori
fare troppi misteri, abbiamo bisogno urgente che il petrolio ricominci
ad affluire, e fin dall'inizio ci siamo specializzati nei trasporti e distribuiamo
tutta la merce alla luce del sole, sia all'entrata sia all'uscita.
E voi avete un contratto, per altri due mesi almeno, con una
societ che se ne infischia se andate bene o male, che detiene tutto
il petrolio che  in grado di lavorare, che sta impassibile a guardare
mentre ci legano mani e piedi con tanti cavilli protocollari, che non
ha intenzione di acquistare che una limitata porzione del vostro prodotto
e che non vi garantisce nessuna sicurezza per l'avvenire, pi
di quanto possa darvela una palla di neve posta sapete dove. Be', io
sono un tipo testardo. Non mi lascio smontare. Ed ecco a cosa sono
arrivato. Mi sono fatto rilasciare dai miei superiori un'opzione con la
quale le si garantisce la cessione della raffineria per il prezzo di diecimila
dollari. Intendo tutta la raffineria, insieme al contratto d'affitto
del terreno e annessi e connessi, e non domandano di meglio che di
concludere l'affare. Spese sostenute di tasca mia: cinquanta dollari,
venticinque per l'opzione e venticinque per l'avvocato che l'ha redatta.
Non sono tagliati per lavorare nel settore petrolifero, ma sono
gente a modo e non deve temere che le giochino qualche brutto tiro.
Chi sono veramente, signor Roher?
Gente che il signor Dillon avr visto perlomeno una decina di
volte, che si  schierata con Mace nella faccenda dell'esplosione, e
non si  mai curata di far conoscere il proprio nome. Piccoli capitalisti
interessati al petrolio, troppo onesti per non finire con l'essere
imbrogliati. Il loro petrolio sta scottando, ma la loro parola  sacra.
Seduti, ne parlammo a lungo, senza troppo entusiasmo. Lui non
ne ricavava nulla; era un magro affare, un'opzione per l'acquisto al
prezzo di diecimila dollari di un'azienda da cui si sarebbe ricevuto
lo sfratto dopo una settimana, e resa inutilizzabile a causa dell'incendio,
tanto che nessuno sarebbe stato disposto a investirci mezzo
dollaro. Ma, signora Branch, le dico una cosa sola: ci fosse pure
una probabilit su mille, non se la lasci scappare. Se ha i diecimila
dollari, o riesce a ottenerli ipotecando i suoi beni, io le consegno
l'opzione, validit trenta giorni. Ammettiamolo pure, non  una prospettiva
troppo rosea. Mace non non si dar per vinto e ha alle spalle
gli uomini del governo, e denaro ne ha a sufficienza per scavare
una galleria sotto il cimitero, per arrivare fino al pozzo e bloccarne
il condotto. Di tempo ne hanno, poich le preclusioni non portano
tutte la stessa data fissata per noi, vanno da dieci giorni a due settimane,
e per noi non costituir nessun vantaggio. Comunque, non si
sa mai. Pu darsi che ci sia un'alluvione e che l'incendio si spenga.
Pu darsi... Sar mille contro uno, ma una probabilit c'.
Possono farlo? Passare sotto il cimitero?
Credo di s.
Il caso vuole che i miei genitori siano sepolti proprio l.
Se fosse questione di ostacolarli, come ha gi fatto una volta,
potrebbe darsi che quelle tombe servissero a qualcosa, bench sia
mia opinione che la faccenda del cimitero non sia pi di attualit,
non essendoci una sola azienda, nemmeno la sua, che non abbia
sondato l sotto tutte le volte che c' stata la speranza di trovare del
petrolio. Ma siccome si tratta di dare loro una spinta, o si tratterebbe
di questo se fosse possibile farlo, non credo che la sua tomba di
famiglia potr essere di grande aiuto.
Lei usc dalla stanza, torn con la borsa e tir fuori del denaro.
Erano dei biglietti da dieci dollari, e ne cont dieci. Lui ne restitu
cinque. Non chiedo nulla per me, signora Branch. Tuttavia, se l'affare
andr, non mi offender se mi offrir lo smercio di tutti i suoi
prodotti, dalla benzina alla nafta all'asfalto. Ma non voglio guadagnarci
nulla per l'opzione. I cinquanta dollari che ho pagato li accetto,
su questo siamo d'accordo. Gli altri cinquanta no.
Lei prese i biglietti da dieci dollari e lui si mise a leggerle una
specie di atto di trapasso in suo favore, che aveva annotato in calce
all'opzione. Poi firm e gliela porse.  sua, ora, pu rimetterla in
funzione quando crede.
Bisognerebbe avere i diecimila dollari.
Non si sa mai.
Eravamo seduti, tutti e tre piuttosto scuri in volto, e lei vers ancora
da bere e vuotammo i bicchieri. Dopo un po' lui si rivolse a
me e disse: Sa perch Mace deve praticare una galleria nel fianco
della collina, con spreco di materiale e di braccia, o perch crede
di doverlo fare?.
Non ne ho la minima idea.
Ha interrotto la tubatura, con lo scoppio, o crede di averla interrotta.
Be', non era questo che si proponeva?
Lo crede proprio?
Lo pregai di spiegarsi e lui fiss Anna, e lei non seppe cosa
rispondere; lui allora ridacchi dentro il bicchiere, poi aggiunse:
Non ho visto molta gente, oggi. Avr parlato con una decina di
persone, una ventina, forse. Tutta gente che lavora nel settore petrolifero,
e tutti la pensavano come lei: che l'obiettivo dello scoppio
fosse di interrompere la tubatura del pozzo, otturare il foro, bloccarvi
l'incendio, rendendo un servizio a tutti quanti. A parte il fatto
di rovinare un pozzo che costa a Mrs Branch un minimo di duecentomila
dollari.
Scoppi a ridere nel bicchiere, e lei gli vers nuovamente del
whisky. Poi: Mai sentito qualcosa di pi buffo.  un esempio di
quanto poco la gente segua i propri affari. Vediamo un po'! Abbiamo
un rivestimento, anzi cinque rivestimenti, l'uno dentro l'altro, dai
ventisette centimetri con cui avete cominciato ai dodici di quello per cui passa il gas. Corre dentro delle fondamenta di solido
calcestruzzo, eppure con una carica di dinamite Mace si illudeva
di frantumare l'apertura del pozzo in modo che terra e pietrame
vi franassero dentro, bloccandolo. Sempre che fosse proprio questo
che aveva in mente di fare, bench io cominci a dubitare che
avesse davvero qualcosa in mente. Non ci vuole niente a provocare
un bum! Chiudere gli occhi, affidandosi alla fortuna. Secondo me,
Mace sin da bambino ha sentito parlare di pozzi in fiamme fatti
saltare e si  formato una certa idea in proposito, senza capire realmente
la ragione per cui si fanno saltare, e come lui cos tutti i
suoi soci. Fate attenzione a quello che dico: lui l'ha fatto saltare. Va
raccontando a tutti che il calore ha fatto esplodere la carica prima
del tempo, e siccome il sistema che usava era a contatto elettrico e
lo scoppio avvenne solo quando ebbe pigiato il bottone,  evidente
che sta raccontando una balla. Statemi a sentire: mi trovavo con lui
e queste cose le so. Ero nella stanza accanto, nell'uffcio della raffineria,
dove aveva sistemato i fili, e non guardavo fuori, guardavo
lui, perch non capivo perch mai non lanciasse uno dei suoi soliti
fischi per fare in modo che portassero pi in alto la carica....
Ricordo benissimo, stava dondolando raso terra.
E lo vidi pigiare il bottone.
Ma come avrebbe dovuto fare?
Era stata lei a parlare e mi aveva tolto le parole di bocca, perch
in quel momento molti dubbi mi passavano per la testa. Lui continu:
Avrebbe potuto benissimo farla esplodere sopra il pozzo.
Sopra l'imbocco della tubatura, da dove sta uscendo il gas. Avrebbe
provocato una tremenda scossa, sufficiente a respingere il gas gi
per il tubo, fino a quale profondit nessuno pu saperlo. Ma abbastanza
in fondo. Un vero terremoto, che avrebbe interrotto l'eruzione
per due o tre secondi. Poi avrebbe ripreso a scaturire, col ruggito
di prima, ma il fuoco non ci sarebbe stato pi. La stessa cosa che
avviene nelle stufe a gas. Basta chiudere il gas per una frazione di
secondo, niente di pi che il tempo di girare e riaprire la valvola, e
la stufa  spenta, no? Lo stesso con un pozzo in fiamme. Basta interromperlo
per qualche istante e il ruggito continuer, finch non
si esaurisce il gas. Ma l'incendio  spento. Si pu andare sul posto,
esaminarlo da vicino e lavorarci. Accanto alla conduttura il calore
 bell'e finito.
S, e poi?
Si taglia il gas. Con una saracinesca.
Una...? Qualcosa da metterci sopra?
Una valvola. Basta chiuderla.
Ne avete una?
Che bisogno c'? Basta farla costruire. Qualsiasi officina di attrezzi
 in grado di farla. E non ci vuole niente ad applicarla. Se c'
sempre la flangia, l'attacco munito di fori tutt'intorno all'orlo superiore
del rivestimento, che serve a fissare l'albero di Natale quando il
petrolio comincia a salire, non c' che da metterci su la saracinesca
e passarci un bullone. Poi si gira finch tutti i fori non siano centrati
e la saracinesca si trovi centrata alla tubatura. Certo, il gas fischia
e sibila in modo spaventoso, ma continua a filtrare senza difficolt.
Poi, quando tutti i bulloni sono saldati, non c' che da chiudere la
valvola e l'affare  fatto. Nella parte superiore  munita di bracci, in
modo che un paio di uomini sono in grado di farla girare o, se proprio
ci tenete, potete farvela costruire a chiusura idraulica. Io, per conto
mio, ne prenderei una a mano. In caso di guasti,  meno complicata.
E, se manca la flangia, basta introdurvi una guarnizione.  la cosa
pi semplice che ci sia. Si prende una lunghezza di tubo di calibro
piccolo, abbastanza da poter entrare comodamente nel rivestimento
interno, con un po' di lasco, e lo si fascia con tre larghi nastri di
gomma. Intorno, sopra i nastri di gomma, fissata in modo da poter
girare liberamente e di spessore tale da poter scivolare all'interno
della tubatura, viene sistemata una boccola. All'estremit del tubo
pi piccolo si fissa la saracinesca, con i bracci e il resto. Il tutto viene
introdotto dentro il rivestimento a valvola aperta, in modo che il
gas passi liberamente. Poi si avvita la boccola finch non fa rigonfiare
la gomma e strozza ermeticamente il condotto. Poi si chiude la
valvola, ed  fatta. Quando la saracinesca  pronta, a mettere tutto a
posto ci vorr al massimo un paio d'ore.
Perch Mace non l'ha fatto?
Pu darsi che non lo sapesse. Ma secondo me ha una paura
tremenda. Ha sprecato una carica stupidamente e ora ci sta dietro
dalla mattina alla sera. Sta facendo come se il rivestimento fosse interrotto,
come se fosse partito tutto, sfondato dal franare della terra
e delle pietre, a cinque o sei metri sotto terra, con la pressione che
scaglia in aria detriti che precipitano tutt'intorno. Allora non c' altro
da fare che scendere gi per bloccarlo. Ci scavano una galleria,
aprono il rivestimento esterno, infilano intorno alla tubatura interna
un manicotto aperto, la forano e vi introducono un maschio, poi
prolungano la tubatura con un tratto di tubo sano che fanno passare
attraverso la galleria e, in questo modo, salvano il pozzo. Se tutto
va bene, si intende. Altrimenti devono ricorrere all'istituto tecnico
Eastman, lasciare che impianti un nuovo pozzo e vi facciano un
sondaggio, intersechino il pozzo incendiato a circa milleottocento
metri per riempirlo poi di fango, chiuderlo e rinunciarvi per sempre.
Oppure arrivare alla sabbia petrolifera, accanto al pozzo, e togliervi
la pressione. E per tutto ci ci vogliono centinaia di migliaia
di dollari, a vostro carico. Per legge,  la signora Branch che deve
sopportare le spese. Carino, no?
Dice sul serio che non ci sarebbe che un lavoretto di due ore,
ammesso che quel cretino non abbia danneggiato il rivestimento?
Jack... l'ha danneggiato?
Be', lo chiede a me?
La bocca di lui si torse da un lato, accost la sedia e disse: Crede
di averlo fatto. Fino a qui ci siamo. Crede di averlo spezzato e che
non sia servito. E siccome  tutto avvolto in nuvole di fumo nero e
nessuno pu vederci nulla, potrebbe anche darsi che abbia ragione.
Potrebbe darsi che l'abbia rovinato davvero. Certo, ha danneggiato
tutto il resto, intorno, ed  logico che sia scoraggiato. Ma ho guardato
bene. Dal mio ufficio alla raffineria ho osservato attentamente, tutte
le volte che il fumo si dirada un po', cosa che accade spessissimo,
a ogni alito di vento. Il rivestimento  nelle identiche condizioni in
cui era prima.  sempre perfettamente verticale.
Nonostante quello scoppio pazzesco?
Se ne intende di esplosioni?
Non molto.
Combinano degli strani scherzi. Sono rette da un principio elementare,
chiamato il cono di scoppio, che non  altro che la direzione
nella quale si proietta la scarica di energia, cosicch quello
che si trova sul suo passaggio viene mandato in frantumi, mentre
quanto si trova pochi centimetri pi in l non viene nemmeno scalfito.
Secondo me  stata proprio la sua idea sballata di far saltare la
conduttura che l'ha salvata. Il bidone di polvere stava bordeggiando
intorno, attaccato al bozzello, come una nave che avanza nel vento,
e sar stato a uno o due metri dalla tubatura quando lui schiacci
il bottone e il cono di scoppio ne rasent appena l'apertura. Certo,
a trovarci l saremmo stati massacrati: non siamo fatti di acciaio.
Roher, dove vuole arrivare?
Jack, perch non lo facciamo saltare noi?
Noi due?
Noi tre.
Benissimo.
Gli occhi di lei assunsero quello sguardo da squalo e il volto di
lui si illumin tutto mentre alzava il bicchiere, rivolto a lei, e beveva
un altro sorso di whisky. Proprio cos. Noi tre: lei Jack, Mrs
Branch e io. Le antenne sono ancora l, abbattute da qualche parte;
non si sono ancora preoccupati di ritirarle. Il cavo c', i pompieri
ci sono e c' pure Mace. Ci terrei proprio a portargli via gli uomini,
cos dovr stare l a guardarci fare. Io penser all'attrezzatura.
Cio a far costruire la guarnizione interna e tutto il resto. La signora
Branch mi dar una mano, a impartire le istruzioni, telefonare,
saldare i conti e tenere la contabilit. Lei...
Gi, e io?
Jack, credo che le antenne'le avrei sistemate come ha fatto
Mace. Credo che avrei alzato un albero solo, il pi vicino possibile,
e da l avrei fatto partire un braccio mobile. Purtroppo gli alberi sono
quelli che sono e dobbiamo servircene. Ma, col sistema che ho
intenzione di adottare, non c' alcun motivo di andare avanti a forza
di colpi di fischietto. Io rester in ufficio, alla raffineria, e abbasser
l'interruttore. Ma il bidone di dinamite voglio vederlo oscillare sospeso
al cavo, come un bambino nella culla. E qualcuno deve farlo
dondolare.
Allude a me?
Alludo a lei.
Mi fiss, dritto negli occhi, e aggiunse: Dovr tenersi distante.
Il bidone deve fare un certo numero di oscillazioni, delle brevi
oscillazioni regolari, in modo che io possa vedere a che altezza deve
arrivare e via dicendo. Bisogna farlo dondolare tirandolo con un fil
di ferro. Non  possibile usare della fune di canapa, brucerebbe in
venti secondi, appena avvicinata al fuoco. Useremo del fil di ferro
liscio da imballaggio. Avr bisogno di tre, quattro, forse una decina
di oscillazioni di prova, e poi si metter a dondolare, uno, due, via!
Quando si trover proprio a filo sopra l'apertura, nel breve intervallo di arresto tra un'oscillazione e l'altra, schiaccer il bottone. In
quell'istante dovr trovarsi a pancia a terra, e con un po' di fortuna,
e grazie alla direzione che secondo me assumer il cono di scoppio,
se la caver benissimo. Ma non dimentichi, Jack, che potrebbe anche
darsi....
Potrebbe darsi che non sia fortunato, vero?
S, proprio cos.
Tutto era pronto, la saracinesca costruita, le antenne innalzate e la
dinamite allacciata col filo, tre giorni pi tardi, verso il tramonto.
Io ero sul posto, con Roher nell'ufficio della raffineria, simile a un
uomo dell'avvenire, vestito da portiere per un incontro di hockey
interplanetario, con abiti ignifughi dal casco alle scarpe. I pompieri
assistevano all'operazione e a dire il vero innaffiavano quasi pi me
che il fuoco, per cui era difficile prendersela. Indossavo il casco,
la maschera, una specie di tenuta di volo e guanti, il tutto foderato
o imbottito con materiali ignifughi, cosicch se qualcosa non fosse
andato, perlomeno non mi sarei abbrustolito come una cimice
al fuoco. Ed era un'inezia il poco da fare che avevo, in rapporto a
quanto sarebbe potuto costare. Il mio compito, come aveva spiegato
Roher, era quello di avvicinarmi il pi possibile all'incendio e
fare dei segnali per avvertire se il bidone dovesse essere spostato
in alto, in basso o di lato, e di quanto. Poi, quando sarebbe stato in
posizione, avrei dovuto farlo oscillare adagio, adagio, poi sempre di
pi. Quell'operazione avrebbe domandato, secondo i miei calcoli,
non pi di cinque minuti, e nessuno sforzo.
Roher aveva sistemato il cavo un po' diversamente rispetto a
quanto aveva fatto Mace. Invece di tenerlo teso tra le antenne e una
specie di montacarichi per il bidone, con guide e bozzello mobile,
aveva fissato il bidone e regolato tutto in modo che, messo il cavo in
forza, tutto sarebbe andato a posto col minimo di oscillazioni. In realt
era pronto gi da due giorni, in attesa che arrivasse la saracinesca
- che era quello che aspettavamo. Arriv verso le cinque, sul camion
giallo della Fuller & Co., a cui era stata affidata la costruzione.
Presi la maschera, ma Roher mi ferm. Poi and nella stanza accanto
a telefonare. Rientr e si sedette con lo sguardo fisso gi, sulla strada.
Dopo cinque minuti si ud un fischio di sirena e si vide arrivare
un'ambulanza. Si ferm accanto al Raggio d'Oro. Ci siamo, Jack.
Uscii, scavalcai i resti dello steccato e mi avviai sul nostro terreno.
Sapevo che doveva fare caldo ma, attraverso la mia corazza e
le suole ignifughe, non lo sentivo affatto. Avvertii del rumore e mi
voltai. Due isolati pi in l, dietro ai cordoni, c'era una gran folla.
Mi stavano applaudendo. Strinsi le mani e le agitai sopra la testa.
Trovai il mio fil di ferro, lo misi in forza e aspettai. Pass un minuto,
poi sentii Roher gridare e il cavo principale si tese. La puleggia
sul paranco cominci a muoversi e sbattere, nel tentativo di scorrere
nell'imbando al centro, ma i pompieri la trattenevano per mezzo
della guida. Poi, a poco a poco, i pompieri lasciarono che la puleggia
scendesse e la dinamite si sollev da terra. Nel suo movimento verso
il centro prese a ruotare su se stessa. Tesi il fil di ferro che era fissato
a un foro praticato nell'orlo inferiore del bidone, per frenarne la corsa.
Nell'avvicinarsi al centro, si ferm. Mirai attentamente e riuscii
a portarlo nella posizione voluta. Roher mi grid di iniziare qualche
oscillazione di prova. Data l'altezza complessiva, che comprendeva
l'imbando del cavo principale, aveva un raggio notevole e fui sorpreso
di notare la lentezza delle oscillazioni. Mi parve che il bidone
fosse un po' troppo alto e feci un segnale di avvertimento. Lo filarono
un po'. Provai di nuovo e sembrava andasse. Roher mi richiam.
Jack, non oscilla come dovrebbe. Si sposti un po' sulla destra.
Va bene.
Appena ci siamo, dia la voce.
Tornai indietro, presi il fil di ferro e andai nel posto che mi aveva
indicato. Ricominciai a farlo oscillare e questa volta lui grid che
andava bene. Tirai il fil di ferro un po' pi forte e l'arco si allung.
Non lo lasciavo scorrere fino alla fine. Lo trattenevo tra le dita; poi,
a fine oscillazione, accompagnavo col fil di ferro il bidone. Ci avr
impiegato cinque secondi, il bidone, per l'oscillazione di andata e
ritorno, e non si crederebbe quanta forza di volont richiedesse ogni
volta aumentare la spinta. Poi, a un certo punto, mi fermai, diedi il
segnale e mi buttai a terra.
Fu come se mi trovassi in una spaventosa risacca spumosa, che
cercava di ridurmi in brandelli. Tuttavia, in quel pandemonio, potevo
sentire il ruggito dell'esplosione, e avevo l'orribile sensazione
di aver fatto qualcosa, anche se non sapevo esattamente che cosa,
per nulla, e non avrei pi ritrovato pace per tutta l'eternit. Poi udii
la sua voce chiamarmi per nome, e altre voci ancora, una di donna,
che stava parlando con lei, e un'altra maschile. Erano un'infermiera
e un medico, come appresi pi tardi. Poi ci fu quella fitta alla testa,
con palle di fuoco che fischiavano tutt'intorno. Era dovuta alla
pressione che mi stavano esercitando sul bulbo degli occhi, un piccolo
accorgimento escogitato per farmi riprendere i sensi. Dovetti
rispondere qualcosa, perch smisero quell'operazione, e tutto fin.
Stavo cercando di parlare, e lei mi rivolse la parola. Non pensare
pi al fuoco. L'incendio non c' pi. L'hai spento. Te lo ricordi,
Jack? L'hai fatto saltare, poi ti hanno portato qui...
In quanti pezzi?
Tutto di un pezzo, con qualche lieve contusione.
Gi, ma questo tremendo ruggito...
 il gas. Ci stanno lavorando intorno. Apri gli occhi, vedrai.
Non c' pi traccia di fuoco. L'hai spento, e i giornali ti hanno gi
dedicato degli articoli e dicono che sei stato grande, e...
Aprii gli occhi, ed era sempre la stessa stanza d'ospedale, ma il
chiarore non c'era pi e nemmeno il ruggito sembrava quello di prima.
E poi cess. Lei mi fiss, e aspettammo, sembrava impossibile
che non ricominciasse da capo. Ma allora il telefono squill e lei
afferr il ricevitore. Appena risposto, me lo porse. Jack!
S?
 Roher.
Oh, salve.
L'incendio  spento e il gas bloccato. Questa volta ce l'abbiamo
fatta. Ce l'abbiamo fatta, e il pozzo  sempre in efficienza, il miglior
pozzo che sia stato mai aperto quest'anno su questa maledetta
collina, e la signora Branch ha la sua raffineria! All'inferno, d qualcosa.
Roher, vorrei abbracciarti.

 Capitolo 24.

Pass circa un anno prima che tornassi all'astinenza, non dallo spumante
bevuto nei brindisi, ma dal lavoro e da tutto quello che avevo
fatto, compresa lei. Dall'istante in cui aveva deciso di partecipare
all'operazione, le cose erano cominciate ad andare a gonfie vele,
e tutto quello che toccavo si trasformava in quattrini. Sin dall'inizio,
quando rimettemmo in azione le pompe agli altri pozzi, tutto
and a meraviglia. Non avevano subito nessun danno, cos avemmo
subito del prodotto da vendere. Il nuovo pozzo, messo in funzione,
si dimostr molto produttivo. I serbatoi rappresentavano un reddito
di cinquecento dollari. Il contratto con la Luxor era in procinto di
scadere, cos potemmo collegare i pozzi alla raffineria per mezzo di
tubazioni, e poche settimane pi tardi demmo il via. Subito dopo,
Mendel chiese di fornire anche lui il petrolio a mezzo di tubolature,
e una settimana pi tardi Perrin lo imit, cosicch Roher, invece di
dover andare in giro per la collina in cerca di materia prima, ebbe
tutto quello che eravamo in grado di lavorare e produrre. Non avevano
nulla contro la Luxor, tranne il fatto che la Luxor non aveva
mosso un dito quando ci eravamo trovati sull'orlo della rovina, e io
avevo rischiato la vita per spegnere l'incendio. Poi avemmo fortuna
con un altro pozzo che attingeva alla zona compresa nella precedente
licenza, e che divenne uno dei pi redditizi. Dopo qualche
tempo ci venne offerta una serie di distributori in affitto, per cos
poco che non potemmo dire di no, pur non avendo sospettato minimamente
che Sepulveda Boulevard, dove ce n'erano tre o quattro,
fosse destinata a un grande sviluppo. Cos, quando l'azienda si fu
ingrandita, avemmo di che far quattrini e il marchio della Sette
Stelle apparve un po' dappertutto a Los Angeles, in quindici o venti
posti diversi. Non eravamo che una piccola industria privata, ma
finalmente lavoravamo, come si dice, a pieno regime. Avevamo dei
pozzi, avevamo uno stabilimento, eravamo organizzati per la vendita.
Quando ne avevamo la convenienza, cedevamo i prodotti al minuto.
Nel caso contrario, ci sbarazzavamo dell'eccedenza cedendola
ad altre industrie private, ricavandoci sempre qualcosa. Conclusi
degli accordi per lo smercio del lubrificante, della nafta e dell'asfalto,
cosicch il denaro entrava da tutte le parti. E dappertutto si
udivano pompe in azione. Che meraviglioso strumento la pompa
automatica: uno dorme e questa funziona. Simile a un cuore, che vi
mette la vita in corpo.
E se mai una donna  stata capace di inebriare un uomo, col suo
modo di guardare, pensare e agire, Anna per me era esattamente
cos. I suoi occhi conservavano quel suo sguardo scintillante, e non
era mai sazia di me, il che certo non poteva riuscirmi sgradito. A
vederla, era un pericolo pubblico, molto pi di quanto avessi creduto
la prima volta che l'avevo vista. Quando le cose cominciarono
ad andare a gonfie vele, inizi a vestirsi con eleganza, costringendo
anche me a seguire il suo esempio. Ci esibimmo a Los Angeles,
lei in abito dorato, scarpine dorate e pietre dorate nei capelli, che
le davano qualcosa di egizio, e io con papillon bianco e cilindro.
Dovunque andassimo sentivamo chiedere chi fosse lei, e si vedeva
benissimo che era un tipo da salotti mondani, boulevard e prime
teatrali. Lei sosteneva lo stesso anche nei miei riguardi, cos andavamo
d'amore e d'accordo. Pure, quel primo Natale passato insieme,
quando rimase occupata per tre giorni nel giardino d'inverno,
in fondo al soggiorno, la guardai accendere la corrente e mi domandai
se realmente ci tenevo a vedere il treno superare gli scambi, o
che la bambola sfiorasse coi piedi lo stagno di plexiglas, in modo
da potersi muovere, pattinando. Dissi a me stesso di stare attento
a non lasciarmi prendere da quelle sciocchezze, che possedevo
tutto quello che avevo sempre desiderato: un lavoro splendido, un
mucchio di quattrini, il rispetto e la considerazione nell'azienda
in cui lavoravo. Avevo un'automobile, una Packard, che sembrava
galleggiasse. Avevo un appartamento con le finestre sull'oceano,
nel Castile Arms, uno dei palazzi pi eleganti che sorgessero sul
lungomare. Avevo una donna che faceva venire l'acquolina in bocca,
con un marito per giunta, poich Branch non aveva mosso un
dito per ottenere il divorzio, e cos lei, anche se l'avesse voluto, non
poteva risposarsi.
Eppure non seppi mai se fosse esattamente quello che mi ci voleva
per calmare realmente la sete; spumeggiava e aveva le bolle
d'aria come quel maledetto champagne che lei beveva in continuazione
e di cui ero talmente stufo da farmi sembrare la vita nient'altro
che una lunga serie di pomeriggi di Natale.
Dopo un po' afferrai, o mi parve di afferrare, cos'era che non andava.
Quello che mi disturbava era il lavoro, la puzza del petrolio e
tutte le cose che ci combinavo o che esso combinava a me. Per lei,
con tutti i suoi discorsi sulla mia anima da meccanico, non contava
nulla fuorch il denaro che ne ricavava e le cose che con quello poteva procurarsi. Anche cos credo che avrei potuto resistere,
se lei avesse continuato a vestirsi d'oro, lontra e acquistare biglietti
per l'opera. Ma dopo un po' compr la casa a Beverly Hills. A venti
chilometri lungo la strada, dove vivono le stelle del cinema e i
milionari dell'Est. La casa veniva a costare quattrocento dollari al
mese, ammobiliata, dotata di piscina nella parte posteriore e di lato
il campo di badminton, ed era fatta apposta per i ricevimenti che
cominci a dare. Ricevimenti sempre pi affollati, finch in breve
ci vennero tutti, pubblicisti, divi dello spettacolo, registi e scrittori,
e dopo un po' persino i gangster, che in quell'ambiente costituivano
la classe pi in vista.
A poco a poco cominciai a non poterne pi. Rincasavo verso le
cinque, tutto preso dagli affari, e trovavo sempre delle ragazze dagli
occhi stralunati accomodate tra due uomini, che discutevano di
quello che Lubitsch avrebbe potuto fare se si fosse provato nei film
rivista. Anna mi guardava come un oggetto da museo, e io sedevo l,
con una smorfia sulle labbra, senza aprire bocca, gesto inequivocabile,
perch uno che stia bevendo un whisky, tutto preso dagli affari,
se sta in silenzio tutto il tempo vuol dire che preferirebbe trovarsi
altrove. Poi una sera, rincasando, mi trovai nel bel mezzo di un
ricevimento in piscina, e quando gli invitati se ne andarono stava
facendo buio. Mi sedetti a finire il mio whisky quando lei cominci
a dare la caccia a qualcosa. Poi un'ombra prese a svolazzare intorno
alla lampada del patio. Alzai gli occhi, mentre lei stava agitando un
giornale, e l'afferrai per un braccio. Poi spensi la luce. Sbattendo
le ali mollemente, sorpass il muro, accanto alla magnolia. La pi
grande falena verdazzurra che avessi mai visto. Quando mi voltai,
i suoi occhi mi stavano fulminando. Perch mai quella stretta?
Nient'altro che una superstizione. A proposito delle falene.
Era proprio necessario che mi strappassi il braccio?
Il giorno dopo mi fece vedere il segno blu che il mio pollice le
aveva lasciato. Jack, che ti ha preso? Stavo uccidendo una farfalla
e mi hai mezzo massacrata, guarda qui! Si direbbe che sia andata a
un ballo popolare il sabato sera.
Te l'ho detto. A proposito di falene sono superstizioso.
Gi, ma guarda un po' come mi hai ridotta!
Non potevo raccontarle qual era il vero motivo, sapevo che non
ci avrebbe visto altro che una farfalla, cos non stetti l a perder
tempo. Non era questo che volevo, nonostante l'avessi tanto bramato,
l sotto la pioggia, guardando all'interno di abitazioni dove dei
signori ben pasciuti assaporavano pietanze prelibate mentre le loro
donne li osservavano. Eppure, dal modo in cui cercai di calmarla
e dal rapido prurito nervoso che mi percorse l'intera schiena, nel
timore che scoprisse quello che stavo pensando di lei, capii che,
se necessario, avrei resistito fino in fondo. Lei non mi interessava,
ma ci tenevo al posto e avrei fatto qualsiasi cosa pur di conservarlo.
Un giorno, mentre percorrevo in automobile il Viale dei Ciliegi,
mi fermai a un semaforo e sentii qualcuno gridare: Hei, Jack!.
Quella voce gracidante era inconfondibile. Era Hosey, e guardando
nello specchietto lo scorsi l, distante una decina di metri. Quando
scatt il verde misi in moto, ma sopravvenne un camion e dovetti
frenare se non volevo farmi investire. Guardai di nuovo, e lui mi
stava rincorrendo. Finalmente potei rimettere in moto e impennai
la macchina su per la collina; potei scorgerlo di dietro, che si sbracciava,
correva e gridava. E poi feci una delle cose pi stupide che
abbia mai fatto in vita mia. Se avessi proseguito, scomparendo in
cima all'altura, probabilmente quella sarebbe stata l'ultima volta
che l'avrei visto, perch non aveva mai conosciuto il mio vero nome
ed era poco probabile che avesse preso il numero della targa.
Evidentemente avevo una gran fretta di togliermelo di torno cos,
arrivato alla raffineria, svoltai infilando il cancello. Subito mi resi
conto di averla fatta grossa e compresi che dovevo squagliarmela
immediatamnte. Mi dovettero certo credere impazzito quando
chiesi se c'erano state delle telefonate e mi precipitai di nuovo fuori.
Ma proprio nel momento in sui salivo in macchina, lui arriv
al cancello e cominci a parlottare col guardiano. Sgattaiolai per
l'uscita posteriore e mi diressi gi verso il fabbricato del Jergins
Trust, dove avevo aperto il quartier generale del servizio vendite.
Attraversai gli uffici e raggiunsi il mio studio privato, dopo aver detto
a Lida, la segretaria, di prendere nota delle eventuali comunicazioni
telefoniche e di non disturbarmi per nessun motivo.
Mi sedetti e mandai all'inferno il giorno in cui avevo incontrato
Hosey e gli avevo dato del tu, il giorno in cui mi era venuto in
mente di avere a che fare con lui. Poi cercai di studiare come avrei
dovuto comportarmi. Non ce la facevo a pensare. In ogni modo l'idea
di dover assumere alla ditta quella specie di immondezzaio
ambulante e lasciare che mi chiamasse per nome e fare lo stesso
anch'io e trattarlo da amico, di fronte a tutta l'azienda, mi trasformava
il sangue in bile, e il pensiero di quello che avrebbe potuto
raccontare sul mio conto me lo trasformava in ghiaccio. Di paure
ne avevo avute in vita mia, mai per una peggiore di quella, n mai
mi ero tanto vergognato. Ma dopo un po' un'idea mi si affacci alla
mente, l'afferrai, e tornai a essere un uomo - o qualcosa, almeno,
in grado di ragionare. Dissi tra me: lascia perdere. Hosey non l'hai
mai visto. Non ne hai mai sentito parlare. Non hai idea di che cosa
stia parlando e, nonostante tu abbia una grande simpatia umana per
i diseredati, la tua opinione personale  che si tratti di un povero
pazzo. Dall'aspetto che aveva, nessuno avrebbe stentato a crederlo.
Ci ripensai a lungo, per vedere se la cosa presentava dei lati deboli.
A meno che non mi riportassero a Las Vegas e qualcuno si ricordasse
di me, non faceva una grinza.
Dopo circa un'ora, pressappoco verso mezzogiorno, Lida entr per
chiedermi se avevamo tra i dipendenti qualcuno che si chiamava
Dixon. Era il nome che usavo registrare agli alberghi, locande e centri
di accoglienza nei quali avevamo sostato. Tutto quello che feci fu arrabbiarmi
con lei per essere venuta a disturbarmi. No, che io sappia,
a meno che Roher non abbia assunto qualcuno senza avvertirmi.
C' un vagabondo che chiede di parlargli.
Dite a Roher di vedere un po'. Potrebbe darsi che non fosse un
vagabondo, ma qualche agente investigativo sulle tracce di petrolio
di contrabbando. Fortunatamente non ne acquistiamo affatto, ma...
Andai a far colazione da Hilton, poi rientrai nell'appartamento.
Verso le due telefonai a Roher e lo pregai di passare un momentino
da me. Lui arriv verso le tre e cominciai a discutere un affare
di catramazione stradale che era in gran parte immaginario, ma su
cui mi dilungai per un'ora buona. Non accennai nulla di Hosey e
lui aveva gi quasi varcato la soglia prima di parlarne quando io
cominciavo ad avere i nervi tesi, perch desideravo saperne di pi
e non osavo mostrarmi interessato. Allora lui disse: Oh, a proposito,
Jack, che vuoi che faccia di quel vagabondo che si  presentato
stamattina? Dice che abbiamo un certo Dixon che lavora per noi, e
non vuole andarsene se prima non lo vede.
Non conosco nessun Dixon.
Dice che l'ha visto entrare in una Packard nera.
L'unica Packard in azienda  la mia.
Gliel'ho detto. Ma non vuol andarsene. Sta l, sul marciapiede.
Sta facendo qualcosa?
No, sta l seduto.
Lascialo stare, allora.
Lasciarlo sedere?
Non siamo in un paese libero?
Be', certo. E se la cosa non garba ai poliziotti?
 affare loro.
Quella sera, quando arrivai al Viale del Rodeo, a Beverly Hills,
prestai attenzione agli scherzi e ci risi sopra. L'indomani mattina,
invece di recarmi al Jergins Trust, andai direttamente alla raffineria
e, com'era prevedibile, lui era l, sempre seduto ad aspettare.
Mi chiam gridando mentre entravo dal cancello posteriore,
io non gli diedi retta e fermai l'automobile. Ma, mentre mi stavo
avviando all'ufficio, Mulligan, il guardiano, mi raggiunse piuttosto
imbarazzato. Le dispiacerebbe venire a parlare con quell'uomo, signor
Dillon? Dev'essere sbronzo ma, se non sbaglio, chiede proprio
di lei, e se lei riuscisse a convincerlo che si  confuso potremmo
allontanarlo. A dirle la verit, comincia a stare sui nervi a tutti.
Mi diressi al cancello e, quando Hosey mi vide, attacc a gridare
in modo teatrale. Jack! Non mi riconosci? Sono Hosey! Sono andato
in giro per tutta la Lousiana, il Texas e il Nevada, con te e Buck.
Jack! Sono prontissimo a lavorare. Ricordi l'impegno reciproco che
avevamo preso, di dare lavoro agli altri due, se si aveva la fortuna
di farcela? Urlava cos forte da sembrare falso. Persino Mulligan
gli volt le spalle. Ammiccai e dissi: Be', Mulligan, crede di conoscermi,
tutto pu darsi.
Ma  ridicolo.
No, mi ha scambiato per un suo amico.
Amico un corno. Non  che un venditore di fumo... Continu
la sua sfuriata, mentre Hosey stava guardando, in ascolto. Poi osservai:
In ogni modo, bisogna mandarlo via.
Ci penso io a cacciarlo.
Part in direzione del cancello, le spalle sollevate, ma io lo trattenni.
Senta,  un essere umano anche lui.
Non ci metterei la mano sul fuoco. Be', chiamer i poliziotti.
Ma io tirai fuori dieci dollari, li passai a Hosey attraverso il fl di
ferro e dissi: Amico mio, non capisco per chi lei mi abbia scambiato,
ma i tempi sono duri, ecco di che mangiare, fare un bagno e
trovarsi da dormire; il resto lo tenga pure. E se mai dovessi incontrare
qualcuno che si chiama Dixon, glielo far sapere.
Ma... Jack!
Senta, santo Dio, li vuole o no questi dieci dollari?
Be', certo, ma...
Allora li prenda e la pianti di chiamarmi per nome.
E come vuoi che ti chiami?
Provi a chiamarmi signore, tanto per cominciare.
Signor chi?
Signore e basta.
Prese i dieci dollari, gir su se stesso e si allontan. Mi avviai
verso gli uffici. Qualcosa, allora, mi colp alla testa. Era una pietra.
Ci voltammo e Hosey era l, ritto in mezzo alla via. Sporco figlio di
puttana! S, tu, Jack. Pezzo di farabutto! Vermiciattolo, comportarsi
cos con un amico! Ma ti far vedere io! Vedrai...
Mulligan si mosse per acciuffarlo, ma lo agguantai per un braccio.
Mi sembr che una cinghia mi strozzasse lo stomaco, ma capivo
che non si poteva fare nulla al momento e meglio mi comportavo
ora e meglio per me sarebbe stato pi tardi. Restammo l, e lui lanci
delle altre pietre, strill, bestemmi, fece il diavolo a quattro e
poi, quando dei ragazzini lo accerchiarono, solo allora, se ne and.
Passarono ventiquattrore lunghe un'eternit, poi due, tre giorni interminabili,
ma non c'era nulla che potessi fare, e non facevo nulla.
Mi spostavo tra la raffineria, il Jergins Trust e l'appartamento. Tutte
le sere le passavo a Beverly Hills, in papillon nero, e la portavo in
questo o quel locale allo Strip. Essere imputato d'omicidio sarebbe
stato un bel guaio, ma venire spacciato per amico e compagno
di scuola di un pezzente sarebbe stato mille volte peggio. Se avessi
potuto tirare avanti in quel modo, forse lei non sarebbe venuta
a sapere nulla. Bevevo spumante e ne domandavo sempre dell'altro,
ma non tanto da sbronzarmi e parlare. Quello che bastava per
avere la testa completamente sgombra e non pensare ad altro che
a divertirmi e alla gran bella ragazza che avevo al mio fianco. Tutto
era meraviglioso, fuorch il mio stomaco, nel quale un succhiello
continuava ad affondare.
Il terzo giorno, il Jergins Trust, Lida entr nel mio ufficio verso le
undici e annunci che un ufficiale della polizia desiderava vedermi.
Le dissi di farlo entrare. Era un giovanotto, e notai che diede
uno sguardo interessato alle mie fotografie da giocatore di football,
che Anna era andata a scovare e aveva incorniciato alla parete. Non
disse nulla, ma si accomod e tir fuori un foglio di carta azzurra.
Signor Dillon, ha qualcuno alle sue dipendenze che si chiama
Dixon?
No, perch?
Si  mai fatto chiamare con questo nome, lei?
Dica cosa vuole.
Usai un tono calmo, cortese, ma distante. Lui mi fiss per qualche
secondo, la specialit di tutti i poliziotti, intanto io composi
un numero al telefono. Rispose Roher, e gli dissi di tenersi pronto
per qualcosa di importante, pi tardi, e di non andarsene per nessun
motivo. Siccome non abbandonava mai il lavoro prima dell'ora
stabilita, la cosa lo sconcert, ma non ci feci caso e riattaccai il
ricevitore. Avevo impartito un ordine e qualcuno l'aveva ricevuto,
era quello che importava, e il poliziotto doveva aspettare e parlare
quando ero disposto ad ascoltarlo. Non che fosse granch, ma era
sempre qualcosa... Devo eseguire un mandato, signor Dillon. Per
l'arresto di un imputato conosciuto sotto il nome di Jack Dixon.
Tuttavia, siccome dalle informazioni di cui siamo in possesso sembrerebbe
essere un pezzo grosso, anzi addirittura il direttore generale
della Sette Stelle, credo che sia proprio lei la persona che stiamo
cercando. Spetta a lei riconoscere o meno il mandato, bench possa
dirle che ho la facolt di trattenerla in custodia, in base al mandato
in questione, qualsiasi cosa lei decida di fare.
Be'... potrei darci un'occhiata?
Sarebbe conveniente.
Era stato emesso su denuncia della polizia di Las Vegas, Nevada,
alla quale sembrava che Hosey avesse spifferato tutto quello che
sapeva; erano stati scambiati dei telegrammi. Oltre al sospetto di
rapina a mano armata non diceva altro, ma leggerlo mi diede tempo
di riflettere. Capii che fare lo gnorri non sarebbe servito a nulla.
Il suo compito era di condurmi con s e, se mi fossi ribellato e lui se
la fosse presa con me, avrei perso il leggero vantaggio che mi avevano
assicurato le fotografie in costume da campione e forse anche
il suo desiderio di trattarmi con simpatia senza dare nell'occhio. E
inoltre la cosa da evitare a ogni costo era che fosse registrato il mio
nome, perch in tal caso sarebbe andato in pasto ai giornalisti, arrivando
in breve a Beverly Hills e alle orecchie di lei. Be', ne so
qualcosa. Un vagabondo si  presentato l'altro giorno, mi ha chiamato
con questo nome e mi ha scucito qualche dollaro. Poi disse
che eravamo amici e, quando vide che non lo invitavo a entrare,
and su tutte le furie e and in escandescenze, urlandomi dietro
insulti e prendendomi a sassate... Be', non vedo che c'entri la polizia.
Sono sempre stato dell'avviso che, se uno  vittima di un errore,
benissimo, ma deve fare di tutto per cercare di chiarire l'equivoco.
Respingo nel modo pi assoluto il presente mandto d'arresto. Non
capisco cosa voglia da me la polizia di Las Vegas; non ci sono mai
stato, a Las Vegas, e non ho la minima idea del motivo per il quale
abbiano sporto denuncia. Ma, in via amichevole, perch non recarci
insieme a parlare con chi ha in mano la pratica, e vedere un po' di
chiarire questo equivoco?
 quello che le consiglierei di fare.
Aspetti che faccia una telefonata.
Chiamai nuovamente la raffineria, feci venire Mulligan al telefono
e gli dissi di salire su un taxi e di recarsi al posto di polizia, dato
che il vagabondo aveva piantato una grana. Fare entrare Mulligan
nella faccenda, sotto certi aspetti, non era un'idea brillante, la cosa
migliore sarebbe stata andarci da solo, senza avvocati, guardiani
o altri per darmi man forte. Ma Mulligan aveva fatto il poliziotto e
parlava la loro stessa lingua; per di pi, era convinto che Hosey pescasse
nel torbido, e avrebbe fatto al caso mio.
Alla polizia, che aveva sede al municipio, entrammo in una stanza
che si apriva nel fondo, dietro il banco, e trovammo Mulligan che
stava seduto accanto al tavolo del commissario Lucas, che avevo
conosciuto in occasione dell'incendio, un impiegato, un uomo ben
piantato nelle spalle, vestito di blu, che aveva l'aria del detective,
e un altro in camiciotto blu che aveva l'aspetto del secondino.
Mulligan stava protestando, piuttosto stizzito, e non smise nemmeno
quando venni introdotto io. C'erano due o tre seggiole d'ufficio, dal
sedile di legno; per Mulligan, il commissario e l'uomo vestito di blu
erano seduti su delle poltroncine foderate di cuoio. Non sedetti finch
iLcommissario non mi fece cenno di prendere posto. Presi una
sedia comune. Ebbi cura di non mostrarmi irritato, indignato, n faceto.
Ero solo una persona con cui le forze dell'ordine desideravano
parlare e che prendeva la cosa piuttosto seriamente. Il poliziotto che
mi aveva accompagnato spieg che avevo respinto il mandato, ma mi
ero presentato spontaneamente, per fornire tutto l'aiuto possibile. Il
commissario parve compiaciuto, difatti si volse a me chiamandomi
per nome. Capir, tuttavia, signor Dillon, che se qualche indizio relativo
a un reato dovesse venire alla luce, saremo costretti a tenerla
in stato d'arresto in attesa che la polizia di Las Vegas porti a termine
le pratiche per l'estradizione al fine di farla tornare nel Nevada.
Tornare? Ma se non ci sono mai stato!
L'uscita provoc una risata, ma recitai la mia parte senza perdere
tempo e dissi: Non so proprio come questo maledetto idiota
si sia sognato che mi chiami Dixon e che sia stato nel Nevada, ma
comunque sia andr fino in fondo e non ho paura delle conseguenze.
Non ho mai scassinato nessuna banca, che io sappia, ma se l'ho
fatto nel sonno e riescono a provarlo, pazienza.
Sembr che andasse benissimo, a giudicare dalle apparenze,
bench i poliziotti siano della strana gente e non si possa mai dire
se ci si  comportati bene o male. In ogni modo lui approv e disse:
Credo che sia meglio farlo entrare per sentire quello che ha
da dire.
Il tuo nome?
Hosey Brown.
Di dove sei?
Di Chillicothe, nell'Ohio.
Che lavoro fai?
Il ferramenta.
Quando hai lavorato l'ultima volta?
Fu a Spokane, commissario. A Spokane, Washington, prima
della crisi. Non sono pi riuscito a trovare lavoro. Mi sono dato da
fare, ma posti non ne ho trovati.
Hai riportato condanne?
Non ricordo.
Cosa vuoi dire con non ricordo?
Commissario, ho avuto un incidente quando avevo vent'anni.
Fui travolto da una trave che mi precipit addosso. Non ricordo cosa
abbia fatto nei due anni successivi, n dove sia stato.
Non ti ricordi di Lewisburg?
No, commissario, non troppo.
Ma un po' s?
Ne ho sentito parlare.
Conosci questo signore?
Si, certo che lo conosco.
Chi ?
Si chiama Jack Dixon.
Dove l'hai conosciuto?
L'ho incontrato la prima volta alla periferia di Chattanooga.
Lui e io ci prendemmo cura di un tale che stava morendo, un certo
Buck Mitchell. Poi tutti e tre, lui, io e Buck, viaggiammo insieme
per qualcosa come un anno, o forse due. Eravamo buoni amici e
percorremmo tutto il Sud e il Sud-Ovest, sempre insieme.
Avete combinato dei furtarelli insieme? Con lui?
Loro due, lui e Buck, io no.
Tu cosa facevi mentre loro due stavano al lavoro?
Aspettavo, commissario.
Dove?
In fondo alla strada, di solito.
Senza guardare?
Certo, vedevo quello che stava succedendo. Ma non diedi mai
una mano a nessun colpo. Aspettavo in fondo alla strada.
Nessuno li ha mai disturbati?
Non ricordo esattamente. Una o due volte, credo.
E tu che facesti?
Be', commissario, che vuole che facessi?
Potevi avvisarli, no?
Be', certo che avrei potuto.
Lo facesti?
Be', non ricordo, ora.
Allora facevi da palo?
No, commissario, no di certo.
E dov' che avete fatto questi lavoretti?
Lui li ha fatti. Lui e Buck.
Dove?
A Phoenix, Yuma, Indio, Banning, chi se li ricorda tutti? L'ultimo
posto, quello dove Buck ci lasci la pelle,  stato a Las Vegas.
Ci hai assistito?
Mi trovavo in fondo alla strada ad aspettare.
E a fare da palo?
Le ho gi detto che non ci ho mai preso parte.
Come si svolsero le cose?
Be', mi trovavo in fondo alla strada ad aspettare, e Buck e
Jack dovevano, per cominciare, rubare un'automobile. Poi, eccoli
arrivare, in una piccola biposto verde, mi danno un colpo di clacson,
girano la macchina e risalgono la via passando davanti al posto
di rifornimento dove sperano di impossessarsi del denaro. Poi
tornano indietro al posto di rifornimento per fare benzina. A quel
punto Buck e Jack scendono per andare al gabinetto. Escono e Jack
si mette al volarne. Buck impugna la rivoltella. In quel momento un
uomo sbuca da dietro un'automobile ferma al lato opposto del sollevatore
per auto, punta una rivoltella e spara. Buck si affloscia a
terra. Allora Jack mette in moto l'automobile per tagliare la corda.
Io gli corro incontro gridando, ma lui tira avanti senza fermarsi.
L'automobile era una Chevy 1933, a due posti?
Non saprei. So solo che era verde.
Non l'hai rivista pi tardi?
Mai pi, dopo quel giorno.
Sei certo di non essere stato tu a lacerare l'imbottitura dei sedili,
prima di abbandonarla al passaggio a livello?
Non sono stato io di certo, commissario.
Tutto ci quando  successo?
Sar un paio d'anni.
Due anni fa, a Las Vegas?
Due o tre anni fa, non saprei con esattezza.
Be', senti, fai lavorare un po' le meningi.
Pu darsi sia stato anche quattro anni fa.
Quanti, allora?
Due, tre o quattro anni fa.
Il commissario rimase a riflettere mentre l'impiegato prendeva appunti
su quello che era stato detto, poi fece cenno al secondino che
usc dalla stanza. Due o tre uomini entrarono. Dalle facce color
mattone si capiva che erano poliziotti vestiti in borghese. Presero
posto accanto a me. Il secondino rientr con alcuni individui prelevati
evidentemente dalla cella di sicurezza, poi torn fuori. Uno
era in maniche di camicia, gli altri erano conciati male e tutti con la
barba lunga. E allora capii che ci sarebbe stato un confronto. Dalla
porta tra un minuto sarebbe uscito qualcuno che avrebbe dovuto
identificarmi in mezzo ad altri. Credo che mai in vita mia il cervello
mi funzion con tanta rapidit. Rividi come un lampo l'aspetto che
avevo avuto quattro anni addietro, a Las Vegas, quand'ero coriaceo,
provato dalle intemperie e segaligno, e quello che avevo ora, nell'elegante
completo da centocinquanta dollari, il morbido soprabito di
cammello, una quindicina di chili in pi e i baffetti alla Hollywood
che mi ero lasciato spuntare. E lo vidi con i miei occhi che aspetto
aveva un vagabondo, dalla fisionomia di quelle facce che il secondino
aveva introdotto, che per anni non avevano sorriso, gli occhi
appannati di uno spesso velo di ottusit e coperti di peli, unto e
sporcizia. Avevo molte probabilit di spuntarla, ma qualcosa dentro
mi spronava a sorridere, sorridere, sorridere. Non ridurti come questi
poveracci! Non confonderti con gli altri! Tieniti eretto, tirati su
in modo che tutti possano vederti, non voltare la testa come faranno
questi qui, e sorridi! Sorridi, cos non sarai tu, di certo!
La porta da cui il secondino era uscito di nuovo era ancora aperto,
e da l sbuc il gatto della caserma, un grosso animale nero con
gli occhi gialli e un nastro rosso intorno al collo. Non esagerai nel
recitare. Non mi precipitai ad afferrarlo e stringermelo al petto.
Schioccai le dita verso di lui, e sorrisi, feci sssst! e lo sollevai da
terra. Poi lo coricai sulla coscia e cominciai a strofinargli il pelo.
Non potrei giurare.  stato tanto tempo fa. Ma direi che  quello
l, quello in maniche di camicia.
Alzai la testa, come se ignorassi quello che stava succedendo,
poi tornai a occuparmi del gatto. Il secondino era tornato nella stanza,
e con lui c'era un ometto, suppergi sulla cinquantina, di cui
non avevo mai saputo il nome, ma che funzionava da portiere di notte
all'albergo in cui Hosey, Buck e io eravamo scesi prima di eseguire
il colpo e avevamo sgraffignato la rivoltella a uno dei clienti.
Non vi prestai alcuna attenzione. Tenni la testa dritta mentre stavo
parlottando col gatto. Ebbi un tuffo al cuore quando introdussero
l'uomo del posto di rifornimento, quello che ci aveva venduto la
benzina. Ma lui non fu in grado di indicare nessuno di noi.. Il commissario
disse che andava bene cos, i poliziotti se ne andarono tutti
fuorch quello vestito di blu, e il secondino fece cenno a Hosey, ai
detenuti e ai due di Las Vegas, li condusse fuori e chiuse la porta.
Il commissario si rivolse a me. Signor Dillon, che sa in merito alla
faccenda?
Niente.
Proprio niente?
Proprio niente, punto e a capo.
Non  mai stato a Las Vegas?
No.
Va bene.
L'uomo vestito di blu si alz e venne fuori che era un agente di
Las Vegas. Disse: Be', commissario, mi sembra tutta un'impostura,
ma era necessario fare qualcosa, anche se eravamo convinti che si
trattava di un vagabondo in cerca di sistemazione.  stato testimone
della rapina, su questo non c' dubbio, e probabilmente  andato
appresso a un paio di rapinatori per un po' di tempo, non sistematicamente.
Una o due delle rapine di cui ha parlato, come quella di
Yuma, non hanno mai avuto luogo. E inoltre non ha mai accennato
al fatto che quello che  riuscito a battersela a Las Vegas era un tipo
bruno e leggermente sciancato e non ha mai detto il nome esatto di
quello che  stato ucciso. Certo, pu darsi benissimo che si facesse
chiamare Buck e che avesse adottato il cognome di Mitchell. Ma
i documenti trovatigli addosso dicevano Orazio Bums, e se non sa
nemmeno questo perdiamo il nostro tempo ad ascoltarlo. Rilasci il
signore, credo sia l'unica cosa da fare.
S, certo. E scusi tanto il disturbo, signor Dillon.
Niente. A proposito, bel gattone.
L'ho trovato per la strada che era appena nato, non aveva ancora
aperto gli occhi. L'ho tirato su col biberon e latte riscaldato su quel
radiatore elettrico, accanto alla sua sedia, e non ha mai conosciuto
altra casa fuorch questa. Una cella per lui  come un salotto.
Splendidi occhi!
E nei combattimenti nessuno lo batte.
Spero di rivederla ancora.
Appena fuori Mulligan and a cercare un taxi e io rimasi l ad aspettare
che tornasse. Poi udii un rumore alle spalle e mi voltai. Vidi
arrivare Hosey che attraversava di corsa la via in direzione del parco.
Lo stavano inseguendo l'uomo dell'albergo e quello del posto di
rifornimento. Quando lo raggiunsero, il portiere notturno gli rifil un
cazzotto, facendolo barcollare, poi l'uomo del garage gliene infil
uno anche lui e Hosey fin per terra. Volsi le spalle e quando si accost
al marciapiede l'automobile con Mulligan, salii in fretta e chiusi
gli occhi. Che le succede, signor Dillon?
Niente.
Si sente male?
Un po' stanco.
Diedi all'autista l'indirizzo del mio appartamento e ci mettemmo
in moto. Davanti a noi, fianco a fianco, camminavano i due di Las
Vegas, quello del posto di rifornimento e il portiere di notte dell'albergo.
Nel parco c'era una massa nera coricata sull'erba. Mi sentivo
grande, crudele, insensibile, un ricco e completo campionario di
tutto quanto ci vuole per essere qualcuno. Mentre svoltavamo sul
lungomare ebbi come un'illuminazione, e capii che avrei fatto, o cercato
di fare, la sola cosa da farsi per conservare quello che avevo, in
modo che nessuno pi potesse privarmene. Branch, infine, si era deciso
ad accordarle il divorzio, e avevo intenzione, al termine dell'intervallo
di un anno prescritto in California, di sposarla e rimanerci
sposato. In qualche modo, anche se non avevo troppa fiducia nell'amore,
avrei potuto respirare tranquillo e, se altri Hosey si fossero
presentati, avrebbero potuto azzannarmi, ma non finirmi per sempre.

 Capitolo 25.

In tutto quel periodo, dal momento in cui, rafforzata la ditta, le mie
fotografe cominciarono ad apparire di tanto in tanto sui giornali,
riallacciai i rapporti con Denny. Ogni cinque o sei mesi mi scriveva,
mettendomi al corrente delle novit di Baltimora e chiudendo
con scherzosi poscritti, come per esempio qualche offerta di lavoro
nel grande impero del petrolio, come lui chiamava la Sette
Stelle. Fu grazie a lui che appresi che le condizioni di mio padre
stavano peggiorando; che i Legg abitavano al Viale dell'Universit,
abbastanza agiatamente coi mezzi ricavati dalla vendita dell'albergo;
che Sheila e Nancy erano in lutto per mia madre, bench,
considerato lo status quo ante, il teste sosteneva d'ignorarne i motivi.
Scriveva come se la gran parte di quelle notizie, la salute di
mio padre, la vendita dell'albergo, la morte di mia madre, io gi le
conoscessi e lui si limitasse a dire la sua. Ma io non avevo saputo
pi nulla o quasi nulla, da sette anni, e la gran parte di quanto mi
raccontava, tranne qualcosa di tanto in tanto, come per esempio la
nomina di Byrd a rettore dell'universit, mi deprimeva maledettamente.
La morte di mia madre, comunicata subito dopo una frase
scherzosa, fu il colpo di grazia. Fu uno spiraglio sul passato, su
quello che avrei potuto essere. Denny doveva supporre che io fossi
al corrente anche del suo matrimonio e aveva un mucchio di cose
da raccontarmi circa le camicie da sudare per fare qualcosa, per
trovare lavoro e comprare le scarpe al bambino, ora che suo padre
non gli aveva lasciato in eredit che un pacchetto di azioni senza
valore. Ma chi avesse sposato, e quando erano avvenute le nozze,
erano tutte cose che ignoravo.
Non pensai minimamente a lui, tuttavia, quando si affacci per
la prima volta quel problema di astrologia, e difatti stetti a studiarci
su una settimana prima di accorgermi che era lui la sola persona
adatta a incaricarsene e tirarne fuori qualcosa. Ero entrato, durante
uno dei miei soliti giri di ispezione, in uno dei nostri posti di rifornimento,
quello sulla nazionale 101, proprio sopra Long Beach, dove
lei e io avevamo fermato l'automobile il mattino in cui avevo salvato
la baracca dall'incendio. E l, dietro ai distributori, accanto al
magazzino pneumatici, notai la presenza di un teodolite, lo stesso,
come potei constatare dal marchio sul trepiedi, che avevo deposto
l tre anni prima. Quando Ed Moore, il gestore, ebbe finito di fare
benzina a un'automobile, gli chiesi scusa per averlo lasciato l, dissi
che mi ero dimenticato e che il giorno dopo avrei mandato qualcuno
a ritirarlo. Be', a dire il vero, signor Dillon, me n'ero scordato
anch'io. Era stato messo in un mucchio con dell'altro materiale che
avevate lasciato qui, ma poi, quando si tirarono fuori le lime, fin
relegato in un angolo, con un fascio di tubi di scappamento davanti,
e non sapevo nemmeno che fosse l, finch un giorno che stavo
frugando nel garage mi capit di scovarlo.
E allora presi a domandarmi se quel binocolo fosse un telescopio
e se avrei potuto vederci la luna. Cos lo tirai fuori, lo ripulii e notai
che funzionava benissimo. Mi aveva sempre interessato la luna. Ho
letto un mucchio di informazionu in proposito. Avevo sempre desiderato
studiarla con un buon binocolo, ma fino ad allora non avevo
mai avuto l'occasione di averne uno.
Be', se le fa comodo...
Certo, certo.
Il suo modo di fare era un po' buffo, e poi prosegu: A dire il
vero avevo intenzione di parlargliene, perch credo potrebbe essere
utile negli affari.
In che modo?
La gente viene qui solo per guardare col telescopio.
Guardare la luna?
La luna, e poi fanno benzina. La Stella polare e Venere, e tutto
quello che si pu vedere. E alcuni si divertono a leggere la fortuna.
Era a proposito di questo che volevo parlarle. Non riesco a togliermi
questo chiodo dalla testa, che deve esserci un modo per sfruttare
commercialmente la cosa. Non so quanto costi un telescopio, ma
quello che so  che, una volta acquistato, non mangia n consuma
benzina.
Ci pensai, o feci finta di pensarci, per due o tre settimane. Alla
fine mi resi conto che non cavavo un ragno dal buco. Sistemare dei
telescopi in ciascuno dei nostri posti di rifornimento, montarli su
trepiedi e attaccarci un cartello con la scritta OSSERVAZIONE DELLA
LUNA era quasi tutto quello che ero riuscito a escogitare, ed era un
po' poco. Esposi la cosa ad Anna, e insieme andammo a trovare Ed
al posto di rifornimento, osservammo i ragazzini scrutare nel telescopio
e ascoltammo le coppie discutere sui segni dello zodiaco.
Lei mi chiese cosa avremmo dovuto fare secondo me e, quando le
dissi quello a cui stavo pensando, scosse la testa. Non prendertela,
ma non  il tuo ramo. Aprire dei pozzi, estrarre il petrolio, lavorarlo
per la vendita, questo s. Ma questo non  che un particolare.
 solo un trucco, un imbroglio, ma deve fare effetto, come Jack Benny.
Richiede uno speciale genere d'intelligenza. Ci vorrebbe qualcuno
capace di studiare scientificamente il trucco.
Fu allora che pensai a Denny.
Ma certo, Jack! Avr riso a quello che mi raccontavi di lui,
ma dir pure che ho sempre creduto ci fosse qualcosa in quel ragazzo,
che la sua iniziativa fosse una dote utilizzabile negli affari.
Chiamalo solo per fare un esperimento, in modo che, se l'esperimento
fallisce, non avrai nessun obbligo verso di lui; perlomeno
non dovrai ricorrere a uno di quei filibustieri di Los Angeles, che
pretenderebbe un'ipoteca su tutto quello che ho.
Scese dall'aereo a Burbank, vestito in stile East Coast dalla testa
ai piedi: abito, soprabito, foggia e tinta del cappello. Ma, eccezion
fatta per un po' di grigio al di sopra delle orecchie e qualche chilo
in pi, era sempre il vecchio Denny di una volta, con quella sua
sana aria provinciale e il rapido, caldo sorriso che ti metteva subito
di buon umore. Avevo riservato per lui un appartamento accanto al
mio e, strada facendo, mi mise al corrente delle sue cose: come sin
dalla morte di suo padre stava tirando avanti cercando di sistemare
un podere che non valeva la pena di essere sistemato, come sua zia
si era presa cura di sua madre, come aveva cambiato ben tre occupazioni
negli ultimi cinque anni e sempre in ditte regolarmente
fallite prima che lui fosse riuscito a ultimarvi il mese di permanenza.
Poi mi domand cosa volevo da lui e, quando glielo dissi, si illumin.
In quel momento ci trovavamo a meno di un chilometro dal
posto di rifornimento di Ed e gli chiesi se non gli sarebbe dispiaciuto
passarci subito a dare un'occhiata. Accett, cos lo portai l, e
Ed gli spieg il progetto, tutto quello che aveva notato da quando al
garage era stato sistemato il cannocchiale. Lui chiese quanti erano
i clienti che prima venivano a rifornirsi nelle ore diurne, e che ora
venivano di sera in conseguenza del cannocchiale, quanti clienti
erano stati sottratti alla concorrenza in quel modo, quanti erano gli
appassionati di astronomia, quanti credevano nell'astrologia, quanti
non erano che dei curiosi a cui non dispiaceva dare un'occhiata al
cielo, gratuitamente, prima di rincasare. Scopr dei particolari che
a me erano sfuggiti e, quando non li scopriva, glieli suggeriva Ed.
Quando ce ne andammo aveva un tale bagaglio di informazioni sullosmercio di benzina, fornitogli da Ed, da poter studiare separatamente
le vendite diurne da quelle notturne, e forse qualcosa di pi.
Arrivati all'appartamento, era ormai ora di colazione, andammo in
un ristorante, dal ristorante al Jergins Trust e da questo alla collina.
Lo presentai a tutto il personale, e tutti lo trovarono affascinante,
come c'era da aspettarsi, specie le impiegate. Ma quando entr anche
nella simpatia di Roher, la cosa cambi aspetto. Roher conosceva
in parte il motivo per cui Denny era stato chiamato e, tra una
spiegazione e l'altra, mi disse: Questo giovanotto sar di grande
aiuto. Chiede tutto quello che ha da chiedere! Non si vergogna di
ammettere che certe cose non le sa.
Cos, quando ci mettemmo in smoking e lo condussi in automobile
a Beverly Hills e lui fece colpo anche lass, non fui sorpreso,
fui soltanto sollevato. Lei la conquist mentre stava servendo dei
Martini prima di cena, con un paio di scherzi parodistici sul modo
di scuotere la sigaretta. Lei cap che era il tipo che ci voleva e lo
indusse a esibirsi a lungo quando la gente del cinema cominci ad
arrivare, ma una delle ragazze and in visibilio per qualcos'altro
e cerc di invitarlo a giocare a tennis a casa sua. Ma lui declin
l'invito, e ad Anna piacque come lo fece. Ne deve aver fatte di
conquiste! Ma quando uno riesce a fare colpo e non fa nulla per
approfittarne, solo perch  sposato, onesto e vuole bene a sua moglie,
be', allora...
Allora...
Bisogna riconoscergli il merito.
Ricordando la larghezza di vedute di Denny, quando eravamo ragazzi,
a proposito dell'inutilit di scaldarsi troppo, fui sorpreso per
tutta la pena che si diede per quella bazzecola del telescopio. Ci
stava su giorno e notte, rivedendo gli appunti presi da Ed e studiando
attentamente chiunque, uomo, donna o bambino, si avvicinasse
a quel maledetto teodolite. Lo spostava da un luogo all'altro
per controllare quanti fossero i clienti che riusciva effettivamente
ad attirare e quanti quelli semplicemente di passaggio. Lo prov
con cartello e senza cartello. Lo tolse di mezzo e controll quante
erano le persone che chiedevano dove fosse finito. Alla fine della
settimana, una domenica mattina, quando noi tre - lui, Anna e io -
avevamo appena finito di fare colazione a Beverly Hills, lui disse:
Be', ragazzi, immagino che sarete stanchi di aspettare, ma sono
sulla traccia di qualcosa e ho bisogno di un po' di tempo. Se vi accontentate
di poco, sarei anche pronto a cominciare. L'importante,
come immagino sappiate, sta nel fatto che prolunghiate il periodo
lavorativo fino a notte inoltrata. Potrebbe aumentare - non ora, parliamo
del futuro e delle possibilit di sviluppo - potrebbe aumentare
fino al dieci per cento le vendite; mica male, vero? Oltre a ci,
per l'incremento del lavoro nelle ore diurne dal punto di vista delle
vendite all'ingrosso, un elemento che non sono ancora riuscito a
calcolare  l'impatto dell'astrologia. Potremmo inaugurare un programma
radiofonico, una cosa dai prezzi contenuti, messa su con un
astrologo e qualche disco, quindici minuti al giorno, sulla rete della
costa, o meglio ancora alle stazioni locali, che coster quasi niente
ma ci assicurer la vendita in citt. Per ora va bene cos, costa poco
e funziona egregiamente, e i telescopi non consumano, come dite
voi, assolutamente nulla. Ma ci manca qualcosa. So io cosa c' da
fare qui. Dopotutto stiamo parlando di stelle, e vorrei qualcosa che
gliele facesse toccare con mano. Qualcosa di unico.
Lei disse: Che ne pensi, Jack?.
Lasciamolo meditare.
Pensa, angioletto, pensa.
Trovai un biglietto sotto la porta dell'appartamento, un gioved pomeriggio,
due o tre settimane pi tardi, con cui Denny mi annunciava
che andava a passare qualche giorno per conto suo e di non
contare su di lui per il fine settimana. Non ci feci caso, anche se in
quei momenti tutti e due facevamo molto affidamento su di lui. Ma
gli avevo messo a disposizione l'automobile utilitaria e, se desiderava
fare una gita in macchina, non trovavo nulla da ridire. Tuttavia,
una domenica mattina, verso le otto, mentre facevo quattro bracciate
nella piscina, a casa di lei, sentii avvicinarsi qualcuno e, quando
alzai la testa, lui era l, al di l del muro di cinta. Gli feci cenno di
entrare e lui scavalc il muretto. Portava una camicetta, dei pantaloni
da lavoro che usava quando era solo, e non si era fatto la barba.
Poi prese ad andare in su e in gi. Be', vecchio scimmione, ho
trovato, ho trovato.
Magnifico, ma  ancora presto, prendila con comodo.
Bene, ma ho trovato.
Sss!
Ma prima che riuscissi a farlo tacere, lei disse qualcosa dal piano
superiore, e dal tono della sua voce non doveva ancora essersi
alzata dal letto. In un paio di minuti fu al piano di sotto, in pantaloncini,
senza trucco, i capelli attorcigliati in crocchia sulla nuca.
Nessuno della servit era ancora in piedi, cos lei prepar la colazione
da sola e la serv sul tavolino all'angolo della piscina. Ma, non
appena ebbe portato in tavola le uova, lo invit a continuare. Le
leggi, Anna; ne ha mai sentito parlare?
Leggi... come quelle contro gli incendiari, l'omicidio, le lesioni
personali...
Leggi come quelle sulla gravit, le forze, la luce...
Oh, le leggi fisiche!
Gi. Chi le ha scoperte?
Be', non  stato Isaac Newton? La mela che gli cade sul... Oh
no, non  possibile.
Proprio cos; l'ha indovinato subito. E ci mi incoraggia ad
andare a scovare l'impatto pubblico di quest'uomo. Vi  mai passato
per la testa che  l'unico scienziato di cui l'americano della strada
ha sentito parlare, tanto da sapere di chi si tratta? Non saprebbero
distinguere Archimede da Ippocrate, eppure...
Continui, per favore.
Continuer, non vi preoccupate. Cos lo mettiamo in mostra.
Appiccichiamo il suo ritratto dappertutto, sui cartelloni pubblicitari,
su ogni tipo di pubblicit, l sull'erba, con la sua mela. Mentre
sta riflettendo sulla sua legge. Ma i nostri scienziati - tenga presente,
Anna - studiano le stelle.
Abbiamo degli scienziati?
Jack si  diplomato in scienze.
Perch Jack dovrebbe studiare le stelle?
Per scoprire dei nuovi elementi, o non so che altro ci sia lass.
Perch fa parte del nostro sistema. Ai giorni nostri non lavorano pi
con le mele, lavorano con telescopio, spettroscopio e non so che altra
diavoleria, non chiedetemi quale, il perch non lo so ancora, ma
non tarder a saperlo. L'importante  questo: che quando c' qualche
legge come quella sulla forza di gravit, qualche elemento, come
per esempio il neon, prima di ricavarlo in laboratorio, c' sempre
qualcuno che li scopre in questa o quella stella. Solo allora si
mettono a cercarli, qui, nel deserto di Gobi o chiss dove. Cos...
Mi sta prendendo in giro?
Lo chieda a Jack, se non ci crede.
Scienziato, mi sta prendendo in giro?
No.
Va bene, grand'uomo... Cos...
Cos  necessario che ne conoscano l'esistenza prima di effettuarne
la scoperta e iniziarne lo sfruttamento commerciale. Non 
possibile scoprire su questa collina dell'oro prima di averne sentito
parlare.
Con ci?
Mettiamo in giro un nuovo tipo di benzina.
Davvero, Jack?
La benzina  benzina. Che ci vuole?
Benzina scientifica, Anna.
S, ma a quale scopo?
Eccoci giunti al punto. I nostri scienziati studiano le stelle, e
noi per provarlo dobbiamo mettere in commercio un nuovo tipo di
benzina. Tutto lo specialissimo etile che la nostra benzina contiene,
il miglioramento in ottano superiore, le calorie, i chilometri in
pi per litro, sono dovuti agli studi dei nostri astronomi, quelli col
camiciotto sulle spalle, il regolo in mano e l'occhio appiccicato al
telescopio. Se non ci credete, sostate al pi vicino osservatorio della
Sette Stelle e osservate qualche stella voi stessi.
Abbiamo degli osservatori?
Li avremo.
Gi, i telescopi, ma che intende per osservatori?
Un osservatorio astronomico.
Quelli con tanto di cupola?
E telescopi puntati verso il cielo, lunghi tre o quattro metri.
E chi paga tutto ci?
Lei, naturalmente.
Bella questa.
Fino a quel momento aveva usato un tono scherzoso, ma tutt'a
un tratto si fece serio e cominci a scuotere la cenere della sigaretta
come faceva quando cercava di arrivare a una conclusione. Spieg
che attualmente la cosa non sarebbe venuta a costare eccessivamente,
aveva esplorato il mercato in quei due giorni in cui era rimasto
assente. I telescopi si potevano ottenere, disse, all'Associazione
astronomi dilettanti: aveva gi consultato perlomeno una decina di
soci, e per cos poco valeva la pena tentare. Le cupole si sarebbero
ordinate in materia plastica, e lui aveva gi avuto i prezzi di due o
tre ditte, prezzi contenuti entro il limite del preventivo fatto per la
sistemazione di nuove sale d'aspetto in varie aree di rifornimento,
sale a cui bisognava provvedere comunque e che potevano essere
costruite, senza maggiorazione di spesa, con o senza l'alloggio per la
cupola. Era ci che bisognava tenere presente, disse: l'osservatorio,
la sala d'aspetto, il banco delle bibite, la fontanella dell'acqua e tutto
il resto, dovevano formare un tutt'uno, una cosa sola e a s stante.
Prese a parlare di belle sale d'aspetto, accenn alla Standard e a
tutta la gente che ci andava soltanto per approfittare della comodit
di lavarsi. La nostra, concluse, sarebbe stata la stessa idea,
con l'osservatorio come attrazione supplementare. Sarebbe
stato collocato
sul davanti della sala d'aspetto, ruotante a mezzo di un meccanismo
per cui aveva gi avuto il preventivo di costo da un rigattiere che
disponeva di una decina di binari circolari, del diametro di due metri
e trenta, muniti di denti e delle ruote dentate corrispondenti, il
tutto per un prezzo irrisorio. Le rotelle di comando, tali da permettere
a tutti i clienti di far ruotare la cupola, o torretta, come meglio
gli piaceva, dovevano essere di ottone scintillante, e anche quelle
sapeva dove trovarle a poco prezzo. Ma la maggiore sorpresa per me
e Anna fu quando spieg del grosso tubo d'ottone che sarebbe spuntato
dal vertice della cupola, muovendosi dentro un'apertura che lo
avrebbe tagliato a met altezza. Non avr che uno scopo, quello di
impedire l'entrata della luce, cosicch si potr vedere la luna anche
di giorno, e di notte la luminosit della Via Lattea non disturber le
osservazioni. I congegni di un telescopio, quelli che servono a vedere,
entrano tutti in una mano. Il resto non  che apparato. I tubi
li facciamo in lamierino d'ottone, e i prezzi li ho qui. Arrotolano del
lamierino come vogliamo noi, lo fissano con dei bulloni e ce lo consegnano
appena siamo pronti per montarlo, e l'osservatorio  bell'e
fatto. Luccicante come un elmetto da pompiere, stagliato in aria da
poterlo vedere lontano un chilometro, tutta roba a buon mercato, ma
scientifica. E oltre a ci avremo l'astrologia. Ma perch mai devo
stare qui a discuterci tanto, non...
Convinti, Denny. Tutto fatto, purch Jack...
Sembra perfetto.
Ne sono contento.
Lo prepar lui, bisogna riconoscerlo, fino all'ultima illustrazione,
articolo e data di uscita, un vero e proprio numero adatto alla
California del Sud. Avevamo guadagnato pi di quanto non le avessi
detto, cos potevamo affrontare abbastanza facilmente le spese per
quello che Denny stava facendo, anche se di tanto in tanto gli davo
una controllata, nient'altro che per abitudine e senso del dovere.
Ma la spesa fu inferiore al previsto, soprattutto per il fatto che l'intero
materiale, cupole, telescopi, rotelline d'ottone e via dicendo,
costava meno di quanto in realt non sembrasse. Ma per quanto
costasse, credo che non avrei fatto comunque delle obiezioni, perch
stava inaugurando qualcosa cui fino a quell'istante non avevo
prestato attenzione. In altre parole, andava incontro alla psicologia
della gente. Fino a quel momento, la mia vita era stata tutta piena
di cose concrete. La musica e la mia voce erano state cose concrete,
il football era una cosa concreta, un carro merci lo stesso, ugualmente
la disinfezione degli alberi da frutto e il lavoro al pozzo. Ma
ora si trattava di stelle, cupole, cannocchiali, e riguardava pi che
altro l'opinione che la gente ne aveva. Denny provava i suoi slogan,
articoli e illustrazioni un po' su tutti, da Roher a Lida, a me,
ad Anna fino a Joe Doaks. A ogni nuova reazione, riesaminava la
cosa, riscriveva, modificava i disegni. Dopo aver fatto la prova su
almeno un centinaio di persone differenti, Newton venne scartato.
Non sarebbe una cattiva idea, Jack, ma innanzitutto  un po' farsesco
e poi  disonesto. In altre parole, dobbiamo trovare qualcosa
che non cada nel banale, e invece mostriamo un vecchione vestito
alla quacchera, seduto sotto un albero, che si gratta la testa con
una mano mentre nell'altra tiene una mela;  un errore. Tratteremo
la faccenda degli elementi che furono scoperti su Marte prima che
fossero trovati sulla Terra, o dovunque furono scoperti, ma lo faremo
a mezzo stampa. Compileremo una bella colonna, al massimo in
corpo dieci, che vada dall'alto in basso lungo un lato della pagina e
ne spieghi il contenuto, mentre il resto deve spiccare il volo. Deve
librarsi al di fuori della pagina, fuori nell'immensit dello spazio in
modo da elevare i lettori. Hai afferrato, Jack? Non si riduce tutto
ad avere telescopi. Deve diventare il simbolo di tutto un mondo, il
mondo in cui essi vivono, dell'infinito superalimentato.
Sembrava una pacchianeria, pi Eddie Guest che Walt Whitman,
ma era ugualmente poetico per lui come, devo ammetterlo, per me.
Apriva nuove prospettive, non sul mondo di cui lui stava parlando,
ma su un mondo di cui non aveva mai avuto notizia, un mondo
accessibile attraverso lo studio della mentalit della gente, ed
 inutile dire che aderii in pieno, senza riserve. Il primo annuncio
lo demmo con una pagina di pubblicit nel Westways, una rivista
pubblicata dall'Automobil Club della California meridionale, e mi
lasci a bocca aperta, perch mi colse completamente di sorpresa.
Per l'illustrazione aveva usato una fotografia di Anna. Ma era un genere
molto particolare di fotografia, presa di notte, tutta spalmata di
una specie di glicerina che la faceva scintillare come una lucciola,
con indosso un costume da bagno di seta bianca che le metteva in
mostra tutte le curve del corpo, e le conferiva un aspetto quasi etereo.
Portava degli enormi occhiali orlati di bianco e delle bianche
stanghette sopra le orecchie, e stava a uno dei nostri telescopi, con
una mano all'oculare, come se fosse in procinto di guardarvi dentro,
ma fissando in alto il cielo come per accertarsi, innanzitutto, di
quello che avrebbe osservato. E quelle robuste e solide spalle promettevano
molto di pi di quanto non avrebbero fatto un centinaio
di esili donnine, e coglievano lo spirito di quel nuovo mondo che
desiderava plasmare e le conferivano quel senso di superamento e
di slancio che la proiettava al di sopra della pagina. Sulla sinistra,
dove non si riusciva a scorgerla che dopo un attento esame, c'era la
colonna in carattere minuto con la spiegazione e, sotto, una grande
fotografia di uno dei nostri posti di rifornimento, riproducente
la cupola e il cannocchiale puntato nel cielo. Pi in alto c'erano le
stelle e le Sette Stelle erano state trasformate da uno sciame circolare
nell'Orsa Maggiore. Ma l'essenziale era quella figura di donna,
con un non so che di classico nella posa, che conferiva una perfetta
armonia alle sue curve, il suo modo di guardare in alto e l'espressione
del suo volto. Ne fui entusiasta e mi resi conto che anche gli
altri lo sarebbero stati. Denny era appena uscito col suo annuncio,
e con certi articoli apparsi alcuni giorni dopo, e non aveva ancora
inaugurato il suo quarto d'ora radiofonico, che fu invitato a Los
Angeles, per tenere un discorso al pranzo quindicinale che il Club
della pubblicit dava al Biltmore il marted. Non ci andai, ma lei
non volle mancare e stette ad ascoltare seduta nell'atrio, e quando
fu di ritorno irruppe nel mio ufficio per farmi un rapporto particolareggiato.
Poi aggiunse: Ha un momento d'oro, il tuo amico Deets.
Speriamo di non perderlo.
Faremo del nostro meglio.
Credi che meriti un premio?
Proprio un premio?
Be'?
Certo che lo merita, purch non pretenda troppo.
Intendi un premio in denaro?
Sarebbe meglio.
Jack, secondo me l'importante  continuare a fare crescere la
Sette Stelle; man mano che l'azienda si ingrandisce, aumentano le
sue prospettive per l'avvenire e lui ne riceve un incentivo.
Gi, ma i soldi fan sempre gola.
Credo sia stato tre o quattro mesi pi tardi, quando Denny era ormai
con noi da quasi un anno, che lei venne a trovarmi alla raffineria,
mentre stavo per discutere con Roller la sistemazione di un nuovo
impianto. Mi trovavo a uno dei distillatori quando lei arriv in fondo
alle scale di cemento, disse che desiderava parlarmi e mi precedette
in ufficio. Ero appena entrato nella stanza che lei mi aggred:
Jack, perch non mi avevi detto che la signora Deets era qui?
La moglie di Denny?
 qui gi da una settimana.
Non ne sapevo nulla.
Non te ne aveva parlato?
Nemmeno mezza parola.
Non ti eri accorto che aveva lasciato il Castile?
Non  vero che l'ha lasciato. Nel passare dal centralino, stamattina,
ho visto che la telefonista riceveva dei messaggi per lui.
Non l'avrebbe fatto, se lui se ne fosse andato. Diceva che era fuori.
Sono pratico di alberghi, certe cose le so.
Ha pagato fino alla fine del mese.
Allora non se ne  andato.
Tutto ci non ti sembra alquanto strano?
Sono affari suoi, e di sua moglie.
Non potresti farli diventare anche affari tuoi? Un pochino?
Ci tengo a essere cordiale, ci tengo a fare piaceri alla gente,
mi piace aiutare un amico a sistemarsi, mi piace dare il benvenuto
a una ragazza in una citt forestiera e forse anche farle trovare dei
fiori al suo ingresso nella nuova abitazione. Ma, santo Dio, non leggo
mica nel pensiero.
Comunque non puoi rimproverare lui, mi pare.
Per che cosa?
Per averlo taciuto. Dopo il tuo strano modo di agire.
Il mio strano modo di agire? A proposito di che cosa?
Di sua moglie, Jack. Non fare il finto tonto.
Non ho mai aperto bocca a proposito di sua moglie.
Be', Dio mio! E non  forse uno strano modo di agire? Non mi
pare di essere ammattita. Dopotutto, sapevi che era sposato, l'avr
accennato mille volte, non fa che parlare delle lettere che scrive a
sua moglie, e tu mai una parola a proposito di lei.  cos che si fa?
Ti sembra un atteggiamento da amico?
Sua moglie  di Baltimora, almeno credo.
Con ci?
Non voglio sentire parlare di Baltimora.
Jack, non sono mica pazza.
Be', vuol dire che lo sono io.
Accese una sigaretta, scroll quattro o cinque volte la brace nel
portacenere e cominci a muoversi in su e in gi come un leone in
gabbia. Cercai di parlare. S, ha accennato a sua moglie, o ha cercato
di farlo. Ha cercato di accennare a un mucchio di cose, compresi
i miei. Gli ho sempre tappato la bocca. Ho cercato di fargli
capire che non volevo sentire parlare di casa mia, e motivi ne ho.
Non ti ho mai nascosto nulla di proposito, e se vuoi conoscere questi
motivi, non ho difficolt a farteli sapere, bench sarebbe meglio di
no. Ho avuto una pesante lite con mio padre. Sono andato su tutte le
furie. Ho tagliato la corda da quei posti e non voglio sapere pi nulla
di lui, di Baltimora, n di alcunch che li riguardi. Ho fatto in modo
che non mi parlasse di questioni personali, e lui l'ha capito. Ma,
Jack... Non mi sono mai trovata cos a disagio, in vita mia, come pochi
minuti fa nell'entrare nel suo ufficio, l a Jergins Trust, solo per
salutarlo e chiedergli come andavano le cose, e nel trovarlo che stava
parlando con una ragazza, scoprendo che si tratta di sua moglie e
che  qui gi da una settimana. Si sono sistemati in un appartamentino
alla Willow Avenue e io non mi sono mai fatta viva per vedere
se avevano bisogno di qualcosa. Gran Dio, Jack,  questo il modo di
trattare un amico?  questo il premio che dovevamo dargli?
Ti ho detto che non so leggere nel pensiero.
S,  questo il punto. Quando, pochi minuti fa, l'ho incontrato
di persona per chiedergli che gli era saltato in testa di agire a quel
modo, dovetti strappargli le parole con le molle. Disse che avevi
agito cos stranamente da supporre che avresti preferito che non se
ne parlasse, cos avevano deciso di fare di nascosto. Jack, cos' che
mi nascondi?
Niente.
Qualcosa deve esserci.
Non c' assolutamente nulla, tranne quello che ti ho raccontato.
Guardami, Jack.
Senti, se hai un rubinetto aperto cerca di chiuderlo.
Va bene, ma li avremo a cena, stasera.
Benissimo, non contare sulla mia presenza.
No!
Be', allora verr.
Jack, verranno alle sette. Vorrei che tu arrivassi almeno un quarto
d'ora prima, e vorrei che versassi lo spumante, curando che lei...
E se lei preferisse il gin?
No, spumante.
Come vuoi, purch tu la smetta di strillare.
 
Capitolo 26.

La casa a Beverly Hills aveva un atrio spazioso, con una scalinata
che si apriva nel fondo, un ampio soggiorno sulla sinistra, e un salottino,
con un tavolo adibito a bar, sulla destra. Non trovavo che il
pranzo valesse tutto il gran lavoro che Anna aveva fatto, ma controllai
ugualmente che ci fosse tutto quello di cui potevo aver bisogno,
whisky, acquavite e gin, per qualsivoglia cocktail avessero
desiderato, con le olive, le ciliegie, le bucce di limone e le arance
disposte nei piattini, e che lo spumante, per cui andava pazza, fosse
ben ghiacciato. Irene, che avevamo portato con noi da Long Beach,
entr con un vassoio di canap e alle sette in punto il campanello
squill e lei corse nell'atrio. Ma Anna, che in quel momento stava
scendendo le scale, la trattenne e disse che sarebbe andata lei ad
aprire. Tirai fuori lo spumante e cominciai a staccare il fil di ferro.
Denny entr e io dissi che il miglior benvenuto per chiunque era
una bottiglia di spumante stappato proprio al momento in cui gli
ospiti varcano la soglia. Sembr gradire l'idea, e io gli chiesi come
mai gli fosse venuto in mente di tenere nascosto quel nuovo arrivo.
Rispose che prima delle presentazioni avevano preferito sistemarsi,
e si erano comportati di conseguenza. Notai che stava benissimo in
smoking. Come tutti quelli che vengono in California, anche lui si
era messo a dieta a base di insalate e agrumi, e ci lo aveva snellito,
mentre d'altro canto il sole gli aveva fatto acquistare un po'
di colore. Poi udii delle voci e spinsi il tappo col pollice, agitando
leggermente la bottiglia, in modo da essere pronto a farlo saltare al
momento opportuno. Poi mi voltai faccia alla porta per assistere alla
scena. Be', il tappo scapp via benissimo e dovette fare un grande
effetto, perch rimasi l, impalato, con lo spumante che traboccava
tutt'intorno, sul tappeto e sulla mia manica, fino a che Denny non
si decise ad agguantare la bottiglia e a rimetterla nel secchio del
ghiaccio per evitare che si versasse completamente. Io ero sempre
al mio posto, la bocca spalancata e i piedi inchiodati sul pavimento.
La persona che era apparsa sulla soglia era Margaret.
Dopo un po', quando fui in grado di spiccicare qualche parola e mi
fui asciugato le dita innaffiate di spumante, strinsi la mano e ricorsi
al primo pensiero che mi capit in mente, mentre Anna mi stava
a osservare in uno strano modo dal vano della porta. Finalmente
ognuno ebbe la sua coppa e potemmo brindare, e guardai Margaret
pi da vicino. Portava un abito di velluto verde scuro, scarpette dorate
e una fettuccia d'oro nei capelli, e non l'avevo mai vista cos
graziosa. Aveva qualche mese pi di me, ma dimostrava come minimo
dieci anni di meno. Anna indossava il suo solito lam dorato,
e si sarebbe detto che Margaret fosse perfettamente di suo gusto,
specie perch aveva un'aria da donna facoltosa, quella a cui Anna
non sapeva resistere. Cos, dopo una decina di minuti ci mettemmo
a sedere e le cose cominciarono a ingranare. Cos esclamai: Be',
in nome di Dio, quand' che  successo?.
Oh, due anni fa.
Lei fiss Denny, ma lui stava guardando me. Jack, cosa vuoi
farmi credere? Vuoi dire che non lo sapevi?
Non ne avevo la minima idea.
Ma i giornali ne hanno parlato parecchio.
Sono otto anni che non leggo pi un giornale di Baltimora.
E non l'hai intuito da tutto quello che ti raccontavo dei Legg,
di Margaret e via dicendo? Non l'avevi subodorato? Avrei voluto
dirgli che, se ne avessi avuto il minimo sospetto, nessuno mai
l'avrebbe fatto venire a Long Beach, ma tutto quello che feci fu rispondere
di no.
Anna osserv: Be', vi dispiacerebbe mettermi un po' al corrente
della faccenda? Signora Deets, lei e Jack si direbbero siate vecchie
conoscenze. C' stato qualcosa, come direi, di serio?
Oh, questo poi no. Siamo amici d'infanzia, ecco tutto. Poi finalmente
l'atmosfera si schiar, cos potemmo discorrere. Ma non ci
fu nessuno di quei ti ricordi quando normalmente usati allorch
delle persone si ritrovano dopo molto tempo, il che stava a dimostrare
che Denny era al corrente di tutto e preferiva, tanto quanto me,
non parlarne. Ma quel senso di familiarit, una volta raggiunto, cominci
a diventare un po' eccessivo, almeno per quanto riguardava
Margaret. Anna si inform sulla famiglia di lei, e Margaret le raccont
del pap e della mamma e della sorellina e disse che faceva
di tutto per indurli a venirsi a stabilire da quelle parti, ben sapendo
che il clima della California avrebbe fatto miracoli, specie per suo
padre che non stava troppo bene in salute, e fra non molto per il suo
bambino, e come si sarebbero trovati bene a Santa Monica, e cose
del genere, e sembrava non sapesse parlare d'altro. Dopo pranzo
notai Anna reprimere uno sbadiglio, e a dire il vero la serata stava
diventando noiosa. Noiosa soprattutto per il fatto che si capiva benissimo
che Margaret e Denny erano innamorati come due piccioncini,
e credo non ci sia niente di pi seccante che trovarsi accanto
a una coppia felice.
A un certo punto Margaret chiese: Jack, canti ancora, qualche
volta?.
Non certo per le persone che mi sono simpatiche.
Da ragazzo era un buon soprano, signora Branch.
Oh, e l'ha sentito cantare?
Se l'ho sentito cantare? L'accompagnavo io al piano.
Questo poi!
Oh, davamo spettacoli di variet insieme, io in un abito bianco
con la fascia azzurra, Jack in colletto alla Buster Brown e una fluttuante
cravatta nera. Ricordi, Jack? O hai dimenticato?
Ho cercato di dimenticarlo, stai certa.
Poi Margaret prese a raccontare mari e monti della nostra tourne.
Ricord anche la donna che si era messa a strillare una sera
che cantavo al Loev's State, a Broadway, e come eravamo scappati
dietro le quinte dal tanto ridere, e ricordava persino il titolo della
canzone. Era stato Il trombettiere, e a poco a poco ramment anche
com'era, si sedette al piano, la ridusse a una chiave pi bassa e io
attaccai a cantare. Anna ascoltava seduta, poi si alz e spense il
lampadario del soffitto e and a rifugiarsi in un angolino, col fuoco
del caminetto che le balenava negli occhi. Quando ebbi finito, disse:
Be', Dio mio, volete proprio farmi piangere?.
Ridemmo tutti e ci versammo nuovamente da bere.
Che c' stato tra voi due, Jack?
Io e Margaret?
S. C' stato qualcosa... qualcosa di pi della musica.
Un amoruccio infantile, nient'altro. La accompagnavo ai balli,
a qualche ballo per dire meglio, quando mi trovavo a casa per le
vacanze. Cosucce del genere.
Denny lo sa?
Lo suppongo.
E tuttavia non disse niente. Circa la sua intenzione di sposarla.
Nemmeno una parola. Non ne sapevo assolutamente nulla.
Piuttosto strano.
Non mi pare.
A meno che...
S?
 ancora innamorata di te?
Non mi  parso.
Nemmeno a me. Tu che ne pensi, Jack?
Non penso assolutamente nulla.
Eppure non ho notato nessun imbarazzo.
Chiss cosa gli avr raccontato per farlo stare in guardia da
quando  qui. In guardia da me, voglio dire. Pu darsi gliel'abbia
spifferato tutto in una volta, quando la stava corteggiando. Pu darsi
che lei gli abbia lasciato credere di essere sempre in corrispondenza
con me, per dargli una spinta a dichiararsi, e sar stato questo a fargli
supporre che io fossi al corrente degli avvenimenti di Baltimora.
Tuttavia, mi sembra che, qualunque cosa sia successa,  ormai acqua
passata, ed entrambi preferiscono dimenticare e passare oltre.
Lo credo anch'io.
Cos...?
Certo, invitiamoli pure. Lei non mi dispiace.
 una brava ragazza.
E lui  un amore, Jack.
 diventato qualcuno.
Ed  pazzo di lei.
Questo  certo.
E lei lo  di lui. Sono simpatici.
Non ci credere troppo.
Parli sul serio, Jack?
Certo. Perch no?
Be'... perch no?.  una poesia, se non sbaglio.
S, certo, ma parlo sul serio.
Mi ero trattenuto a Beverly Hills dopo che loro se ne furono andati,
e sedetti con lei accanto al fuoco, a chiacchierare un po', e
me ne andai sbadigliando, morto dal sonno e costretto a rientrare
a Long Beach per il gran lavoro che mi attendeva il giorno dopo.
Poi mi trovai al volante della mia auto e infine, a una quarantina o
cinquantina di chilometri lungo la strada, in un orribile sobborgo,
Oceanside se non sbaglio, seduto sulla riva del mare, cercando di
togliermi dalla testa quello che mi stava rodendo dentro, qualcosa
di simile a quello che avevo sentito quel giorno nel parco, quando
ero un ragazzino di tre anni e avevo intravisto per la prima volta la
falena allontanarsi a volo tra gli alberi. Una volta che fui nell'automobile,
non stentai pi a sciogliere quel mistero. La mia lettera a
Denny li aveva messi in serio imbarazzo, tanto lui quanto Margaret.
Poteva voler dire esattamente quello che diceva, come avrebbe potuto
essere un pretesto, un assaggio, un tranello, un qualche cosa
per dimostrare di interessarsi a lui, mentre in realt l'unico obiettivo
era Helen. Ma se non voleva stare l con le mani in mano, seduto
nei pressi della Piazza dell'Universit, dando ascolto al signor
Legg, bisognava scoprire la verit. E il solo modo per scoprirla era
di venire a Long Beach, dare un'occhiata intorno e riferire su come
stavano le cose. Ma dopo essere rimasto qui un certo tempo, senza
avermene parlato, si era sentito probabilmente troppo conscio della
situazione scabrosa per farne cenno. Oppure si era fatto raggiungere
da Margaret molto prima di quanto ci avevano raccontato e si era
servito dell'appartamento al Castile come di un paravento e poi si
era allarmato al timore che io venissi a scoprirlo o mi capitasse casualmente
di incontrarla, e aveva deciso di spiattellarlo fuori. Tutto
ci, in ogni modo, l'avevo immaginato molto prima che il pranzo
arrivasse al termine, e quello che ora mi rodeva nel cervello era
Helen. Il solo pensiero di poterla ancora incontrare era bastato per
farmi uscire nel pieno della notte, su quel cumulo di sabbia in riva
al mare, a rabbrividire al colore della luna sulle onde, faccia a faccia
con ci da cui ero scappato quell'orribile notte, otto anni prima.
Mi trattenni l fino all'alba, e poi feci ritorno al mio appartamento
al Castile, mi coricai e cercai di ragionare. Non ci volle molto a
decidermi sul da farsi. Avevo fatto l'impossibile, voltato le spalle a
quello in cui avevo detto di credere nei giorni duri, tradito un amico,
mi ero attaccato a quella fredda sgualdrina che poteva offrirmi
tutto quello che chiedevo dalla vita, un mucchio di quattrini, essere
un pezzo grosso di un'importante azienda, un uomo arrivato. E non
avevo nessuna intenzione di perdere tutto, ora, solo per amore di
una persona a cui avevo rinunciato tanti anni addietro. Avrei ucciso
la falena. E l'avrei fatto quella sera, quando sarei tornato a trovarla,
mettendo tutte le carte in tavola, davanti a lei, almeno quelle che
credevo bastassero per indurla a fare quello che volevo.
Anna, Denny deve andarsene.
Vuoi dire che lo licenziamo, cos su due piedi?
Potremmo arrivare a un accordo. Fargli un prestito. Una soluzione
qualsiasi. Ma togliamocelo di torno.
Nonostante i suoi successi con le nostre vendite al minuto?
Sono raddoppiate, nel frattempo, lo sai? I telescopi sono una trovata
geniale e la pubblicit d dei risultati magnifici.
Lo so.
Malgrado la vostra amicizia?
Mi rincresce, ma lui non c'entra.
Posso chiedere qual  il motivo?
C' dell'altro che non ti ho mai raccontato.
Riguardo a te e Margaret?
Non ho intenzione di ingannarti. Stavo giocando a nascondino.
Vuoi dire che c' stata una relazione?
No, ma siamo stati fidanzati. Eravamo l l per sposarci.
E?
Non voglio averla pi tra i piedi.
Sei ancora innamorato?
 seccante.
No, se la cosa  finita.
Mi far stare sulle spine tutte le volte che la vedr, come ieri
sera. E quello che  peggio, lo strano modo di comportarsi di lui mi
fa capire che si trovava a disagio tanto quanto me. Si tratta di una
cosa che avrebbe dovuto evitare che accadesse. Se si sono sposati,
mi sta bene. Ma avrebbe potuto farmelo sapere. Avrebbe potuto dirmelo
e ritirarsi in buon ordine, perch, com' vero Dio, non l'avrei
voluto vicino, nemmeno dipinto, se l'avessi saputo.
Una questione di tatto?
Qualcosa del genere, s.
Lei si adagi sullo schienale e aspir la sigaretta attraverso il
lungo bocchino di cui usava servirsi, dopo aver centellinato la sua
coppa di spumante. Verso le nove e mezzo disse che aveva l'emicrania.
Me ne andai, contento di non doverne parlare pi, quella sera.
Raggiunsi direttamente il Castile, mi misi a letto e proprio quando
cominciavo a prendere sonno, bussarono alla porta. Mi alzai e andai
ad aprire; era lei, portava un golfino, pantaloni e un soprabito
sportivo. Anna! Che fai qui?
Volevo solo farti un salutino.
Che ora ?
Saranno le tre, credo.
Entr, accese la luce e gir la chiavetta della stufa elettrica.
Faresti meglio a metterti addosso qualcosa di caldo, Jack. Dobbiamo
fare quattro chiacchiere. Preparo il caff. Rientrai nella stanza da
letto, indossai calze, pantofole, pullover e una vestaglia di flanella.
Quando varcai la soglia del soggiorno, lei aveva messo il termos sulla
tavola, con un paio di tazzine, e dei biscotti che aveva trovato nella
dispensa. Zucchero, Jack? Credo che non ci sia la crema.
Lo prendo cos, senza niente.
Il mio lo addolcisco un po'.
A quest'ora ne avrai bisogno.
Oh, l'ora migliore, per affari come i nostri.
Te lo chiedo una volta per tutte, di che affari si tratta?
Dirci addio, immagino. Non sono ancora decisa.
Be', pensaci bene.
Raccontami di Helen.
Conosco un mucchio di Helen.
La sorella. Quella per cui avevi preso la cotta.
Quando l'hai saputo?
Non prima di questa sera.
Te l'ha detto Margaret?
S, lei, in gran parte. Un pochino anche Denny. Abitano in un
bel posticino. Un villino in Willow Avenue. Uno dei nuovi, sai quelli
col garage, un ampio portico, mattonelle a vista ed esili colonnine.
Tutto in azzurro e giallo. Il mobilio del loro soggiorno non fu venduto
quando venne ceduto l'albergo, lo conservarono in un magazzino.
Non ti sembra che abbiano fatto molto presto a sistemarsi? Mi domando
se lei non abbia fatto qualche giro qui intorno, per un certo
tempo, senza che lo sapessi.
Anna.
S, Jack.
Dovevo sposare Margaret, te l'ho detto.
S, con un mucchio di particolari interessanti.
Ruppi il fidanzamento.
S, ma per quale motivo?
Non l'amavo. Mi accorsi di avere maggiore interesse per il posto
all'albergo - o almeno ero stato convinto a interessarmene per
opera di qualcuno dei miei - che per lei.
Stupendo!
Che vuoi dire?
Sei abituato a fare cos? A interessarti di pi al posto che alla
ragazza?  un buon sistema per farsi largo nel mondo, e per un po'
avevo proprio sospettato fosse cos. Ma il fatto che eri gi riuscito
una volta e poi hai preso quella singolare decisione... Be', in questo
caso, la cosa cambia volto.
Ma di che volto stai parlando?
Il volto di Helen.
Ti ho detto che sono tutti pettegolezzi di poco conto.
Jack, c' una cosa che non va.
Quale?
Il fatto che stai mentendo.
Non so proprio perch non avessi insistito a mentire, mentire,
mentire sempre. La menzogna non ha gambe. Una volta scantonato
 bell'e finita, avrei potuto stare l seduto, a guardare. Lei prosegu:
Jack, se fosse tutto qui, lascerei perdere. Sono pazza di te. Per la
tua audacia. Per quella tua anima di meccanico che  capace di vedere
riflesse le stelle in una pozzanghera di petrolio, senza avvertirne
la puzza, o avvertendola e scambiandola per profumo d'incenso.
Per la tua bellezza. Sei una bionda torre di peccato che mi piace
toccare, e vorrei dare denti ai miei occhi per scalfirla. Ma non sono
disposta a fare il secondo violino....
Secondo violino! Ma fu otto anni fa!
No. Ora.
Come pu essere? Sono ancora all'universit?
Se non fosse vero, mi avresti raccontato di lei.
Perch avrei dovuto farlo? Un racconto carino, no? Rac...
Mi avevi raccontato di Margaret.
Be', certo. Lei non...
Mi interruppi e cercai di rimangiarmi le parole, ma il cuore mi
pulsava all'impazzata e lei non faceva altro che stare seduta al suo
posto, bevendo il caff e contemplando il mare. Dopo una lunga
pausa, aggiunse: Continua, Jack, ti sto ascoltando. Lei non...?
Prego il cielo che sia una bugia che mi senta in grado d'ingoiare, in
modo da mettermi il cuore in pace, in modo che possa venirti a sedere
sulle ginocchia e tirarti quelle orecchie pazzerelle che mi mettono
sempre in corpo una voglia di piangere. Lei non.. .che cosa?.
Oh, che vada all'inferno. Vieni qui.
Lasciami. Margaret non ha mai voluto dire nulla per te, vero?
Meno che niente. Cos possiamo toglierla di mezzo. Lo stesso di
Denny, il tuo migliore amico. Che ti vuole bene e che ci  rimasto
male per come ti sei comportato. E meglio sbarazzarcene, cos
l'intera famiglia non verr qui, portandosi dietro Helen, e mandare
a monte questo sporco intrigo che hai combinato, con me, la Sette
Stelle e i banchetti ai quali prendi la parola, e le fotografie sui giornali,
e l'ufficio dal mobilio di mogano. Non ti pare?
Senti, Anna, siamo tutti e due stanchi morti e...
No. Non io!
Be', io lo sono, se permetti.
Jack, non chiederei di meglio che di soffocare il mio orgoglio,
venirti accanto e sposarti, come hai chiesto di fare, e come bramerei
ardentemente. Ma so cosa ne verrebbe fuori. Non sei l'uomo
che credi di essere, che si accontenta di avere quattrini, capace di
anteporre le cose materiali all'amore. Sei un maledetto romantico,
che si  messo nei guai una volta, e torner a farlo. E mi disprezzi,
come mi hai detto pi di una volta, non perch ho piantato mio
marito per te, come dici, ma perch non sono la stupida romantica
che vorresti. Ma per stupida che sia, non sono affatto disposta a
fare il secondo violino. Non mi hai detto nulla di lei, non mi interessa
altro. Il fatto che ti pesi tenermi, il fatto che vuoi licenziare
Denny in modo da avere le spalle coperte e per non trovartelo sempre
tra i piedi,  questo che mi ha fatto dubitare di te. Oh, signor
Jack Dillon, non ero troppo convinta quando sono venuta qui. Ho
continuato a sperare. Che sia una cretina, pu anche darsi. Ma ora
so. Questo  un addio.
E l'azienda? Chi la porter avanti?
Denny.
Rimase l seduta a piangere, per un bel po'. Poi si alz, indoss
il soprabito che si era tolta, si sostenne alla parete mentre un vero
scroscio di lacrime le scendeva dagli occhi. Cercai di prenderla tra
le braccia, ma lei mi respinse. Poi bisbigli: Addio, Jack e usc.
Mi rimisi a sedere, mi versai dell'altro caff. Quanto tempo rimasi
seduto non saprei, forse un giorno, una settimana o un mese.

 Capitolo 27.

8 novembre 1945, ore 8,19
Maggiore John Dillon
Albergo Timrod
Charleston (S.C.)
Salute pap condizioni critiche vieni subito qualora desideri vederlopunto Pregoti telegrafare in modo possiamo cercare predisporlo
favorevolmente incontro dopodich potrai andartene quando vorrai
non essendo possibile sapere quanto tempo ancora potr durare punto
Sheila
Al che, scrivendo su un lembo del foglietto giallo e mettendo le
parole per intero, telegrafai: Troppo carino da parte vostra, ma sarebbe
stato meglio se aveste telegrafato a lui e cercato di predisporre
me favorevolmente. Mi sedetti in una poltrona dell'albergo, cupo in
volto. Dentro di me, comunque, sapevo che ci sarei andato di certo,
purch mi avessero telegrafato qualcosa di sensato. Ma desideravo
pensarci su e prenderla con comodo, come tutti, almeno in quella
casa, avevano sempre fatto. Da tre anni, anzi qualcosa di pi, ero
sotto le armi, ma ben poco avevano fatto per me, bench di occasioni
ne avessero avute. Avevo ricevuto la chiamata alle armi nei
primi mesi del 1942, quando mi trovavo ancora a zonzo per Long
Beach. Ma, in conseguenza del grande acume militare del ministero
della Guerra, che sistema i campi nei posti meno adatti e in ognuno
di questi fa affluire le reclute che starebbero meglio altrove, venni
arruolato in California e trasferito a Fort Meade, nel Maryland,
che si trova a sud di Baltimora e a est di Washington. Com' ovvio,
quando mi imbattei nei giornalisti del Sun, uscirono molti articoli
sul mio conto, con tanto di fotografie. Secondo me, se avessero
realmente desiderato che pap si salvasse, Sheila o Nancy, o entrambe,
sarebbero venute a trovarmi, con un cestello di dolci sotto
il braccio o non so che altro, e avremmo tenuto un consiglio di famiglia.
Ma nessuno si fece vedere, cos, invece di passare la licenza
a Baltimora, andai a trascorrerla a Washington, che conoscevo
altrettanto bene, dai giorni dell'universit. E quando ero entrato
al corso allievi ufficiali per uscirne sottotenente, avrebbero potuto
benissimo mandarmi una cartolina o comunque mezzo rigo, essendo
apparsa sulla stampa anche quella notizia. Ma nessuno si fece
vivo. E quando ebbi il trasferimento oltremare, la notizia, allorch
fu comunicata sui giornali, avrebbe dovuto colpirle dolorosamente.
Ma non si scomposero affatto, le mie care ziette. Cos, quando arrivai
in Inghilterra, smisi di occuparmi di loro, di mio padre, di tutto
quanto mi ricordassi di Baltimora, ed era la prima volta che in realt
succedeva. Direi una cosa inesatta se affermassi che ero felice
di trovarmi sotto le armi. Non era che un interminabile delirio, con
fango, nebbia e tiro al piccione, misti a un costante torpore a cui
davano il nome di sonno. Fui promosso tenente, capitano, maggiore,
e non mi parve che le cose cambiassero molto, tranne che, salendo
di grado, le rogne aumentavano.
Poi arriv il giugno 1944. La mia divisione, la settantanovesima,
sbarc, quasi per intero, il quattordici. Ma fu solo il diciannove
che ci scontrammo con i crucchi. Verso le sei di sera del diciotto,
cominciai a preoccuparmi per quattro camion che sarebbero dovuti
arrivare e non si vedevano. Non portavano altro che un carico
di scatole K, esclusivamente le razioni per il mio battaglione, ma
a quel tempo ero come ossessionato dalla questione del vitto. A
Washington, alla biblioteca del Parlamento, avevo fatto qualche lettura
su argomenti militari. E pi leggevo, fosse a proposito di Grant
e della sua mania riguardo ai rifornimenti d'acqua, o di Napoleone
che sosteneva che un esercito combatteva con la pancia, e pi mi
accorgevo che il vettovagliamento valeva almeno quanto gli armamenti.
Con le K nello zaino, avrebbero tirato avanti. Con lo zaino
vuoto, si sarebbero lasciati andare. Cos, quando i camion non arrivarono,
telefonai al trecentotredicesimo quartier generale reggimentale
per vedere cos'era successo. Non era successo nulla. I camion
erano gi in viaggio. Tutti i portaordini si trovavano ai loro posti per
fare loro strada, tutto era sotto controllo, al fine di segnalare i movimenti
del mio comando, C.P., commandpost, com'era denominato.
Nell'ultima guerra lo chiamavano P.C., post of command. Qualche
pezzo grosso dell'esercito indubbiamente era stato decorato al valore
militare per avere escogitato quella importante e costruttiva
innovazione.
Alle nove di sera ancora nessun camion.
Alle dieci, dopo altre telefonate al reggimento, presi la mia jeep
e partii in direzione delle retrovie. Dapprima procedemmo a rilento,
a causa del pietrisco sparso un po' dappertutto, ma feci tenere
a Hayden, il mio autista, il margine non asfaltato della strada. Era
alquanto scivoloso, ma si faceva prima. A un chilometro circa da
un paese chiamato Golleville ci imbattemmo nel primo portaordini.
Disse che aveva parlato con l'altra staffetta non pi di dieci minuti
prima e che i camion si erano fermati a causa di un'avaria al motore.
Qualche centinaio di metri pi in l, il prossimo portaordini
conferm la notizia. Una mezz'ora pi tardi, dopo essermi aperto a
fatica un varco attraverso tre file di autocarri, cannoni, carri armati,
cingolati e tutto quello che si stava sbarcando ormai da una decina
di giorni, riuscii a trovare le mie razioni. I quattro camion erano
bloccati su un viottolo secondario, dal quale avevano cercato di
inserirsi nella linea del traffico, senza riuscirvi a causa del camion
di testa, che era in panne. Quando giunsi sul posto, l'autista aveva
messo otto soldati, l'intero equipaggio dei quattro camion, a far girare
la manovella per l'avviamento a mano. Gli chiesi cos'era che
non andava. La messa in moto, signor maggiore.
Come fai a saperlo?
Non pu essere altro.
Perch?
Ho provato tutto il resto.
Aveva l'aria di una presa in giro, ma ordinai ai soldati di prendersi
un po' di riposo, aprii il cofano e ci misi dentro le mani, al
buio, si intende, perch non ci era permesso accendere nemmeno
una lampadina tascabile. Tastai le teste dei cilindri, la pompa della
nafta, il carburatore, e via dicendo, e pi tastavo e pi la risposta
dell'autista mi sembrava assurda. Arrivai infine allo spinterogeno.
Trovai subito un filo staccato. Sollevai il coperchio della cassetta,
mancava una vite, quella che assicurava il filo ciondolante. Cercai
tutt'intorno col mignolo, e non soltanto la vite non si trovava al suo
posto, ma non era nemmeno ruzzolata sul fondo della cassetta. Una
cosa impossibile. Una cosa che accade di rado, ma, se accade, la
vite deve per forza trovarsi nella scatola. Riflettei qualche minuto
prima di dire qualcosa. La spiegazione mi sembrava di intuirla: la
vite era stata tolta. Ma era stata gettata via? Pi ci pensavo e meno
verosimile mi sembrava che un autista, che aveva combinato uno
scherzetto per evitare una gitarella al fronte, si mettesse nelle condizioni
di non poter tornare indietro. Tanto pi che nessuno sapeva,
in quei giorni, quello che ci aspettava. Poteva trattarsi di una
retroguardia, ma potevamo anche trovarci in presenza dell'intero
esercito tedesco. Autista, dov' la vite?
Quale vite?
Dello spinterogeno.
Signor maggiore, non so di che vite stia parlando. Non ne ho
mai viste di viti. Io...
Non si trattava di un autista seccato per il fatto che il suo camion
non andava. Era un accusato al proprio processo, che sapeva benissimo
di che stavo parlando, solo che immaginava che non potessi
provarlo. Allora capii cosa era stato a sembrarmi una commedia.
Non bestemmiava affatto. Nonostante la messa in moto non funzionasse,
la sera prima di mettersi in viaggio, non aveva imprecato,
n sferrato un calcio, n sputato. Mi rivolsi ai soldati. Ragazzi!
S, signor maggiore.
Quest'autista ha una vite in tasca, un coso non pi grande di
un verme di patata, che mi serve per mettere in moto il camion.
Prendetela, prima che riesca a gettarla via o che la ingoi.
Voltai le spalle. Non so cosa gli fecero, ma da come piagnucol
non credo che gli usassero troppi riguardi. Eccola, signor maggiore.
Benissimo. Qualcuno di voi sa guidare?
Io, signor maggiore.
Prendi il volante, allora. Io salgo sulla jeep. Stammi dietro.
Quando arrivammo al primo portaordini, gli diedi in custodia l'autista
con l'ordine di condurlo nelle retrovie e farlo trattenere in attesa
di processo. Il seguente portaordini, che raggiungemmo dopo altri
venti minuti di lotta accanita per aprirci un varco, disse: Signor
maggiore, il mio compagno e io ci siamo spinti sui campi per vedere
com'era la situazione. Il terreno  irregolare, ma  solido, senza
troppo fango, senza muretti. Credo che farebbe meglio a tagliare per
i campi, arriverebbe prima che non seguendo la strada, con tutto il
traffico che c'.
Bene, grazie.
Feci uscire la carovana dalla strada; si andava avanti a scossoni,
ma comunque si proseguiva, coi quattro camion che si serravano
l'uno contro l'altro dietro alla jeep. Ciascun portaordini ci
prendeva in consegna e ci accompagnava fino al seguente, e non
pass molto che arrivammo a un viottolo, e l'ultimo portaordini si
mise sull'attenti. Dritto al C.P., signor maggiore, poco pi di un
chilometro.
Svoltammo e, dopo due minuti, quando giudicai di aver percorso
pressappoco un chilometro, dissi a Hayden di fermarsi e scesi
a terra. La consegna era di rispondere appiedati e isolati al chi va
l delle sentinelle, cos mi parve che sarebbe stato un risparmio di
tempo se mi fossi avvicinato da solo. Percorsi circa un centinaio di
metri. Ne percorsi altri cinquanta. Poi mi venne in mente che non
poteva essere cos lontano. Mi fermai e cercai di vedere qualcosa.
C'era un tale silenzio che potevo sentire i battiti del mio cuore. E
qualcosa che non si trova nei libri, solo nelle ballate, alle volte: il
silenzio mortale del campo di battaglia nel cuore della notte. Non
si sentiva un respiro. Ero in procinto di proseguire, quando mi accadde
di guardare a terra e mi si piegarono le gambe. Avevamo incontrato
serie difficolt, come ho detto, a causa del pietrisco sparso
sulla strada. Ma l non c'era ombra di pietrisco, nient'altro che fango
di Normandia. Come in un lampo, vidi quello che era successo;
i portaordini, nel buio, avevano sbagliato strada. In quel momento,
prima ancora che finissi di pensare, arriv un bisbiglio, una cosa
orribile, come se venisse dall'aldil: Noch nicht... noch nicht.
Mi buttai nel fossato, dietro una specie di carro da fieno capovolto,
e spiai attraverso una fessura. Potei scorgere una casupola di
pietra, usata probabilmente per tenere in fresco il latte, costruita
sulla riva di un ruscello che tagliava la strada, sotto un ponticello,
alcuni passi pi in l. Pass qualche secondo, e scorsi qualcosa, in
alto, di rotondo e nero, simile a un elmetto tedesco. Continuai a osservare
e quello scomparve. Poi torn su di nuovo. E, accanto al primo,
sbuc fuori un secondo, un terzo. Quanti altri ce ne fossero, se
si trattasse di un avamposto o di un battaglione, non potevo saperlo.
Avevo con me due bombe a mano, le sganciai e le posai sull'argine.
Poi mi lasciai scivolare nel fossato. Feci partire la prima, un tiro
altissimo, poi scagliai la seconda. Dopo qualche secondo le udii cadere
nel fango. Uno dei tedeschi gemette: Jesus Christus, zuriick!.
Ma prima che potessero ritirarsi, le bombe esplosero e le schegge
volarono tutt'intorno. Balzai fuori, sparando, e loro pure. Qualcosa
mi colp alla gamba. Poi udii degli spari dietro di me. Segu un grido,
Kamerad, e la comandata viveri stava alle costole di sei tedeschi,
facendoli avanzare lungo la strada coi fucili spianati. Uno di
loro non fu troppo sollecito nell'obbedire e uno dei miei lo colp al
mento col calcio del fucile. Mi stramazz quasi addosso e strabuzz
gli occhi. Mi aiutarono ad alzarmi, in modo da potermi reggere
almeno su un piede, e grazie a un soldato che borbottava qualche
parola di tedesco venni a sapere che si trattava di una pattuglia che
era stata mandata a minare il terreno ed era rimasta tagliata fuori.
Li spedii al quartier generale, scortati da due soldati, e feci il bilancio
dell'accaduto. Sul terreno erano rimasti tre tedeschi, oltre
quello dalla faccia schiacciata, e i soldati dissero che era stato un
bel colpo di mano. Persi anche due dei miei, e ora me ne rimanevano
quattro. Mi feci caricare sulla jeep da Hayden e ordinai di
mettere in moto. Trovammo la via giusta, un viottolo che correva
attraverso i campi, ma quando arrivammo al C.P. sapevo gi che
non avrei guidato nessun attacco, quel giorno. La mia gamba era
inzuppata di sangue, e quando fui trasportato in una stalla e mi vennero
tolti i pantaloni, il capitano pi anziano prese il comando e mi
fece partire per le retrovie. Fu un viaggio orribile, e non soltanto a
causa degli scossoni del camion. I due caduti mi gravavano sulla
coscienza. Continuarono a pesarmi, durante tutto il giro di Francia
che feci, di ospedale in ospedale, poi in Inghilterra e anche dopo
essere stato ricoverato all'Ospedale Stark a Charleston. Credo che
continuerebbero ancora a perseguitarmi se non fosse stato per il
capitano Bamham, uno dei medici che mi cur. Mi prese in simpatia
e fece in modo di impedire il mio trasferimento, cos poteva
chiacchierare con me e farmi entrare in testa un po' di buon senso,
come diceva lui. In breve mi lasci acquistare una piccola macchina
con la quale presi a fare delle gitarelle nei dintorni, a Savannah,
Atlanta, Miami e via dicendo, per schiarirmi le idee. Savannah mi
piacque. Era stata costruita con criterio dal vecchio Oglethorpe,
quasi due secoli addietro, in modo da tener conto del problema dei
parcheggi, di quello del traffico, eliminato grazie alla sistemazione
di brevi spiazzi aperti per decongestionare gli ingorghi, e infine del
problema del nome delle vie a mezzo di affissi verticali, ben visibili
alla luce dei fari, tali da evitare il fastidio di fermarsi, sporgersi a
guardare come accade nelle altre citt. Negli alberghi si mangiava
benissimo, si beveva meglio e il servizio non lasciava a desiderare,
e in breve Savannah divenne mia meta abituale.
In tutto quel tempo passato nell'esercito, all'ospedale, o girando in
automobile, avevo sempre evitato di pensare alla mia situazione,
pur essendo un problema all'ordine del giorno. Non so se ne fossi
amareggiato, comunque non mi rassegnavo troppo facilmente, conscio
come ero che la colpa non era soltanto mia. Avevo fatto fiasco,
ma non l'avevo voluto io e ritenevo che, se le cose si fossero messe
diversamente, anche la mia situazione sarebbe potuta essere migliore.
Un giorno, tuttavia, in cui mi trovavo lungo la strada, nell'estate
avanzata del 1945, con l'aria che stava rinfrescando, come un invito
a volgere la macchina a Sud, cominciai a sentirmi diverso. Non saprei
cosa fosse stato a risvegliarmi, forse la vista di gente di colore
in tutti i posti prima occupati dai bianchi, negli alberghi, ai garage,
dovunque andassi, persino al Cremo College, come chiamano il
posto dove confezionano i sigari. Intendiamoci, non ero stato certo
io a non volerceli, per partito preso. Era evidente che sapevano essere
dei buoni meccanici come tanti altri, se li lasciavano fare, ed
era la prova che avrebbero saputo eseguire qualsiasi lavoro, purch
si consentisse loro di farlo. Ma avevo la sensazione che non fosse
pi lo stesso mondo a cui avevo voltato le spalle. Da quando avevo
raggiunto la maturit, verso il 1930, il lavoro era sempre mancato,
e quelli che erano stati degli esseri umani venivano abbandonati a
loro stessi peggio degli schiavi, gettati a mare come i topi. E in fondo
era proprio questo che mi aveva inasprito: la sensazione di non
poter risalire in nessun modo la corrente. Ma se persino i braccianti
di colore nella Carolina erano in grado di trovare lavoro, di avvitare
valvole e riparare motorini d'avviamento, poteva darsi, era proprio
da credere, che la situazione fosse mutata.
Poi cominciai a sentir parlare di nuovi tipi di automobile, aerei
con cabine a pressione costante, treni con mantici interni, tranne
alle curve, e piroscafi a propulsione elettrica e motori Diesel
che nessuno aveva mai osato prevedere nemmeno in sogno. Era il
genere di mondo fatto per me, qualcosa che parlava a quella che
Anna usava chiamare la mia anima di meccanico. Quando ebbi
sentore dei cibi congelati, per dieci minuti fui assalito da grandi
idee e non fui capace di ricacciarle indietro. Progetti grandiosi,
che avrebbero fatto la mia fortuna. Mi parve che, a poter congelare
i cibi con quel nuovo sistema, facendo in modo che conservassero
il sapore e la freschezza, si era in grado di fornire pasti completi
per intere famiglie, evitando alle massaie il fastidio di cucinare,
tranne la bollitura delle verdure, e la schiavit di lavare i piatti pi
tardi. Un quadro completo dell'intera organizzazione mi apparve
davanti agli occhi: cucine centrali, aperte in tutte le principali citt,
funzionanti senza interruzione giorno e notte per preparare cibi
che, appena cucinati, sarebbero stati congelati; magazzini con tante
celle per ogni diverso tipo di generi e in porzioni unitarie; banconieri,
sul tipo dei commessi dei grandi magazzini, per sistemare i
cibi nei loro recipienti, con i piatti richiesti, secondo l'ordine delle
liste dei clienti; camion con compartimenti frigoriferi per la consegna
dei recipienti a domicilio; altri camion che sarebbero passati
pi tardi, probabilmente a notte inoltrata, a ritirare i recipienti,
con dentro i piatti sporchi, come si fa con le bottiglie del latte; locali
per la pulitura dei piatti riportati alla fine del giro serale, lavati
con macchine studiate apposta per evitare che si rompessero.
La mia idea sarebbe stata di costruire dei piatti in materia plastica
in modo che, anche a sbatterli, non si sarebbero danneggiati.
Mi ci impegnai a fondo. Consultai degli idraulici a proposito
delle macchine lavapiatti e altri esperti in materia di sostanze plastiche.
Girai un po' dappertutto e studiai i vari sistemi di refrigerazione
usati negli stabilimenti, con la societ del ghiaccio che
fornisce la congelazione per tonnellata di prodotto. Mi resi conto
degli enormi quantitativi di generi alimentari che, come le carogne
dei topi gettate via in Louisiana, vanno a male in America: generi
di cui mi sarei potuto servire ricavandoci un profitto. Cominciai a
considerare la possibilit di impiego di mano d'opera di colore, per
l'abilit dei neri nel settore meccanico e le poche complicazioni che
rappresentavano in fatto di organizzazione. Ero in giro dalla mattina
alla sera, tra le terre basse e il Tennessee, lungo tutta la valle
della Tennessee Valley Authority, la cosa pi fantastica che abbia
mai visto in fatto di sfruttamento agricolo. Mi faceva un certo effetto
andare strombettando, nella mia minuscola Ford, per un paese che
avevo percorso in tutti i sensi a piedi, ma cercavo di non pensarci.
Sapevo benissimo che la mia cara America non sarebbe di certo venuta
a sedermisi in grembo, a mo' di consolazione. Sin dall'inizio mi
resi conto che anche questo, in fondo, era un problema di relazioni
e conoscenze, o in altre parole si basava pi sulle persone che sulle
cose. Cos, per un giorno che dedicavo agli impianti frigoriferi, al
macchinario per lavare i piatti e cose del genere, ne spendevo due
a studiare la pubblicit, e questo mi faceva ricordare Denny, con un
certo senso di vergogna, e mentalmente lo ringraziavo per le cose
che mi aveva insegnato. Mi buttai a fondo in pubblicazioni d'arte e
tipografia, alla ricerca di idee. Preparai un paio di annunci pubblicitari
da fare uscire su tre riviste di grande tiratura, che avrebbero
divorato un centinaio di dollari prima che iniziassimo a servire il
primo pasto. Entrambi riguardavano due donne, l'una graziosa, ben
fatta, bionda, sensuale, chiamata Dora Dumb, e l'altra una certa
Bessie Bright, una mogliettina quieta e raffinata, dai capelli grigi.
Dora doveva essere la regina dei grandi magazzini nella citt dove
viveva, dei mercati, negozi, garage, istituti di bellezza e centri massaggio.
Disdiceva appuntamenti, faceva acquisti a credito, si era
fatta aumentare di cinque dollari il conto della benzina essendosi
dimenticata di passare in banca, rimandava indietro della merce
dopo averla ordinata, e tutti ugualmente cercavano di essere il pi
possibile gentili con lei. Aveva un marito che si chiamava John Q.
Dumb, che era sempre al verde, sempre in debito col negozio dei
mobili, la cassa di risparmio e gli usurai, e che, matita e carta alla
mano, si sforzava di spiegarle che con tutte le sciocchezze che stava
combinando andava a finire che per qualsiasi cosa pagavano il
doppio di quello che costava, che l'interesse su tutti quegli acquisti
a rate era salato come sardine in salamoia, che non c'era ragione
perch fossero sempre al verde, purch lei si abituasse a pagare in
contanti, cercasse di agire con la testa sulle spalle e smettesse di
rimandare indietro gli acquisti fatti.
Bessie Bright aveva un marito che si chiamava Louis, il quale
aveva sempre del denaro in tasca e non aveva mai debiti; viveva
molto pi largamente dei Dumb, e tutto perch lei pagava sempre
in contanti, non rimandava le cose ordinate, non dava un mucchio
di fastidi ai negozianti e sapeva controllarsi. Dora Dumb non era
la cliente per la Dillon & Co. Era una ditta riservata unicamente
a Bessie Bright e alle sue simili. E quello che cercavo di dimostrare
era che, con i vari tipi di pranzo Dillon, si poteva avere un
menu diverso tutte le sere del mese, purch non si esagerasse con
le ordinazioni giornaliere, non si cambiasse idea all'ultimo istante,
non si commettessero le sciocchezze di Dora Dumb, e con una
spesa inferiore a quella a cui Bessie era in grado di prepararlo,
non avrebbe avuto pi bisogno di una domestica e Louis junior
avrebbe potuto tenere l'automobile. La cosa la sviluppai benino,
almeno in teoria. Poi mi recai a New Orleans a porre in pratica il
progetto. Scelsi la pi grossa banca di Canal Street, vi entrai, fui
ricevuto dal cassiere e gli spiegai che avevo bisogno del nome di
una persona che disponesse di un milione di dollari da investire.
La cosa gli parve un po' buffa, come avevo previsto, ma parlammo
tranquillamente per alcuni minuti, lui rispettoso della mia divisa,
ma piuttosto intimidito dalla richiesta. Dopo un po' disse:
Maggiore Dillon, sono certo che l'investimento che ha in mente
sar di prim'ordine, perlomeno di sua completa soddisfazione, e
dunque a questo riguardo non ho nulla da obiettare. Ma non posso
indirizzarla a nessuno per....
Nessuno gliel'ha chiesto.
Mi pareva di aver capito...
Le ho chiesto solo di fornirmi il nome di qualche persona; non
le ho chiesto referenze di nessun genere. Non si preoccupi, non la
far entrare nella faccenda.
S, ma anche cos...
Le dir io come si potrebbe fare. Presi un quarto di dollaro
dalla tasca e lo posai su un foglio di carta. Ecco una moneta
da venticinque cent, con l'aquila da un lato e George Washington
dall'altro. Ora lei si fa chiamare fuori, un istante, per bere un bicchierino
al bar di sotto. Prima di andarsene, scrive un nome su un
pezzo di carta, per esempio su questo blocchetto. Quando torna, non
c' pi, e nemmeno io ci sono. Se non riesco a farmi concedere il
prestito da un milione di dollari, lei conserva i venticinque cent, e
sar una storiella divertente da raccontare quando prender l'aperitivo.
Ma se il milione ce l'ho, sar lei a pagare. Naturalmente mi
servir della sua banca per custodire il denaro. Tutto dipende da
come sar disposto il milionario. Ma potrebbe riuscire benissimo.
Nient'altro che un tentativo, ma non perde nulla a scommettere un
quarto di dollaro.
Lui rise di nuovo, scarabocchi qualcosa sul blocchetto di carta
e usc. Era una sola parola, come vidi quando fui gi in strada, un
nome francese che chiamer Douvain. Venti minuti pi tardi avevo
scoperto chi era questo Douvain e nel pomeriggio mi trovavo nel suo
ufficio. Non parlai molto, n cercai di convincerlo della bont di un
affare ancora campato in aria. Recitai la mia parte in cinque o sei
minuti, esposi la mia idea, dissi che speravo la cosa potesse interessarlo
qualora avesse trovato un po' di tempo da riservarmi. Specificai
chiaramente che avevo bisogno di molto denaro, circa un milione
di dollari e se non ce la faceva a ragionare con cifre cos grosse, che
me lo dicesse subito e avrei tolto il disturbo. Quand'ebbi finito,
chiusi la bocca e stetti ad aspettare seduto, lasciando che mi esaminasse.
Credo che mi tornasse utile quello che avevo appreso sotto
le armi stando sull'attenti, a starci un'ora se necessario, senza grattarmi
il naso, tossire o spostarmi, come l'imitazione di una statua di
Lincoln o non so che altro. Gli consentii semplicemente di studiarmi
come meglio credeva, guardai fuori nella via, osservai le fotografie
di quattro o cinque presidenti della repubblica, con dedica, appese
alla parete, e gli scaffali dei libri. Dopo cinque minuti alz il ricevitore
e disse al direttore dello stabilimento di passare a casa sua.
Parl in francese a sua moglie e, da quel poco che avevo studiato
al campo, mi parve che stesse parlando di me e riguardo al pranzo.
Quando ebbe finito di telefonare, disse: Maggiore, mi ha colto alla
sprovvista. Non mi sarei mai immaginato di potermi interessare un
giorno a ristoranti, viveri congelati, orticultura o pubblicit... Be', i
suoi progetti mi hanno un po' confuso le idee. Ma ho la sensazione,
una certa strana sensazione che mi spinge ad avere fiducia in lei.
Cos ho parlato con mia moglie, e saremmo lieti di averla con noi a
cena questa sera. D'accordo? Alle sette e mezzo.
Parlava con una lieve pronuncia creola, e non disse sette e mezzo,
bens sette e messo. Non lo sapevo ancora, ma lo avevo colto
proprio nel punto debole parlando di generi alimentari. Accettai
l'invito, tornai all'albergo e mi feci stirare gli abiti, radere, impomatare
e incipriare fino a non riconoscermi pi, e mi presentai alla
sua abitazione in St Charles Avenue alle sette e mezzo precise, per
uno di quei pranzi in smoking, con cocktail, aragosta e vini pregiati.
Alle dieci sapevo che la cosa era fatta, anche se la trattativa si
era svolta in francese. Una ragazza suon al pianoforte e io cantai
la sola canzone francese che conoscevo, Bonjour, Suzon, una cosa
insegnatami da Miss Eleonora per concedere i bis. Quando uscii,
quella sera, avevo l'avvenire assicurato.
Era una di quelle notti d'autunno che non esistono in nessuna parte
del mondo fuorch in Lousiana: morbida, fragrante e limpida, con
un'aria che d il capogiro. Me ne riempii i polmoni, nell'avviarmi
all'automobile e, alzando la testa, l, tra i rami di una magnolia,
scorsi la falena.
Tutta la notte cercai di togliermi dalla mente il ricordo di quanto
aveva detto Anna, che quello che mi aveva guidato non era stata
solo la convenienza. Era stato qualcos'altro, un certo romanticismo,
che mi aveva rovinato per ben due volte, una a Baltimora quando
avevo dato un calcio all'albergo e a tutto il resto per una ragazza che
portava ancora il fiocco nei capelli, e nuovamente in California per
il ricordo di lei. Affrontai me stesso, ancora una volta, mentre non
riuscivo a prendere sonno, disteso nel mio letto. Cosa avrei fatto,
avrei permesso al fantasma di perseguitarmi e mettermi probabilmente
un'altra volta nei pasticci? Non ci voleva nessuno sforzo per
ricordare com'era fatta. Avevo continuato a sognare di lei, a intervalli
di qualche mese, sin dalla notte che l'avevo lasciata, ed era
sempre la stessa, bruciata dal sole, occhi azzurri e capelli chiari, e
sempre dodicenne. Cominciai a domandarmi se non era il caso di
tornare nel Maryland, o dovunque lei fosse, e farla finita. Ne sarei
stato sempre innamorato e avremmo potuto ricominciare dal punto
dove avevamo interrotto e ne sarei stato guarito al primo sguardo,
cosa che mi sembrava molto probabile. Ma forse era tutto un'assurda
immaginazione, io non ero che un povero sciocco, dovevo
chiudere gli occhi e dimenticarla. Ma quella notte in automobile,
oltre dodici anni prima, a guidare all'impazzata e poi il lungo vagabondaggio
di stato in stato non erano un'invenzione, e l'essere
stato messo alla porta alla Sette Stelle nemmeno. Mi addormentai,
comunque, dopo un po', e il giorno dopo rividi Douvain e trattai con
lui la questione finanziaria; lui mi sarebbe venuto incontro con un
acconto personale, poich non avrebbe potuto mettere a disposizione
l'intera somma fino a dopo Capodanno, vale a dire dopo due o tre
mesi. Fu contento di apprendere che avevo abbastanza mezzi per
sostenermi, nonostante vestissi l'uniforme di maggiore dell'esercito,
perch mi erano rimasti un po' di soldi dalla California, p o meno
qualche migliaio di dollari. Si inform in merito e io gli raccontai la
verit, che ero stato messo alla porta in seguito a una divergenza
di opinioni sul matrimonio. Lui rise, come sa ridere un francese.
L'avevo solidamente nelle mani, tuttavia qualcosa dentro di me mi
faceva stare a disagio. Lasciai New Orleans alle prime luci del giorno,
e per la notte mi sistemai all'Albergo Cherokee a Tallahassee.
Mi alzai di mattina presto e arrivai a Savannah ancora in tempo per
la colazione.

 Capitolo 28.

Non saprei dire quando entrarono, ma mi accingevo a prendere il
caff, e il locale era quasi deserto, quando la pi giovane delle due,
la bionda, usc, probabilmente per incipriarsi, e torn indietro, e io
sentii palpitarmi il cuore alla vista del suo delizioso modo di camminare.
Tutte e due indossavano la divisa da infermiera della Marina,
ma su di lei appariva come uscita dalle mani del miglior sarto di
Beverly Hills, mentre sull'altra, che doveva essere sulla quarantina,
il blu faceva l'effetto di un abito liso. Cercai di distogliere gli occhi
dal loro tavolo, e in qualche modo ce la feci, ma con la coda dell'occhio
continuai a sorvegliarle, mentre chiacchieravano e ridevano. Mi
versai un'altra tazza di caff, e mi domandai se ne sentivo proprio il
desiderio o lo facevo soltanto per avere una scusa per non alzarmi.
Forse avrei fatto bene a prenderne un terzo, guardarla un'altra volta
camminare, cercando di dimenticare la falena. Dopo un po', la pi
anziana se ne and. Allora la pi giovane, quella che avevo tenuto
d'occhio, si avvicin. Maggiore, non crede che dovremmo fare
quattro chiacchiere?
Balzai in piedi, le strinsi la mano e le porsi una sedia. Credo
proprio di s, tenente. Vuole accomodarsi al mio tavolo? Prende un
liquore?
Bene, si potrebbe avere un brandy all'albicocca?
Cameriere!... Due albicocche. Mi raccomando, che siano Apri.
Apri! L'ha imparato in Francia?
Ci ho passato otto giorni.
Off agin, on agin, gone agin...
... Finnigan!
Ridemmo tutti e due, e il cameriere ci port i liquori. Quando se
ne fu andato, lei osserv: Scommetto che non la conosce.
Che cosa?
Finnigan a Flannagan.
Non ne avevo mai sentito parlare, tranne il pezzo dell'off-agin-
on-agin. Recit, con molto brio, tutta la storia di un caporeparto
chiamato Finnigan che indirizzava a un suo superiore chiamato
Flannagan una relazione in merito a un naufragio. Centellinammo
il liquore e io cominciai a osservare i suoi capelli. Avevano il colore
del miele, e avrei voluto toccarli con la mano, quasi fossero un
piumino da cipria. Raccont che era appena tornata dalla Francia,
che era rimasta tre mesi a Cherbourg. A Cherbourg non avevo mai
messo piede, cos parlammo di com'era la citt, del colore grigio del
mare, col bianco dei gabbiani sullo sfondo. Dissi che nel Pacifico
i gabbiani sembravano neri, quando il sole splendeva a mezzogiorno,
con l'ombra dalla parte vicina. Lei osserv che doveva essere
interessante. Finimmo di bere, e lei scost il bicchierino. Pagai e
uscimmo nell'atrio. Be', cosa desidererebbe fare ora, tenente?
Oh, Dio! Dobbiamo fare qualcosa?
Ci sono gli spettacoli.
Ne ho gi visto uno.
Le piacerebbe fare un giro in macchina?
Credo di s.
Uscimmo, prendemmo posto nella mia automobile e partimmo.
Lei disse qualcosa a riguardo dell'isola della Speranza e dell'allevamento
di tartarughe, e puntammo in quella direzione. Dopo un
po' correvamo lungo la riva del mare e non c'era alcun segno di allevamento
di tartarughe. Entrai a un posto di rifornimento per informarmi,
ma lei disse: Oh, lasciamo perdere le tartarughe. Non
occorre avere una meta per andare in macchina.
Benissimo. Pu anche accostare.
Oh, davvero!
Se ci tiene.
Misur con la mano la distanza tra di noi. Era pressappoco un
palmo. Era una delle pi belle mani che avessi mai visto da un
pezzo, e la presi nella mia. Be', sarebbe ora di darci del tu, no?
Lasciami riflettere un po'.
Se avesse riso, sarebbe stato diverso. Se avesse detto: Ci penser
sarebbe stato diverso, avrebbe significato qualcosa, anche se
molto poco. Quando disse: Lasciami riflettere un po' voleva dire
che stava realmente riflettendo, e sentii un brivido attraversarmi tutto.
Lasciai andare la sua mano, e continuai a guidare. A un certo punto
accenn al fatto che sarebbe stato meglio non andare troppo lontano,
e io chiesi se alloggiava a Savannah. Lei rispose di no, era destinata a
Miami, e si trovava ospite in casa dell'altra infermiera. Dissi che per
tornare indietro c'era ancora un mucchio di tempo. Rischiai di mettere
sotto una vacca, che  una degli abitanti pi numerosi degli stati
del Sud. Corremmo attraverso sconfinate macchie spinose, la stessa
macchia, come dissi, che comincia nella Contea Anne Arundel, nel
Maryland, e finisce a Sabine nel Texas. Dopo un po' cominci a fare
buio, e ci trovavamo a venti o trenta chilometri da Charleston. Che
ne diresti di cenare qui?
A Charleston?
Non ha nulla a che fare con Savannah, ma qualche cosa mangeremo.
Volentieri. Non ci sono mai stata.
Io ci abito, e far del mio meglio.
Grazie.
Dopodich si avvicin. Misi gi la mano e lei v'introdusse la sua.
Mangiammo in un locale piuttosto scadente nei pressi del mercato
vecchio, dopo New Orleans e Savannah, ma facemmo in modo di
mettere qualcosa sotto i denti. Lei parl della guerra civile e io le
raccontai della Star of th West, Sumter e via dicendo, almeno per
un po'. Poi lei disse che aveva idea che Poe fosse stato l, e aggiunse
che era sempre stato il suo scrittore preferito. Dissi che aveva fatto il
soldato da quelle parti, a Moultrie, e scritto lo Scarabeo d'oro nell'isola
Sullivan. Lei ne fu interessata e parl del crittogramma e di come
le fosse sempre piaciuta, gi quand'era bambina, la soluzione.
Dissi che avremmo potuto recarci sul posto. Chiese se ne avevamo
il tempo e io risposi che ce l'avremmo fatta ugualmente a rientrare
a Savannah prima che fosse troppo tardi, poich di notte si poteva
correre di pi. A meno di non andare a sbattere contro le vacche.
Oh, vanno a letto anche loro.
Una vacca nera si direbbe che debba andare a letto. La cosa
parve molto buffa, e ridemmo, e subito dopo ci trovammo in macchina,
di l del fiume Cooper e su, oltre le secche. Di tanto in tanto
mi fermavo per mostrarle Moultrie, Sumter e Folly Beach, dove si
ritiene che Gershwin abbia scritto Porgy and Bess, non di certo un
importante capitolo nella storia, almeno secondo me. Non erano altro
che sciami di luci, ma continuai a parlare. Proseguimmo fino a
trovarci finalmente sull'isola, che non  altro che un lembo di sabbia,
con una fila di villini sulla riva meridionale. Tirammo avanti,
fino ad arrivare all'oceano, e in breve non ci furono pi case intorno
a noi. Spinsi l'automobile fuori strada e fermai. Scendemmo, girammo
intorno, contemplando la risacca, dove c'era, ma non troppo
violenta. Arrivammo a una specie di duna sulla quale fu possibile
sedere. La mia mano affond nella sabbia, era calda. Poi mi lasciai
scivolare lungo la duna, in modo d'averla alle spalle, con la sabbia
che mi ruzzolava sui pantaloni. L'afferrai per i piedi e tirai gi anche
lei. Fummo l'uno nelle braccia dell'altro, e lei bisbigliava in un
soffio: Finalmente, finalmente, ce n' voluto.
Non saprei quando fu, un'ora dopo o forse pi, che guardai il
mare e, lungo il sentiero d'argento, la luna, conscio che se la falena
l'avesse attraversato a volo, avrei potuto fissarla, amarla, senza
che nulla mi accadesse. Fu il momento pi bello della mia vita. Lei
giaceva al mio fianco, la sua guancia contro la mia, il suo naso sul
collo, quando mi alzai e le rivolsi la parola. Tenente...
S?
Sarebbe ora che ci presentassimo.
Lei si tir su e mi fiss con uno sguardo di orrore negli occhi.
Poi balz in piedi e si allontan. Rimasi l per qualche istante, domandandomi
cosa mai fosse successo. Poi mi alzai, cercai in terra il
mio cappello della marina e le andai dietro. Lei si era gi infilata le
scarpe e stava correndo sulla strada in direzione della citt. Cercai
di raggiungerla, ma sulla sabbia non si faceva che scivolare. Mi ricordai
allora dell'automobile. Tornai indietro di corsa, ci salii sopra
e avviai il motore. Ma quando ingranai la prima, le ruote girarono
a vuoto nella sabbia. Ormai stentavo a vederla. Saltai gi e tagliai
dei ciuffi d'erba che crescevano tutt'intorno. Quando ne ebbi un
bel fascio, lo stipai sotto una delle ruote posteriori e provai di nuovo.
La macchina sussult e avanz verso la strada. Due o trecento
metri pi in l scorsi un pullman fermarsi, prendere su qualcuno e
ripartire. Lo raggiunsi. Ogni volta che si fermava, mi fermavo per
vedere chi scendeva. Dopo un po' potei vedere nell'interno, mentre
mi stava davanti, sul ponte. Era vuoto.
Tornai all'isola, frugando dappertutto. Il giorno dopo scesi a
Savannah a chiedere notizie, e l'indomani telefonai a Miami nella
speranza di rintracciarla. Era quello che stavo facendo quando ricevetti
il telegramma di Sheila. E fu quello che, una volta che ebbi
risposto, continuai a fare.
Maggiore John Dillon
Albergo Timrod
Charleston S. C.
Sheila mi ha fatto vedere il tuo telegramma da cui apprendo che lei
ha comunicato con te punto Il mio cuore non funziona bene perci
ti sarei grato se volessi accettare mio invito venirmi a trovare sempre
che non ti arrechi troppo disturbo punto
Patrick Dillon

 Capitolo 29.

Arrivai in una di quelle gialle giornate di novembre che si hanno
nel Maryland, con foglie rosse e ancora maculate di verde appese
agli alberi e l'aria chiara ma gonfia di umidit. Avevo passato la notte
a Richmond, da dove ero partito per tempo in modo da arrivare
sulla terrazza qualche minuto dopo mezzogiorno. Diedi un'occhiata
alla nuova statua di Martin Lutero che avevano innalzato nel parco
dopo che io me n'ero andato, andai a girare all'inizio della strada, in
modo da poter fermare l'automobile proprio davanti alla casa, scesi
e salii i gradini. Avevo gi il dito al campanello, poi riflettei un
istante col cuore che mi batteva in petto, concludendo che sarebbe
stato meglio se avessi usato la chiave che avevo ancora in tasca. In
quel momento Sheila apr la porta. La presi fra le braccia e la tenni
stretta, mentre lei piangeva. Poi apparve Nancy e abbracciai pure
lei. Le baciai, le accarezzai e notai com'erano invecchiate. Poi mi
condussero nello studio e allora strinsi la mano a pap, che stava
seduto su una sedia a rotelle. Aveva una strana cera, rosa alle guance
e bianca intorno gli occhi, ma a parte questo non era affatto cambiato.
Chiese notizie del mio viaggio e io gli raccontai della sosta a
Richmond, all'albergo John Marshall, e le zie dissero che dovevo
ancora ritenermi fortunato di aver trovato una stanza, con la crisi
degli alloggi che imperversava. Poi lui e io rimanemmo soli: a farci
compagnia c'era solo il silenzio che era entrato nella stanza, si era
tolto il cappello e si era accomodato. Dopo un lungo intervallo lui
chiese: Be', Jack, come te la sei passata?.
Oh, non posso lamentarmi. E tu?
Io dovrei lamentarmi, ma...
E allora avanti, fallo!
In ogni modo si tratta di una malattia che ti prostra senza abbatterti,
il che  gi qualcosa. E tu che hai fatto?
Oh, un po' di tutti colori.
Ci fu una pausa nella conversazione. Poi lui disse: Tutti quanti?.
Non afferrai il senso, e lui guard subito altrove. Solo per
mettere del lubrificante nella conversazione che cigola un po'.
Forse non  servito, ma l'intenzione era buona.
Alle volte, quando attaccava col suo accento del Derry e faceva
sfoggio di eloquenza, come solo un irlandese sa fare, mi si
gonfiava la gola, e anche allora fu cos. Cominciai a parlare di
Charleston, del Timrod, del poeta di cui portava il nome, della
guerra civile, di tutto quello che mi veniva alle labbra. Non erano
che chiacchiere inconcludenti, ma lui sembrava ascoltarle
volentieri. Sono gradi di maggiore quelli che porti sulla spalla,
Jack?
S, dieci cent alla dozzina.
Tuttavia, Anderson era maggiore pure lui.
Chi?
Il comandante di cui stavi parlando.
Oh, Sumter.
Fu protagonista di uno degli episodi pi epici della storia, e
ogni particolare del suo comportamento rivela che lui se ne rendeva
benissimo conto, eppure era maggiore, dieci cent alla dozzina,
come dici tu. A quell'epoca avevano un concetto diverso dei gradi.
Dove hai prestato servizio?
In Francia.
S, ma dove?
In prima linea.
Hai partecipato a qualche azione?
Questi fucili sulle mostrine vogliono dire che sono di fanteria.
Non vedo pi molto bene.
Mi stava esaminando il petto, dove non c'era nessun nastrino.
Aprii la mia cartella, presi fuori l'astuccio di cuoio e gli feci vedere
le decorazioni. Erano tutte cose d'ordinaria amministrazione, non
essendo mai stato decorato al valore. Fiss a lungo il Purple Heart.
Come sei stato ferito, Jack?
Una scheggia alla gamba.
Dove?
In Normandia.
Eri con Patton?
No, il nostro generale era Wyche. Il che semplificava le cose
per i poeti imboscati. Divisione Croce di Lorena, ci chiamavano.
Gli mostrai il distintivo sulla spalla, la grigia Croce di Lorena su
campo azzurro. Chiese se non era la stessa della bandiera di De
Gaulle e io risposi affermativamente. Poi presi una pubblicazione
che mi era stata prestata a Charleston, stampata nel 1919 per far
conoscere ai soldati i vari distintivi. In ogni modo, a quanto ho
sentito dire, la croce non venne scelta per l'idea che rappresentava,
ma perch al generale Kuhn accadde di vederla una sera a
Bar-le-Duc sul tappo di una bottiglia di birra e gli parve ottima
come distintivo dei suoi reparti. Fino a quell'istante erano stati la
divisione Giovanna d'Arco, e la signorina Geraldine Farrar aveva
acconsentito a battezzarli con una bottiglia di champagne. Tutto
ci era avvenuto mentre il generale si trovava in Francia a studiare
la situazione prima che la divisione varcasse la Manica. La
signorina Farrar avrebbe dovuto presiedere la cerimonia proprio
la sera in cui il generale rientr in Inghilterra. Fece il diavolo a
quattro e mand tutto a monte. Nessuno aveva spiegato ai soldati
che la francese Giovanna d'Arco era una santa, e ritenne che
non sarebbero stati contenti di vedersi quel suo ritratto alla spalla.
Cos passarono la Manica senza avere nessun distintivo, fino a
che lui non ebbe quell'ispirazione, che secondo me colp perfettamente
nel segno.
Darei cinque dollari, l'uno sull'altro, per avere potuto sentire
la risposta della signorina Geraldine Farrar in quella solenne occasione.
In realt, se fossi stato io il generale, avrei tentato la sorte
con la francese.
Hanno del temperamento, eh?
Qualcuna.
Sfogli la pubblicazione, poi volle sapere di pi circa la mia ferita.
Gli spiegai che si trovava sopra il ginocchio, sul lato esterno,
e aveva richiesto un intervento chirurgico, massaggi e calore. Stai
bene, ora?
S, certo.
Avrei voluto dire di pi, ma nulla mi usciva dalla bocca. Lui chiuse
gli occhi per qualche istante, poi disse: Jack, sto morendo.
Smettila di parlare cos.
Ho un'angina pectoris, che in latino vuol dire agonia del petto,
la morte pi dolorosa che ci possa essere. Non  che questo mi impressioni,
almeno per ora. Ma ho sprecato la mia esistenza.
Non lo direi.
C' qualcuno che potrebbe dirlo.
L'hanno fatto?
Se cos non  stato  perch l'hanno sopportato con disincanto
e rassegnazione.
Intendi parlare della mamma?
Sto parlando di un sacco di cose, alcune difficili a dirsi, altre
nascoste, oscure e vergognose, quasi impossibili da raccontare. Ma
quello che vorrei  che tu non buttassi via la tua vita come ho fatto
con la mia.
Credo di averlo gi fatto.
Di che stai parlando? La tua vita  appena cominciata.
 gi mezzo vissuta. Ho trentacinque anni.
 una questione di giovinezza, e tu ce l'hai negli occhi. Hai la
faccia segnata, consunta, ma lo sguardo di ragazzo ce l'hai sempre.
Ti ho interrotto.
C' qualcosa che vorrei raccontarti.
Dimmi pure.
Jack, come vuoi che faccia a parlare a uno che dice Dimmi
pure e non ha nessuna voglia di parlare con me? Perch ingannarci
l'un l'altro? La tua lingua  paralizzata come la mia. Viviamo sotto la
condanna dell'incomunicabilit, questo orribile schermo nero sempre
alzato tra di noi. Pensaci, saranno tredici anni quest'autunno
che te ne sei andato da casa, eppure, quando ti chiedo cosa hai fatto
in tutto questo tempo, mi rispondi di tutti i colori.
Ho fatto tante cose.
Lo so, tante e poi tante.
Certe cose di cui non sono fiero.
Quelle le conosco.
Che vuoi dire con le conosco?
Ne ho sentito parlare.
Parlare?
Be', diciamo pure nel corso delle indagini.
Non so quanto tempo rimasi l seduto a guardarlo negli occhi,
ma a un certo punto osservai: Certo, ho avuto dei fastidi con la
polizia. Una sola volta, a causa di uno scambio di persona. A girare
avanti e indietro, come ho fatto io, pu capitare. Che ti hanno
chiesto di me?
Quando sei andato sotto le armi, ricevetti un certo numero di
telegrammi ai quali ho risposto. Non ne so nulla delle tue grane
con la polizia. Ti stupir apprendere che ne ho una per conto mio.
Sono incappato in una rissa in via O'Connell, una sera, e prima
che fossi riuscito a liberarmi ero gi a Dublin Castel e in una sudicia
cella, e ci vollero vari giorni prima che ne uscissi. Una cosa
da nulla e sono gi degli anni che non ci penso pi. Ma la camicia
con i volant sulla statua di Giorgio III, qualche isolato pi su,
nella vecchia aula parlamentare della Banca d'Irlanda, quella s
che  importante, ed  di questo che vorrei parlarti. Rifletti, ogni
filo, ogni fiocco, ogni fiore sono stati ritagliati nel marmo vergine,
con la luce che trapela a ogni minima fessura, e sarebbe bastato
un solo movimento falso di scalpello per guastare tutto. John
Bacon pass degli anni a lavorarci su e mor prima di portarla a
compimento, e fu suo figlio John Bacon junior che la termin. 
di una concezione grossolana, come a voler incidere il padrenostro
sulla testa di uno spillo, eppure rappresenta la consacrazione
dell'intera vita di un uomo e di un altro che l'ha accettata, per
un motivo ideale, e questa considerazione mi  stata di conforto
a volte, quando ci pensavo. Non sto parlando di carceri, polizia
o fatti accidentali. Intendo parlare delle fondamenta, di quello in
cui gli uomini credono e a cui dedicano la loro esistenza, di quello
che stai vagheggiando e puoi ancora ottenere e quello che io ho
voluto e non avr mai pi.
Continua, l'ho gi sentito dire.
S.
Mi era scappato involontariamente, ma quel rapido consenso mi
rimise coi piedi a terra, e per qualche istante nessuno parl. Poi:
Hai fatto grandi cose, Jack, cos mi han detto.
Comunque sia, ero fiero di averle fatte.
Lo sei ancora?
Non saprei.  un capitolo chiuso.
Erano cos importanti?
Si trattava di un milione di dollari. Mi sembra abbastanza importante.
Davvero. Se non altro per questo, capisco che devi essere stato
fiero di te stesso. Chi crede che un milione di dollari non sia qualcosa
di cui andare fiero, non vive, ma si condanna e si denuncia, e
do ragione a Giulio Cesare che un giorno si vant di avere quindici
milioni di sesterzi in meno, perch anche un debito come quello era
gi qualcosa sulla via del successo. Be', ora ho dato l'avvio. Vorrei
che tu mi raccontassi di pi.
Non me la sento di farlo.
Perch no, ora che il ghiaccio  rotto?
Non ho il dono della parola, pap. Ti racconterei la rissa in via
O'Connell e ometterei la statua di Giorgio III. Ti racconterei i fatti
e non il perch.
Ho avuto gli stessi dubbi, cercando di mettere insieme quello
che mi era accaduto. Poich, a prima vista, ero stato uno sciocco,
come lo furono Bruto, Colombo, Burr, Davis, Bryan e tutti i falliti
della storia. Eppure, a prendere uno di costoro, un Otello, un
Macbeth, un Amleto, un Giorgio III se preferisci, e scavi un po' a
fondo, trovi qualcosa che non ha nulla a che fare con gli eroi. Credo
che non sia un puro caso, Jack, se la letteratura universale  popolata
di una folla, un'accozzaglia di falliti.
Vorrei fosse cos.
Anch'io.
L'ombra di un sorriso pass tra di noi, la prima che ci fosse mai
stata. Lui riprese: E, Jack, queste medaglie non le hai ottenute
lusingando il colonnello. Ti sei comportato come solo un valoroso
avrebbe fatto.
Chi sarebbe valoroso? Se sei davvero valoroso, sei un povero
scemo. Se non lo sei, sei un farabutto. Ho conosciuto degli uomini
valorosi. Ma sono tutti morti.
Ci fu una battaglia, Jack, una volta, in quella che da queste
parti chiamano la guerra della Rivoluzione, combattuta nel Sud, in
una localit denominata Pens, o Cowpens, come si chiama ora la
citt. Sono state accuratamente studiate da parte dei militari le cause
che misero il generale americano Daniel Morgan nelle condizioni
di battere il generale inglese Banastre Tarleton in una battaglia
decisiva. Il punto interessante  che Morgan dispose i suoi soldati
seguendo l'andamento del terreno, in modo che non potessero scappare
e fossero costretti a battersi. Fu l'ultima parola in fatto di cinismo,
sfiducia nell'eroismo, nella gloria e nell'ambizione del trionfo,
ma spesso mi sono chiesto se non fosse il succo di tutto quello che
passa sotto il nome di valore e di guerra.
Sono scappato anch'io. O, come si dice oggi, ho ripiegato.
Non hai voluto morire per poter combattere ancora, capisco.
Comunque, sono qui.
Jack, la barriera che ci divide si sta sgretolando.
Meglio cos.
Ma non completamente. Credo che non ci arriveremo mai.
Eppure, ho un'idea in mente, che potrebbe servire. Che aiuterebbe
tutti e due, sempre che ti vada a genio.
Sarebbe?
Mettere le cose sulla carta.
Chi... io?
Be', nelle condizioni in cui mi trovo, non io di certo.
Mi dispiace, non imparer mai la grammatica.
Gli americani non ci fanno caso, perch  troppo esatta, un'esattezza
che fanno confinare con la teologia, la metafisica e la
logica e identificano con la superficialit. Non dico che abbiano
torto, ma ho fatto il Trinity College e spacco gli infiniti in due,
non temo di essere smentito. Non condivido la regola americana
al riguardo.  tutta un'altra cosa, e spero tu non abbia dei dubbi
in proposito. Non dimenticare mai che la colonia straniera, durante
la Guerra civile, guardava Lincoln con diffidenza a causa
della sua goffaggine nel parlare. La massima personalit letteraria
che abbia mai seduto alla Casa Bianca, e come titolo non c' male...
e gli spacca-capelli-in-quattro gli han votato contro. Ricordi
qualcuna delle frasi pronunciate dal ministro, alla corte di San
Giacomo, durante il suo memorabile ministero? Sai almeno chi
sia stato?
Se mai l'ho saputo, mi  uscito di mente.
Critic quello scimmione di Lincoln per la sua sintassi.
Tornando a me, non sono capace di scrivere.
L'arte di scrivere sta nell'aver qualcosa da dire.
E nel volerla scrivere.
Lasciammo cadere quell'argomento per qualche giorno. Trovai un
posticino per la mia automobile, portai la roba nella mia stanza e mi
sistemai. Tutto era come l'avevo lasciato, e mi commosse la scrupolosit
con cui l'avevano conservata inalterata per me. La saliva mi
va un po' di traverso quando ricordo come evitasse di menzionare la
sola cosa che mi interessava veramente, quello cio che era successo
a Helen, e dove fosse ora, e via dicendo, cose che anche Denny e
Margaret avevano evitato di riferire. Poi mi domandai se desideravo
realmente avere notizie di Helen, dopo quello che era accaduto
a Charleston. C'era stato un malinteso tra me e quella ragazza, un
malinteso che non riuscivo a spiegarmi, un giorno o l'altro l'avrei
ritrovata e forse le cose si sarebbero sistemate. Poi una cosa che accadde
mi indusse a riuscire gradito a mio padre, volente o nolente.
Non so se avete mai visto uno in preda a uno di quegli accessi che si
hanno nell'angina pectoris, se l'aveste visto credo che non lo dimentichereste
mai pi. Innanzitutto la sua faccia scolor fino a diventare
grigia. Poi i suoi occhi si immobilizzarono in uno sguardo spaventoso.
Infine fu preso dal dolore. Non si mosse, eppure si vedeva che
stava facendo l'impossibile per respirare. Balzai in piedi, gridando
per chiamare le zie, e lo tenni su, ritto sulla seggiola. Lui prese a
pestare sul bracciolo, con un fazzoletto che aveva appallottolato nel
pugno. Qualcosa si ruppe, e lui port il fazzoletto al naso. Uno strano
odore riemp la stanza, lui si abbandon e vidi che stava rimettendosi.
Quello che mi colp fu che, tornando in s, pochi minuti pi tardi
non disse nulla, ma prese il giornale e seguit a leggere. Se quello
non bast a mettermi a tavolino, mi indusse a farlo il telegramma di
Douvain. Gli avevo mandato il mio indirizzo, spiegandogli il motivo
per cui mi trovavo l, e dopo un po' arriv il telegramma con cui mi
avvertiva che era impegnato per tutto l'inverno, ma di contare su di
lui, definitivamente, e di preparare il terreno per quando sarebbe
stato libero. Non mi preoccupai, non avevo il minimo timore che
cercasse di tirarsi indietro. Ma avrei dovuto aspettare tre o quattro
mesi. Tra lui e la ragazza che non riuscivo a rintracciare, tutt'a un
tratto pensai a quell'idea di mettermi a tavolino... Un'idea come
un'altra, solo per ammazzare il tempo. E cos, una mattina, sgombrai
una stanza sopra il garage, vi feci portare una macchina da scrivere
e mi misi al lavoro.
Ci passai su tutto l'inverno. Appena finito, glielo facevo vedere, un
pezzo alla volta. Lui lo divideva in capitoli, ci metteva dei fronzoli
qua e l per diluire la materia e tagliava intere pagine dove mi ero
ripetuto. Lo lasciai fare. Non pass molto che mi resi conto che finalmente,
sul letto di morte, stava facendo qualcosa di letterario,
qualcosa che andava d'accordo con quello che aveva studiato da giovane
e non aveva nulla a che fare con alberi a camme, differenziali,
cinghie di ventilatori e lubrificanti. Non era facile accontentarlo. Mi
raccont certe cose che non avevo mai saputo. Per esempio a proposito
di mia madre. Quella mattina in chiesa era stata l'unica volta
che l'avevo vista, ma mi raccont che lei veniva abbastanza spesso.
Altre cose lo amareggiavano profondamente, non per me, ma per lui
stesso, specie la leggerezza con cui aveva dilapidato il mio denaro,
dopo aver tanto insistito per conservarmelo. Cercai di fargli capire
che non gli serbavo rancore. A proposito dei miei soldati, mi convinse
che non era stata colpa mia. In quanto a Buck, ci perse su due
giorni, a parlarmi, a chiarirmi le idee, a mettermi in testa che la colpa
era solo in parte mia. Non cerc di liberarmi da qualsiasi responsabilit,
insistette soltanto su quell'in parte. Vi trovavate presi
in una ragnatela di circostanze mai superate per crudelt, perch
sono dell'avviso che la crisi scoppiata nel 1929 fu una delle pi tragiche
epoche che si fossero mai viste. Sfasci intere famiglie, spacc
il cuore al paese, spavent i giovani come mai nulla era riuscito al
mondo. Se, di conseguenza, progettavate una rapina a mano armata,
potevate ringraziare Dio se gli aggrediti non erano in numero maggiore
e per giunta armati. Se uno fosse rimasto ucciso, non sarebbe
stata colpa vostra, e se l'altro avesse parlato, quello chiamato Hosey,
non sarebbe riuscito a implicarvi e questo a vantaggio della giustizia
e del buon senso della polizia. Sono della strana gente. In un certo
senso, la gente pi stupida che ci sia, ma in materia di morale stranamente
profonda. Conoscono, come si dice, la differenza che corre
tra delinquente e delinquente. Una volta che vi hanno messo in libert,
ci si pu fidare di loro e non preoccuparsi pi.
Ma quando venne a conoscenza del mio progetto, delle pietanze
refrigerate, poco manc non avesse un altro accesso all'apparato respiratorio,
tanto la cosa lo rivoltava. Se c' una caratteristica degli
americani che desta soltanto il mio disprezzo,  il loro genio per la
standardizzazione, il loro rassegnarvisi, esserne fieri, come se ci fosse
del merito nel mettere insieme macchine su macchine. Sia gloria
al Signore,  a questo che sei arrivato, con la tua conquista del petrolio,
il tuo valore in Francia, tutto il resto che hai fatto, a mettere
Detroit su quattro ruote e rimorchiarla in Carolina, nel Tennessee,
nella Lousiana e altrove, dove finora uno pu vivere ancora decentemente.
Ford che si sposta nel Sud, ecco un bel progetto per te! Mi
indispone sotto tutti i riguardi e in ogni dettaglio.
Be', grazie.
Sarai comunque accolto a braccia aperte.
Non te l'avevo chiesto.
Sarai accolto a braccia aperte, come tanti altri tuoi pari.
Dovevamo essere entrati in maggiore confidenza, perch la cosa
non mi fece n caldo n freddo. Poi, alcuni giorni pi tardi, come
se non gli fosse mai uscito di mente, disse: Ho pensato al tuo progetto,
le cucine, la distribuzione, la pubblicit, Miss Dumb e Miss
Bright, e credo sia una cosa che pu funzionare, che sei sulla via
giusta. Come ho detto, l'intera faccenda mi ripugna, ma  la tua vita
che stai creando, non la mia. Come la tua amica, la tua divertente
amica, la signora Branch, cos eloquentemente ebbe a osservare,
sei un romantico.
Sono affari, questi.
 una penitenza.
Cos'... che hai detto?
 un atto di contrizione che senti di dover fare per tutte le donne
che hai sedotto, o credi di aver sedotto. Secondo me, non fu che
un evidente caso di fuga, con te nelle loro braccia, vittima dei loro
sotterfugi. Non condivido la tua opinione sulle donne: sono prensili
come gli uomini, materiali, voraci e spietate. Ho la sensazione che
sia stato tu a cadere nella loro rete. Ma dentro di te c' comunque
un certo senso di colpevolezza. Forse  colpa mia, l'averti lasciato
cantare da ragazzo, l'aver permesso che ti formassi un'immagine
particolare di te stesso, vestito di velluto blu, con cravatta ondeggiante
e colletto a punte, con le donne che ti proteggevano con
sguardi materni, quasi fossi troppo celestiale per insozzare col desiderio.
Qualunque sia stata l'origine di questa macchia, ne sei stato
toccato. E ora cerchi di trovare una difesa. Vuoi spezzare i ceppi
che ti legano alle donne, liberare il sesso dalla sofferenza che vi 
connessa, redimere l'uomo grazie a questo sacrificio per i torti che
hai fatto loro, almeno nella tua immaginazione, per sempre nell'eternit,
in saecula saeculorum, amen. Ma nello stesso tempo desideri
aprire loro una zona del tuo spirito, far vedere la perversit del
loro carattere, dire loro quello che pensi a vedertele davanti in ginocchio.
Cerchi con una mano di allevarle, emanciparle e innalzarle,
affibbiando con l'altra un sonoro sculaccione sulle loro natiche.
 una strana idea, ma ti appartiene, e attecchir. Non mi va a genio,
ma mi auguro che abbia successo. Ti appartiene e ti apporter
salute, felicit e ricchezza.
E fino a l aveva ragione. Mentre stavo correggendo queste ultime
pagine, c' stato un tracollo nei prezzi, con merci e titoli che
vanno a scatafascio e molta gente che sta mettendosi le mani nei
capelli. Me le sono messe anch'io. Ma non mi spavento per cos poco,
non mi amareggio l'esistenza, non mi dispero pi. Qualunque
cosa ne pensiate, io ci sono dentro ormai, e l'idea mi seduce, ci
che mio padre non era in grado di dire del suo lavoro, agli inizi.
Mi piace, so come farlo marciare e ho piena fiducia nella riuscita.
Se riesco a tirare un certo numero di donne americane fuori dalle
cucine e mandarle altrove, sia pure soltanto al cinema, mi riterr
soddisfatto, perch sono dell'idea che sia sempre meglio di rimanere
chiuse in casa. E ne valga o no la pena, il paese nel quale sto
lavorando sembra essere il mio, cosa che un tempo non era. Gli ho
dato un po' del mio lavoro e ho combattuto per lui. Una sola notte,
niente di pi, ma anche la pallottola fu una sola e quello che basta.
Non si tratta, a dirlo ora, di un pasticcio di cui sono innocente e per
cui devo pagare. Ci saranno ancora tempi duri, in quanto a ci non
mi illudo, se non quest'anno, l'anno che viene. Ma, purch non mi
metta in certi guai che oggi non sono in grado di prevedere, avr la
forza di affrontarli.
In tutto quel tempo, nonostante la facilit con cui parlava di donne,
a mio padre non accadde una sola volta di accennare a Helen,
alla ragazza di Charleston, n a nulla che potesse riguardarle, il che
era molto buffo, pensai, essendo loro la chiave di tutto il resto. Poi
un giorno osserv: Ho scovato la tua piccola Helen.
Ti avevo chiesto di farlo?
L'ho fatto di mia iniziativa.
Fare di tua iniziativa, dovresti saperlo ormai, non  sempre la
cosa pi opportuna. Ti ringrazio del tuo interessamento, ma  sopravvenuto
qualcosa di nuovo.
La signorina di Charleston?
Rintracciare lei sarebbe stato un servizio.
Punto ancora su Helen.
Sarei curioso di sapere il perch.
Il testo del tuo racconto. In tutto quello che hai scritto, lei domina
come una specie di divinit. Ce l'hai nel sangue. Solo uno
sciocco pu ignorare quando una donna  di s, lasciando che piccoli
e insignificanti dettagli si mettano di mezzo.
 finita. Cerca di pensare agli affari tuoi.
Non  possibile.
Continuai a scrivere, scribacchiare, riscrivere, e lui correggeva.
E poi un giorno sentii suonare il suo campanello. Scesi dal mio
studio, attraversai il cortile posteriore e lo trovai nella veranda. Mi
fece accomodare, guard evasivamente e si agit per alcuni minuti.
Poi:  l che ti aspetta. Farai meglio a vederla.
Chi?
La piccolina, Helen. Nel mio studio.
Ci siamo! Maledizione, perch l'hai fatto?
Andai su tutte le furie. Volevo sapere se un giorno avrebbe finito
di intromettersi nelle mie cose, in modo da lasciarmi vivere e non
rovinarmi l'esistenza. Te l'avevo detto, ripetutamente, che era ormai
cosa finita. Se non fosse stata finita, la faccenda di Charleston
l'avrebbe liquidata. Perch l'hai fatto?
Ho fatto quello che ritenevo essere il meglio.  stata fuori tutto
l'inverno, ma finalmente  tornata a casa e le ho parlato al telefono.
Ce l'aveva a morte con te. Ma quando le ho detto che era l'unica
donna nella tua vita, mi  parso facesse effetto. Poi, quando ne feci
un caso personale, spiegando che ero troppo debole per andarla
a trovare, consent a venire lei. E ne parlammo a lungo. Sheila e
Nancy sono fuori per una commissione che ho combinato loro, e tu,
a quanto lei sa, sei sempre nell'esercito, in qualche posto nel Sud.
Ma, prima di lasciarla, mezzo minuto fa, e di trascinarmi di qua
sulla seggiola, ho fatto con lei un bel discorso, chiarendo molte cose.
Credo che, quando verrai a sapere come ho congegnato l'intera
faccenda, non potrai avere che dell'ammirazione per tuo padre.
La mia ammirazione potrebbe benissimo manifestarsi con una
sfioratina sotto il mento, una di quelle sfioratine che non passano
certo sotto il nome di gentili carezze.
Jack, sto per morire e...
Devo attaccare Rock ofAges?
... e ti chiedo di vederla.
Si parla dei codardi che muoiono un migliaio di volte, del valoroso
che muore una volta sola, ma dovrebbero vedere uno di questi
ficcanaso d'irlandesi, che muoiono ogni quarto d'ora, a suon di musica,
ma disgraziatamente non rimangono mai morti.
Come ebbe a dire de Koven a Gilbert,  una cosa questa a cui
il tempo porter rimedio.
Scusami.
C' un fondo di verit in tutto ci, ma di motivi ce ne sono tanti.
Cos' che ti ha rovinato la vita, come tu dici? Io? Tu stesso? Le circostanze?
Tutti e tre, fino a un certo punto. Ma soprattutto il tempo
nel quale hai vissuto... un calendario. Ora, grazie a Dio, i fogli sono
finiti, con me fuori, con te dentro, e dentro anche lei, se lo vuoi.
Come hai osservato tu, ha commesso un reato che aveva appena dodici
anni. Ora ne ha venticinque, una splendida venticinquenne.
Ti ho detto che ce n' un'altra.
Potrebbe averci a che fare qualcosa anche lei.
Lei?... Che stai dicendo?
Non giurerei, non ho osato chiedere qualcosa che avrebbe
chiarito tutto. Ma potrebbe darsi - e questa  una semplice congettura
- che ti abbia trovato anche quell'altra. Ah, la cosa cambierebbe
aspetto, vero?

 Capitolo 30.

Bussai, non ottenni risposta ed entrai. Il cuore mi batteva a precipizio
quando scorsi, come aveva detto, la ragazza di Charleston, vestita di
nero, con una pelliccia di lontra e un grande cappello ondeggiante
che dava alla sua chioma un aspetto come se fosse illuminata dal sole.
Volsi lo sguardo in cerca di Helen, ma non c'era nessun altro nella
stanza. Quando notai il luccichio delle lacrime, capii che era ancora
arrabbiata dalla sera che mi aveva piantato sulla spiaggia. Cos ricominciai
da dove eravamo rimasti. Chiusi la porta, mi andai a mettere
di fronte a lei, nelle scarpe da casa, pantaloni di flanella e la camicetta
che portavo quando stavo al lavoro. Dissi: Ti avevo chiesto se
non credevi che fosse ora di presentarci. Ritenevo fosse un'ottima
idea, e lo ritengo tuttora. Mi chiamo Jack Dillon. Tu chi diavolo sei?.
Non lo sai?
No, ma vorrei saperlo.
Dunque non sono stata che una delle solite conquiste.
Non ti ho conquistato. Sei venuta al mio tavolo a chiedermi se
non credevo che dovessimo parlare insieme e, siccome ti stavo fissando
da una buona mezz'ora, acconsentii e ti invitai a sedere. Poi
quando uscimmo in macchina, non so cosa combinasti, ma scoprii
di essere innamorato.
Io lo ero da un pezzo.
Anch'io.
Scoppi a piangere e io le porsi un fazzoletto. Lei se lo schiacci
contro gli occhi. Jack, sono Helen Legg.
Dovetti sedermi subito, e rimasi a fissarla. Della ragazza che
avevo conosciuto, quando aveva dodici anni e io ne avevo ventidue,
non c'era nessuna traccia. Ma poi ricordai il grazioso incedere, a
Savannah, che era stata la prima cosa ad attirare la mia attenzione,
e quello che mi aveva detto pap. Dopo una lunga pausa dissi:
Ero gi innamorato di te, e mi sono innamorato una seconda volta;
tutto ci  inaudito, una cosa da non lasciarsi scappare, comunque
sia successo.
Non direi. Mi fa stare male. Ce la facevo appena a respirare
quando ti vidi a Savannah e credetti che tu mi stessi aspettando,
cos mandai via Drusilla e venni al tuo tavolo. Mi parve divertente
chiamarti maggiore, e risi quando mi chiamasti tenente e ci
demmo del lei. Non parlai di quello che era accaduto; sarebbe stato
meglio ricominciare tutto da capo, in un certo senso. Poi, quando
capii che non mi avevi riconosciuta, che non ero per te che una
delle solite avventure...
Come hai fatto a capirlo?
Avevi detto...
Avevo detto di mettere le cose in chiaro. E ora...
Torno a casa.
No, non  possibile.
Si era alzata in piedi, la fermai a mezza strada dalla porta. Non
stiamo parlando sul serio, stiamo parlando a vuoto,  ora di finirla.
Ti ho trovato e sei mia. E finalmente tutti e due abbiamo capito
quanto sei stata sciocca. E...
Non ci volle altro, lei si abbandon tra le mie braccia, ridendo, e
le sue lacrime e le mie si mischiarono, e finalmente era terminato,
il mio lungo viaggio di ritorno.
I Legg, quando la riaccompagnai a casa, quella sera, furono molto
concilianti e non trovarono nulla da obiettare al nostro matrimonio.
Ci vedevamo a tutte le ore del giorno, mentre la signora Legg cominciava
a fare i preparativi in grande per le nozze, nella loro nuova
abitazione o in quella che per me era la loro nuova abitazione, nel
Viale dell'Universit, vicino a Charles. Poi arriv Margaret a dare
gli ultimi ritocchi, specie per quanto riguardava il lato artistico, come
l'orchestra. Poi, una sera, nello studio di mio padre, cominciai a
pensarci su e dissi: Senti, Helen, perch tutta questa coreografia?
Non sarebbe meglio sposarci alla chetichella?.
Il fatto  che ci tengono a un matrimonio come quello che ha
avuto Margaret, e...
Be', chi  che si sposa?
Tu che vorresti fare?
Secondo me, visto che  l'una, saliamo in macchina, ci dirigiamo
a sud, verso il mio lavoro, il lavoro che mi sono creato. E ci
sposiamo strada facendo, nel posto dove ci troveremo all'ora di colazione,
e...
Ma con gli abiti come facciamo?
I negozi ne sono pieni.
E tuo padre?
Se la caver, al punto in cui , anche senza bisogno di noi. E,
secondo me, la cosa gli piacer quando gli telefoneremo in giornata
- a cose fatte, ad avere la notizia esclusivamente per lui - pi di
qualsiasi messa in scena alla quale non potrebbe assistere.
Be', la cosa comincia a piacermi.
Finalmente. Sono contento di aver pensato a qualcosa che...
Ma lei mi spinse sul divano, come faceva quando era ragazzina,
e prese a picchiarmi, ridendo, e finalmente riconobbi la peste di cui
mi ero innamorato, quando lei era bambina e io pure. Ne ebbi abbastanza,
e non perdemmo tempo. Uscimmo fuori senza nemmeno
lo spazzolino da denti e, saliti in macchina, partimmo per iniziare
finalmente la nostra vita.
...
.
...
FINE.